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Gorz André - Il lavoro debole. Oltre la società salariale |
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Titolo | Il lavoro debole. Oltre la società salariale |
| Autore | Gorz André | Prezzo Sconto 15%
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€ 3,51
(Prezzo di copertina € 4,13 Risparmio € 0,62)
|  | | Dati | 1994, 75 p. |
| Editore | Edizioni Lavoro
(collana I grandi piccoli) |
 Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni | | 
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| Tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta, furono i sociologi francesi a proporre l'ipotesi di una drastica riduzione dell'orario di lavoro, poi travolta dall'efficientismo ipertaylorista proprio dell'organizzazione giapponese. Solo ora si è percepita la priorità di un modello sociale basato sull'alta tecnologia e sulla liberazione spinta del lavoro: la Jobless Growth (lo sviluppo senza lavoro) degli americani. La tesi sostenuta da Gorz in questo libro è che ormai il problema reale non è quello della produzione, ma quello dell'equa ripartizione sia della ricchezza sia del lavoro necessario a produrla.
| La recensione de L'Indice |

scheda di Longhi, M., L'Indice 1995, n. 4
Nonostante non vi sia alcuna indicazione sull'opera originale, è invece chiarissimo l'intento perseguito con la pubblicazione di questo volumetto, che è quello di presentare e richiamare velocemente le idee fondamentali e le proposte avanzate da André Gorz, già abbastanza noto al pubblico italiano. Nel primo capitolo, "Il declino del valore del lavoro e la crescita dei valori post-economici", l'autore indaga i mutamenti sempre più veloci che hanno attraversato il mondo del lavoro. Accanto a una diminuzione quantitativamente consistente del lavoro produttivo si è verificato un mutamento nella natura del lavoro, con la conseguenza che gli individui devono ora autodefinirsi mediante attività non retribuite ed estranee alla sfera economico-produttiva. In questo contesto è nata la proposta - che non è solo di Gorz - di una riduzione generalizzata dell'orario di lavoro, tesa da un lato a favorire l'allargamento della base occupazionale, e dall'altro a redistribuire la ricchezza; il tutto, tra l'altro, "liberando" il tempo dei cittadini-lavoratori, che potrebbero in questo modo occuparsi anche "di quelle cose che non possono essere comprate, o che assumono il loro vero valore e senso solo quando non sono fatte principalmente per denaro". Sarebbe questa, in sintesi, "la fine della società salariale" analizzata nel secondo capitolo. Il criterio di fondo in questa situazione è quello di un reddito continuo per un lavoro discontinuo, ossia la rottura di quello che tradizionalmente associa tempo pieno a reddito pieno. Si tratta di un punto delicato, sul quale sorge spontaneo il confronto critico con un'altra proposta tipica delle sinistre, quella del reddito di cittadinanza garantito. Gorz vi si inoltra senza indugi nel corso dell'ultimo capitolo (il più interessante del libro), e dopo aver bilanciato vantaggi e svantaggi della proposta, conclude che in realtà essa "elude il problema politico che la società di mercato non sa risolvere: quello del diritto al lavoro".
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