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Kant Immanuel; Constant Benjamin - È lecito mentire? |
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Titolo | È lecito mentire? |
| Autore | Kant Immanuel; Constant Benjamin | Prezzo Sconto 15%
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€ 8,50
(Prezzo di copertina € 10,00 Risparmio € 1,50)
|  | | Dati | 2009, 72 p., brossura | | Traduttore | Bonsignorio R.; Mainoldi C. |
| Editore | Archinto
(collana Le mongolfiere) |
 Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni | | 
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| Nel 1796, Benjamin Constant, amico di Madame de Staël, entrato in politica e attento lettore di Kant, polemizza col carattere incondizionato del dovere posto dal filosofo di Königsberg. Il quale, venuto a conoscenza della critica mossagli dallo scrittore francese, gli risponde l'anno seguente con un opuscolo, "Su un preteso diritto di mentire per amore dell'umanità". Nacque in tal modo la celebre controversia, i cui testi sono raccolti in questo volume.
Michele Lucivero michele.lucivero@istruzione.it (03-11-2010) Il dialogo immaginario tra Kant e Constant ci restituisce uno dei più interessanti dibattiti etici della storia dell’umanità. La menzogna a fin di bene si presenta in tutta la sua drammaticità già nella Bibbia, poi l’affronta Agostino, per arrivare in qualche modo a toccare l’illuminismo moderno e proseguire oltre, fino al decalogo 8 di Kieslowski. Se Kant la rifiutata categoricamente, perché renderebbe impossibile la fondazione della società e afferma che “Dire la verità è un dovere assoluto”, per Constant è vero il contrario, cioè che dire sempre la verità minerebbe alla base qualsiasi consorzio umano e propone che il dovere alla verità è tale solo nei confronti di chi ne ha diritto. Con ciò, tuttavia, non risulta ancora sciolto il problema della possibilità dal soggetto di percepire effettivamente la verità e quello, riguardante sempre il soggetto nella ineludibile dimensione interpersonale, di potere e riuscire a dire la verità. I due illuministi sono ancora alle prese con una Veritas ed un Verbum e quindi in grado di fondare solo un’etica dei principi, una deontologia; occorre, invece, un’etica della responsabilità che, attraverso gli strumenti della filosofia analitica e della decostruzione postmoderna, consideri la narrazione come attestazione del soggetto, al di là del vero e del falso. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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