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Kafka Franz - Il castello | Un Castello inavvicinabile; uno straniero che sembra volersi inventare un mestiere; una macchina burocratica paralizzante e incomprensibile; un villaggio dai contorni poco chiari, con personaggi ambigui. La trama del Castello potrebbe essere rappresentata da una chiaroscura linea orizzontale piena di nodi: tra l'arrivo di K. l'agrimensore e i suoi tentativi di inserimento nel tessuto del villaggio si succedono soste, esitazioni, errori, incontri, rivelazioni, impedimenti, e nessun risultato certo. Si avverte man mano una doppia presenza di sonno e veglia, di apparenza e realtà, che costringe a interpretazioni sempre più ardite e a nuove riletture. Il viaggio di K. è un arrivo o un esilio? Il Castello rappresenta il potere o allude a una legge suprema, a un'organizzazione dei cosmo? L'ultimo romanzo di Franz Kafka, scritto nel 1922 e lasciato incompiuto, continua a riverberare i suoi significati nascosti e al tempo stesso prefigura le ultime frontiere della scrittura contemporanea.
Media Voto: 5 / 5daria (16-10-2008) ...un capolavoro, tra i libri più belli mai letti.
La metafora della mia vita, forse della vita di tutti noi. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
francesco franzdebba@libero.it (12-10-2008) Una trama narrativa complessa e piena di intrecci.C'e'una oscillazione ossessiva nello spostare il baricentro dell'azione dei protagonisti ,racchiusi in un angosciante microcosmo di neghittosita' ,dall'albergo dei signori(solaio-tribunale del Processo?)alla locanda del ponte.C'e' una paradossale attesa ,metabolizzata a livello di passiva rassegnazione da parte degli abitanti del villaggio e condivisa dall'agrimensore insciente ,a livello di stupore,rabbia,inquietudine e poi abbandono soporifero,nella vana aspettativa di ottenere udienza dal fantomatico Klamm.Costui ,immedesimato nel castello(connubio osmotico) da cui partono ordini e si gestisce l'attivita' amministrativa del confine,condiziona la vita dei singoli personaggi del villaggio ,incute timore ,ama non essere disturbato ,nessuno osa interferire nelle sue questioni,obiettare alcunche',sfrutta una giovane locandiera come il castello entita' quasi demoniaca inaccessibile ai piu' impartisce direttive condizionanti e svuota la volonta' dei governati.C'e'una dicotomia insanabile tra castello dominante,leviatanico corpo che impone, e abitanti, che non hanno altra via di uscita(tematica molto cara a Kafka)che obbedire.La sorte dei dissenzienti, la coraggiosa Amalia che rifiuta le avances moleste di un gerarca disumanizzato del castello, e' la gogna pubblica,lo screditamento complessivo, la rovina dei propri affari, il boicottaggio sistematico. Tutto si consuma nell'omerta' assoluta ,a nulla valgono dopo l'emissione della fatwa occulta e clandestina a danno dei refrattari ,le estentuanti peripezie per ricucire lo strappo:ci si e' ribellati ad un organo-anello della catena del gelido ingranaggio?Si paghera'.Questo e' il castello,un concentrato di burocrazia oppressiva contaminata da elementi di dispotismo.Qui l'uomo e' ridotto a nulla, se non comprende questo,e'condannato all'estromissione sociale.Gli allineati al sistema ne traggono linfa e agiscono contro gli indesiderati,come k.,respinto da tutti,tranne che dagli assi della botte,ove dorme e chiude. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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