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Berberova Nina - Il capo delle tempeste | Nell'atmosfera malinconica che permea la comunità russa a Parigi negli anni che seguono la Rivoluzione d'ottobre, Sonja, Dasa e Zaj sono tre sorelle in esilio, figlie di uno stesso padre, russo, ma di madri diverse. Sono giovani, desiderose di dare un senso alla propria vita. Dasa, la più solare e concreta, mira a trovare un equilibrio per sé e per gli altri, anche a scapito della propria felicità. Sonja, la più colta e intellettuale, è uno spirito inquieto e va incontro alla sorte tragica di chi punta all'assoluto. Zaj, la minore, giunta per ultima a Parigi, non ha ancora trovato la sua strada e si affida all'istinto: tenta con il teatro, si innamora di un giovane studente, si impiega da un libraio, dove scopre la letteratura e il profumo dei libri freschi di stampa. Tutt'intorno il mondo dell'emigrazione russa a Parigi: gente che si barcamena per stare a galla, che si è più o meno integrata nella grande capitale, che si frequenta e conserva alcune usanze, mentre a poco a poco ne dimentica altre. Sullo sfondo, la Russia, una presenza fisica che incombe, travolgendo la storia personale di ognuno.
| La recensione de L'Indice |
 Nella più cechoviana delle sue opere, Nina Berberova offre uno spaccato sul destino degli esuli russi attraverso la narrazione delle vicende di tre sorelle: Sonja, Daa e Zaj. Nella loro storia è racchiusa tutta la tragedia del Novecento russo: il conflitto mondiale, la guerra civile, la fame, il freddo, lo smembramento delle famiglie. E ancora, la voglia di sopravvivere che deve fare i conti con il senso di colpa dei superstiti, l'ossessione dei ricordi, la consapevolezza della perdita subita. È un intero mondo che è andato perduto con i suoi affetti, i paesaggi e un modo di vivere cui si aggiunge, per gli emigrati, l'allontanamento dalla lingua che li lega al passato, necessariamente relegata a un ambito familiare. Le tre sorelle accomunate dal padre hanno avuto madri e vicende diverse, ma portano tutte dentro di sé un fardello esistenziale che determinerà la loro sorte. Intorno a un focolare faticosamente ricostituito a Parigi conducono le loro vite, ma l'intima convinzione dell'ineluttabilità del fato le porta a rinunciare alle proprie ambizioni e aspirazioni, in preda alla rassegnazione. Anche nella nuova realtà occidentale, che sembra offrire la possibilità di essere libere e felici, non è facile estirpare la paura. È una paura che è entrata a far parte di loro, quando in Russia si poteva essere solo insetti "tremanti facili da schiacciare" o chiodi che i colpi di martello riescono solo a rinforzare. Il capo delle tempeste è una delle opere di cui Nina Berberova non ha voluto pubblicare la traduzione prima della propria morte, probabilmente a causa dei numerosi riferimenti autobiografici. Il titolo è stato ispirato dal capo di Buona Speranza che, prima di essere doppiato da Vasco de Gama nel 1497, era stato chiamato da Bartolomeu Dias, che lo aveva scoperto, "capo delle tempeste". L'apparente paradosso, l'ambiguità delle due diverse denominazioni per uno stesso luogo, entrambe altamente simboliche, sembra voler riassumere e rispecchiare la percezione che le tre sorelle hanno della vita. Giulia Gigante |
ILARIA (19-09-2009) Una scrittura lieve e poetica che scorre come le note di una melodia.
L'autrice ha il potere d'incantare ,i personaggi che si intagliano sono di una bellezza e raffinatezza rara.
Senz'altro un bel libro che si annuncia in punta di piedi ma che si apprezza per l'eleganza della narrazione.Consigliato Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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