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Adorno Theodor W.; Celan Paul - Solo, con me stesso e le mie poesie. Lettere 1960-1968 |
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Titolo | Solo, con me stesso e le mie poesie. Lettere 1960-1968 |
| Autore | Adorno Theodor W.; Celan Paul | Prezzo Sconto 15%
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€ 12,75
(Prezzo di copertina € 15,00 Risparmio € 2,25)
|  | | Dati | 2011, 88 p., brossura | | Curatore | Seng J. | | Traduttore | Di Vanni R. |
| Editore | Archinto
(collana Lettere) |
 Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni | | 
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| Quindici lettere sono il ridotto ma prezioso corpus che compone la corrispondenza tra Paul Celan e Theodor W. Adorno in un arco di tempo di più di otto anni, tra il 1960 e il 1968, che coincide con il lento e disperato ripiegarsi del poeta nell'incapacità di vivere e di convivere, progressivamente ammessa e suggellata infine con il suicidio del 1970. Impossibilitato, per riprendere una formula dello stesso Adorno, a "parlare dell'orrore attraverso il silenzio", Celan si rivela, nel suo approccio con una figura da lui riverita come poche altre, in tutta la sua disarmata fragilità, esibita "confessionalmente" al cospetto di un interlocutore la cui ammirazione, forse imbarazzata, certo colpevolmente tardiva, resta comunque schermata da una condiscendenza e da un'incomprensione che replicano - a un livello di intensità che solo il lettore è in grado di mettere a fuoco con tutte le sue drammatiche implicazioni - il celebre episodio del mancato incontro tra i due uomini in Engadina, immortalato nel 1959 dalla celaniana "Conversazione nella montagna".
Media Voto: 5 / 5alida airaghi (07-03-2012) Il pregio di questo elegante e curato volume edito da Archinto non sta tanto nella presentazione dell'epistolario, abbastanza rapsodico e scarsamente esemplificativo del rapporto instauratosi tra Adorno e Celan. Si tratta infatti di poche lettere in cui il poeta rumeno si lamenta del disinteresse e della persecuzione che circonda il suo lavoro ("Vengo depredato..E poi coperto di sputi, calunniato.."), e sembra auspicare una maggiore attenzione critica da parte del filosofo tedesco, forse sperando in una solidarietà più esplicita dovuta alle comuni radici ebraiche. E Adorno, qua e là, tra le righe, si sbilancia: " Il suo testo incomparabilmente bello..il suo testo in prosa estremamente interessante ed enigmatico..", senza tuttavia decidersi mai a scrivere l'intervento promesso sulla poesia del suo interlocutore. Ma appunto il merito di questa proposta editoriale sembra soprattutto essere nel saggio introduttivo di Joachim Seng, molto appassionato ed esaustivo, che ripercorre la relazione tra i due personaggi, a partire dall'incontro mancato di Sils Maria nel 59 ( quasi temuto da Celan, che più volte si sottrasse a ripetute occasioni di conoscere importanti esponenti della cultura dell'epoca: non solo Adorno - poi effettivamene incontrato nel 60, alla Buchmesse di Francoforte- ma anche Beckett). Se il filosofo sembrava accordare alla trepidante attesa del poeta un'attenzione un po' superficiale ( nella sua biblioteca furono trovati solo due libri di Celan), quest'ultimo seguiva ogni pubblicazione di Adorno con un'ammirazione e un coinvolgimento totale, traendone ispirazione anche per i suoi versi. La famosa sentenza adorniana secondo cui dopo Auschwitz non si sarebbe dovuto più scrivere poesia aveva aperto in Celan abissi di inquietudine e di sensi di colpa, cui tuttavia egli seppe rispondere con la tragica disperazione della sua scrittura. Il volume si conclude con due interessanti note biografiche di Roberto Di Vanni. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Mario Ajazzi Mancini (11-11-2011) libro necessario. ben curato e tradotto. peccato che, per la corrispondenza di celan, si finisca per adottare titoli affatto discutibili come questo che a mio avviso sfiora quel patetismo che celan, immagino, avrebe scansato e deprecato. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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