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Atwood Margaret - Il racconto dell'ancella | In un mondo devastato dalle radiazioni atomiche, gli Stati Uniti sono divenuti uno stato totalitario, basato sul controllo del corpo femminile. Le poche donne in grado di avere figli, le "ancelle", sono costrette alla procreazione coatta, mentre le altre sono ridotte in schiavitù. Della donna che non ha più nome e ora si chiama Difred, cioè "di Fred", il suo padrone, sappiamo che vive nella Repubblica di Gilead, e che può allontanarsi dalla casa del padrone solo una volta al mese, per andare al mercato. Le merci non sono contrassegnate dai nomi, ma solo da figure, perché alle donne non è più permesso leggere. Apparentemente rassegnata al suo destino, Difred prega di restare incinta, unica speranza di salvezza; ma non ha del tutto perso i ricordi di "prima"...
6 recensioni presenti. Media Voto: 4.66 / 5chiara (20-11-2011) sono "riemersa" volentieri da questa storia spaventosa e brutale che mi ha colpito e amareggiato. tuttavia il mio giudizio è positivo. la scrittura della atwood, potente e magnetica come sempre, fa scorrere come acqua fresca anche una trama così complessa e difficile: merita di essere letta. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Ceia ceiaceia@alice.it (01-04-2007) Scrittura perfetta, si fa leggere come bere acqua fresca, sia per la capacità di placare un bisogno, la sete di lettura, che per la semplicità con cui si fa inghiottire. Semplicità che però è solo apparente, e infatti dietro la sua voce perfetta si nascondono sapori e retrogusti che sono mondi da scoprire. Non è il primo romanzo che leggo di questa grandissima scrittrice, e non è la prima volta che mi ritrovo a divorare le sue parole come se non potessi farne a meno. La storia è ambientata nel futuro, in un’America che non è più quella che conosciamo, bensì uno stato totalitario invaso da fanatici religiosi che pare quasi l’unico sviluppo possibile per la “nostra” società occidentale, troppo libera, troppo allo sbando, troppo tecnologicamente avanzata. Con quale semplicità, si riuscirebbe a toglierci la libertà… ed è impossibile non pensarci almeno un po’, e angosciarsi per questo, e indignarsi, e ripetersi che no, questo non potrà mai accadere, a noi, e che in ogni caso non ci faremo piegare, non ci abitueremo mai. Mai. Più o meno con gli stessi sentimenti inizia il racconto dell’ancella, Diglen, che ha perso il nome di battesimo per prendere questa buffa (e ignobile) sigla che altro non significa che “di proprietà di Glen”; è appena arrivata nella casa di un Comandante e di sua Moglie ed è lì per essere ingravidata, dato che è una delle poche donne fertili che sono rimaste, dopo un’imprecisata catastrofe nucleare. È un’incubatrice vivente, un guscio vuoto, in attesa di essere riempito. La situazione limite che sta vivendo, per Diglen, a poco a poco diventa normale, perché ci si abitua a tutto, prima o poi, è una caratteristica degli esseri umani. Lei si abitua. Ma lo fa senza riuscire mai a dimenticare coloro cui ha voluto bene, sono loro a tenerla in vita? Io credo di sì, insieme allo spirito di conservazione che ci troviamo dentro da sempre, e soprattutto insieme al bisogno di amare ancora, perché un’altra caratteristica degli esseri umani è il saper amare, e il non poterne fare a meno. Capolavoro. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
geo (29-01-2007) Stupendo: angosciante e claustrofobico. La Atwood si conferma grandissima autrice. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Greta gretel68@virgilio.it (12-12-2006) Siamo in un mondo devastato dalle radiazioni atomiche e gli Stati Uniti diventano uno stato totalitario, nella neonata repubblica di Galaad, Difred (donna che appartiene a Fred) ha il solo dovere di garantire la discendenza al Comandante, diventando cos’ un’Ancella, una delle poche donne ancora in grado di procreare dopo la catastrofe.
Il libro è stato scritto a metà degli anni ottanta e l’ancella parla di un futuro che potrebbe essere nei giorni nostri (purtroppo).
E’ ’ una condanna a volte sarcastica sui regimi, è una denuncia forte e molto acuta, è un’appassionante costruzione su quello che potrebbe essere. Alla fine ci si abitua a tutto, anche a una vita orrenda come quella dell’ancella: essere vestite completamente di rosso, avere delle alette bianche a i lati del viso per non guardarsi in giro e non guardare nessuno, essere donna che vive in una casta e che una volta al mese, quando è il periodo fecondo, entra nella camera del Comandante e della Moglie e cerca di farsi ingravidare. Si abitua ad avere diritto solo a tre tentativi con tre Comandanti diversi e se non riesce a concepire, viene mandata nelle Colonie con una morte certa.
Si allena a cercare di cancellare i ricordi di un passato che è quello che abbiamo vissuto negli anni ottanta, cancellando anche le abitudini come il leggere e lo scrivere e soprattutto sopprimere i sentimenti e l’amore. Si addestra a fare a meno di cose che per noi donne attuali sono scontate; come una crema o una matita per gli occhi. Si ammaestra a fare a meno della libertà.
Ma la mente umana è strana ed è più di ogni altra cosa indipendente e libera, perciò Difred nonostante lo sforzo di comportarsi nella norma, cioè vivere in base alle spregevoli regole di uno Stato che è solo apparenza ed è falsamente intransigente, non può fare a meno di ricordare e alla fine di raccontare.
E’ un libro molto forte e in certi passaggi molto cupo, mette addosso una malinconia amara specialmente per una donna (ma non solo). Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Barbara b_dakkar@hotmail.com (03-02-2005) Veramente un bel libro! Angosciante, claustrofobico, anti-utopico.. quasi una versione femminile di 1984, di cui peraltro riprende molti dei temi. Da consigliare, soprattutto a chi "vuole sapere"... Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Michela midepaoli67@yahoo.it (19-11-2004) L'ho letto nel 1988, quando è uscito da Mondadori, e l'ho poi citato anche nella mia tesi di laurea sulla letteratura utopica. E' allucinante, crudo, ma fa riflettere: descrive un mondo in cui le donne sono trattate come esseri inferiori in ossequio alla Bibbia (mi piacerebbe sapere se Dan Brown l'ha letto...) Ma il suo vero messaggio a mio parere è che la possibilità di avere figli è un bene prezioso e forse sarà la salvezza del mondo. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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