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A Bastides Blanches, un minuscolo paese di collina dell'Alta Provenza, vive Janet: è l'uomo più anziano della comunità, il rabdomante e il detentore dell'antica "saggezza", ma un brutto giorno si ammala e comincia a vaneggiare. Contemporaneamente ha inizio una serie di disgrazie, annunciata dall'avvistamento di un grosso gatto nero: la fontana del paese non butta più acqua, una bambina si ammala di un male sconosciuto, un incendio distrugge i campi coltivati e minaccia i casolari. Interpellato su tali episodi, Janet non solo non sa suggerire alcun rimedio, ma si dichiara addirittura contento per quanto sta accadendo. Ritenendolo responsabile di tutto ciò, i compaesani pensano già di ucciderlo...
Media Voto: 3.5 / 5M. T. (16-01-2009) Sicuramente nel romanzo vi saranno significati nascosti che non sono riuscita a svelare ma a me il romanzo è parso surreale e volgare, pervaso di una cattiveria angosciante. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Fabio Brotto brottof@libero.it (01-04-2002) Quattro casolari isolati (i Masi Bianchi) e una piccola comunità di agricoltori, su cui incombe la collina: lo scenario del romanzo di Jean Giono Collina (1929, pubblicato in Italia nel 1998 da Guanda) è piccolo e insieme grandioso, non solo per lo straordinario linguaggio, di strepitosa ricchezza, che è proprio dell'autore provenzale, ma per il potente senso di rivelazione sacrificale che si impone al lettore non ottuso.
C'è un vecchio ottantenne che giace in fin di vita (Janet) per molti giorni nel suo letto, in una sorta di delirio lucido e malvagio, da cui traspare un fortissimo risentimento nei confronti del piccolo gruppo umano che lo circonda. Una volta ancora: l'odio non nasce dalla non-conoscenza reciproca, benedette creature! E' qui il risentimento del malato verso i sani.
"Che cosa ti abbiamo fatto?"
"Ve ne state sempre lì davanti ai miei occhi, con le gambe che si muovono, con le braccia come rami, con le pance piene; non vi è nemmeno passato per la testa di darmi un po' della vostra vita. Un briciolo, non ne chiedevo molta, giusto per caricare la pipa e andarmi a sedere sotto l'albero" (p.71).
Lui, il padre della comunità, appare, anche agli occhi degli altri, come dotato di un'arcana sapienza. "Lui sa, davvero, e tutto ciò che era oscuro si chiarisce; le cose che non si capivano si spiegano. Ma quello che in tal modo viene in luce è terribile" (p.76). Tutto si può riassumere in questo: la collina è viva ed è maligna.
Si susseguono incidenti sempre più gravi, che alla fine vengono interpretati come derivanti dal desiderio del vecchio morente di trascinare tutti con sé nella morte. La fontana non dà più acqua, la bambina si ammala, appare un misterioso gatto apportatore di sventura, una ragazza disonora il padre concedendosi all'idiota del villaggio. Dopo l'incendio, che ha minacciato di disintegrare e cancellare la comunità, la crisi sacrificale tocca il suo punto finale: tutti decidono di uccidere il responsabile della rivolta della collina, emblema del caos che minaccia la sopravvivenza del g Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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