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Kadaré Ismail - La città di pietra |
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Titolo | La città di pietra |
| Autore | Kadaré Ismail | Prezzo Sconto 15%
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€ 7,31
(Prezzo di copertina € 8,60 Risparmio € 1,29)
|  | | Dati | 2009, 219 p., brossura, 2 ed. | | Traduttore | Bruno F. |
| Editore | TEA
(collana Teadue) |
 Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni | | 
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| In una città così non è facile essere bambini. Una città antica e di pietra. Capace di provocare dolori, ferite e piaghe, perché al contatto può essere rude e fredda, come la pietra, come la guerra. Sullo sfondo, la tragedia del secondo conflitto mondiale, un mostro dal quale il piccolo albanese protagonista di questa storia sa difendersi come solo i bambini sanno fare. Per lui che ancora non conosce la follia dei grandi, tutto assume una parvenza di gioco e di scoperta: l'oscuramento, le fughe nei rifugi antiaerei, le divise dei soldati e la casa misteriosa che ospita tante belle signore straniere. Un folto gruppo di personaggi stravaganti e indimenticabili lo accompagna nel suo cammino per la città di pietra: il nonno che parla turco e che lo fa fumare, gli zingari dai magici violini, l'irraggiungibile Margherita e la non castissima Susanna, la donna barbuta e le ultracentenarie che, stagione dopo stagione, lo guardano diventare uomo.
| La recensione de L'Indice |

scheda di Martelli, E., L'Indice 1996, n. 7
"Con questo canto intendo/ essere come lo scolaro/ che nell'ufficio postale/ una vecchia timidamente prega/ di scrivere più chiaro sulla busta/ l'indirizzo del figlio soldato": così scriveva Kadaré in "Note per una nuova generazione". Ismail Kadaré nasce nel 1936 a Gyrokastër, nel sud dell'Albania, "certamente il solo luogo al mondo in cui, scivolando sul bordo di una via, si rischiava di ritrovarsi su una gronda". Sotto la corazza di questo carapace urbano si riproduce miracolosamente, in tempo di guerra, la carne tenera della vita: Dino Tsitso costruisce un aereo in salotto, Javier e Isà tramano rivoluzioni su un mappamondo di cartapesta, Kekezi viviseziona i gatti del vicinato, la figlia barbuta di Cecio Kail scappa con gli italiani, Lame Spiri piange la partenza delle prostitute e Giorgio/
Jorgo/Jürgen Pulo continua a cambiarsi di nome secondo l'avvicendarsi degli invasori (italiani, greci, tedeschi). Il narratore bambino racconta l'Albania come la vede attraverso un monocolo trovato in un vecchio baule: preda di scorribande di topi guidati da Gengis Khan, sorvegliata da un riflettore-Polifemo, prigioniera di un rifugio antiaereo infernale in cui Orfeo ed Euridice si rincorrono disperatamente per proteggere dall'aborto un amore nato sotto i bombardamenti. La cronaca prende forma in un susseguirsi di frammenti di giornali, leggende, stregonerie e presagi di vecchione millenarie e trae la sua energia dai mozziconi di frasi che il bambino ascolta, legge e combina in relazioni insospettabili: "Se sentivo qualcuno dire: 'Ho la testa che bolle', la mia mente, mio malgrado, immaginava una testa che bolliva come una pignatta di fagioli". La stupefacente atmosfera kafkiana rende avvincente il prezioso servizio storico-documentaristico che questo autore, molto noto in Francia, sa offrire al pubblico italiano.
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ele (02-11-2009) mi sono sentita attratta dal titolo e dalla copertina, non conoscevo l'autore. E' un bel libro, scritto bene e molto delicato nella descrizione dei sentimenti, delle emozioni e dei luoghi. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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