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Poesia e teatro   Letteratura teatrale 

Müller Heiner - Teatro. Vol. 2: Hamlet Maschine-Vita di Gundling-Germania....

Teatro. Vol. 2: Hamlet Maschine-Vita di Gundling-Germania. Morte a Berlino-Riva abbandonata-Paesaggio con argonauti-La strada dei Panzer. TitoloTeatro. Vol. 2: Hamlet Maschine-Vita di Gundling-Germania. Morte a Berlino-Riva abbandonata-Paesaggio con argonauti-La strada dei Panzer.
AutoreMüller Heiner
Prezzo € 16,01
Prezzi in altre valute
Dati1991, 148 p.
TraduttoreVertone S.; Niccolini E.
EditoreUbulibri  (collana I testi)

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La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice
MLLER, HEINER, Teatro I. Filottete, L'Orazio, Mauser, La missione, Quartetto

MLLER, HEINER, Germania morte a Berlino e altri testi
recensione di Collini, P., L'Indice 1991, n. 6

Dai nibelunghi ai romantici, da Wagner agli espressionisti, la nottola di Minerva germanica ci offre il modello - pochissimo variato - di un immane crepuscolo degli dei che leva le fiamme del suo rogo finale nel luogo dove avrebbe dovuto sorgere la novella età dell'oro della quarta egloga virgiliana (beffardamente citata per esteso nella sesta scena di "Germania morte a Berlino"). L'escatologico tempo di attesa del Nuovo Inizio si converte così in celebrazione della fine dei tempi, apocalittico sabba finale senza appello. La parabola dell'opera - straordinaria - di Heiner Muller, che per oltre trent'anni ha costituito un puntuale contrappunto alla storia della Ddr e all'utopia di cui essa era espressione, rientra in questo modello e spiega come poche altre le ragioni del 'cupio dissolvi' comunista dell'89.
Significativi, in questo senso, nelle interviste di Muller ("Gesammelte Irrtümer I e II", in preparazione presso il medesimo editore), i frequenti rinvii allo sterminato frammento brechtiano del "Fatzer", la storia di quattro soldati tedeschi che durante la prima guerra mondiale decidono di disertare per nascondersi e aspettare la rivoluzione - che però non arriva. I quattro si fanno allora fuori a vicenda e l'attesa della rigenerazione si tramuta in massacro; la latente energia rivoluzionaria finisce così per dispiegarsi esclusivamente come furia autodistruttiva. E la lotta fratricida all'ultimo sangue, la guerra di sterminio operata fra le proprie file, il masochismo dei rivoluzionari che rivolgono contro se stessi quella carica offensiva che avrebbero dovuto invece dirigere contro il comune nemico, è il grande tema dei drammi di Müller, evocanti tutti una lunga storia di conflitti interni al movimento operaio culminata nell'autoscioglimento dei regimi dell'est. Così, ne "L'Orazio" (1968), il più didattico fra i 'Lehrstucke' mülleriani, scritto all'indomani dell'occupazione di Praga da parte delle armate dei paesi fratelli, gli Orazi e i Curiazi si massacrano a vicenda mentre sugli uni e gli altri incombe in armi il potentissimo "comune nemico" etrusco.
"Mauser", che chiude nel 1970 la trilogia didattica iniziata nel 1965 con "Filottete", sviluppa la lezione della "Linea di condotta" brechtiana - riletta alla luce dell'esperienza staliniana e, certo, con la buchneriana "Morte di Danton* a portata di mano - fino alle sue conseguenze più paradossali: il boia B, reo di non aver ucciso "tutti i nemici della rivoluzione", viene giustiziato dal suo successore A, e questi, a sua volta, dal coro-partito, in quanto - per motivi opposti rispetto a B - anch'egli "nemico della rivoluzione". Se però, in una nota posta di seguito al dramma, Muller poteva allora ancora affermare che "la prima forma della speranza è il timore, la prima manifestazione del nuovo, il terrore" - sottolineando così il 'telos' messianico che presiedeva al suo teatro -, alla fine del decennio dopo l'ennesima disillusione seguita all'avvento di Honecker e in una situazione di irreversibile glaciazione storica, i suoi drammi (cfr. "La missione", dal significativo sottotitolo "Ricordo di una rivoluzione") risultano ormai privi di un qualsiasi orizzonte utopico e il rivoluzionario Debuisson, che tradisce la "missione" dopo che i suoi mandanti sono passati alla controrivoluzione, appare come un eroe postumo che può guardare solo alle macerie che gli si levano intorno, mentre una voce dietro la scena ripete ossessivamente che "la rivoluzione è la maschera della morte la morte è la maschera della rivoluzione". Il terrore, che nei drammi precedenti era visto come una fase di passaggio verso il nuovo, si è reso completamente autonomo dal progetto rivoluzionario, e funziona unicamente come catatonica macchina di morte che procede ad un finale auto da fé.
Parallelamente, se alla fine di quella spettrale rivisitazione della storia tedesca che è "Germania morte a Berlino" (terminata nel 1971), il vecchio comunista poteva, in punto di morte, osservare che fra i bambini che giocano "nessuno vuol fare il capitalista", solo pochi anni più tardi, in "Die Hamletmaschine" (1977), la "macchina Amleto" mette cerimoniosamente in scena il suo seppuku in mezzo a frigoriferi e televisori (per i quali i bambini divenuti adolescenti vanno ormai pazzi), mentre la macchina Ofelia, nell'ultima scena dal farsesco titolo "Nell'attesa selvaggia / Dentro l'orribile armatura / Millenni", scandisce il suo bravo refrain da Olimpia hoffmanniano-maldororiana: "Viva l'odio, il disprezzo, la rivolta, la morte''. Da questo momento, il dramma mülleriano, con la sua impietrita ritualità da allucinato ed intimidatorio auto sacramental barocco, più che con le categorie del teatro dialettico andrà interpretato con quelle del teatro della crudeltà (con macchine al posto dei corpi, s'intende) e come una vera e propria messa in scena del terrore ai sensi delle "Indagini sulsublime e sul bello" di Burke, in cui, appunto, si individua nel terrore, e nell'effetto collaterale di "blocco" che esso produce, la fonte prima del - ahimè - sublime. Che, ovviamente, dati i molti anacronismi e paradossi, non sarà esente da inevitabili effetti comici. Già nel prologo del "Filottete" era un teschio con la maschera di clown a presentare la vicenda dell'eroe claudicante e maledicente scaricato dai suoi compagni nell'isola dei corvi, mentre nelle scene culminanti di "Germania morte a Berlino" e "Vita di Gundling", dedicati al "terrore che viene dalla Germania", i protagonisti migrano con nonchalance da equivoci campi di battaglia al circo, e la tenzone fra le diverse 'Weltanschauungen' avviene ora nel corpo a corpo in senso orario ora sotto il gran tendone.
Alla Ubulibri va il merito di aver raccolto in due volumi una vasta e significativa scelta dei drammi mulleriani. Resta il fatto che il Müller qui proposto è il secondo e terzo Müller, lo scrittore d'avanguardia in cui ad occidente si vuole vedere un erede di Beckett. Forse si sarebbe potuto accogliere anche solo uno dei drammi sul mondo della produzione degli anni cinquanta ("Der Lohndrucker" o "Traktor" in primis), la cui conoscenza è indispensabile per vedere in Müller, oltre al nibelungo, anche l'Icaro socialista.

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