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Narrativa straniera  Classica (prima del 1945) 

Céline Louis-Ferdinand - Viaggio al termine della notte

Viaggio al termine della notte TitoloViaggio al termine della notte
AutoreCéline Louis-Ferdinand
Prezzo
Sconto 15%
€ 20,40   Spedizioni gratuite in Italia
(Prezzo di copertina € 24,00 Risparmio € 3,60)
Prezzi in altre valute
Dati2005, 575 p., brossura, 15 ed.
TraduttoreFerrero E.
EditoreCorbaccio  (collana Scrittori di tutto il mondo)

Disponibilita immediata
Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni

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89 recensioni|Invia recensione|
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Descrizione
L'anarchico Céline, che amava definirsi un cronista, aveva vissuto le esperienze più drammatiche: gli orrori della Grande Guerra e le trincee delle Fiandre, la vita godereccia delle retrovie e l'ascesa di una piccola borghesia cinica e faccendiera, le durezze dell'Africa coloniale, la New York della "folla solitaria", le catene di montaggio della Ford a Detroit, la Parigi delle periferie più desolate dove lui faceva il medico dei poveri, a contatto con una miseria morale prima ancora che materiale. Questo libro sembra riassumere in sé la disperazione del nostro secolo: è in realtà un'opera potentemente comica, in cui lo spettacolo dell'abiezione scatena un riso liberatorio, un divertimento grottesco più forte dell'incubo.

La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice

scheda di Minsenti, P., L'Indice 1993, n.10
(scheda pubblicata per l'edizione del 1992)

La riproposta del "Voyage" nella nuova traduzione di Ernesto Ferrero, che segue a sessant'anni di distanza la prima traduzione italiana firmata da Alex Alexis, s'inserisce opportunamente nell'attuale dibattito sulla necessità di aprire nuove vie alla narrativa italiana, che secondo alcuni troverebbe nel geniale sovvertitore della letteratura francese un modello insuperato, la cui eredità in Italia resta ancora tutta da raccogliere e da riscoprire. Nel caso del "Voyage", proprio il confronto fra le due traduzioni ci mostra due diversi modi di interpretare le innovazioni di Céline e di assimilarle all'italiano letterario. A lungo ci si è limitati a riconoscere nell'uso del parlato e dell'argot i caratteri più originali del romanzo. In realtà la novità del "Voyage" non si riduce affatto a questi elementi espressivi, i più caduchi e facilmente deperibili, ma è fondata su un'originale rielaborazione di quei materiali linguistici, al fine di ottenere uno stile apparentemente immediato, in realtà estremamente artificioso. L'equivoco aveva pesato su Alexis che, se aveva tentato di riprodurre i termini dell'argot popolare, per il resto aveva ristabilito le "buone maniere" della lingua letteraria, correggendo sistematicamente tutte le apparenti goffaggini e forzature, e realizzando così un ibrido in cui la carica eversiva dell'originale risulta spesso mitigata e attenuata, se non addirittura inconsapevolmente tradita. Ferrero, già cimentatosi con la traduzione di "Casse-pipe" nel 1979, dimostra invece una precisa consapevolezza dei meccanismi stilistici che regolano la prosa céliniana, attento a rispettarne il ritmo, lo scardinamento sintattico e il raddoppiamento dei pronomi personali a cui Spitzer aveva dedicato un famoso saggio. Non si tratta per questo di un calco radicale, tentazione facile quanto improduttiva sul piano espressivo; piuttosto, come avverte nella postfazione, appellandosi alla "fedeltà" alla propria lingua e alla propria tradizione letteraria, il problema è quello di realizzare un compromesso, che mira a integrare nell'italiano parlato le forzature sintattiche di Céline, ricorrendo magari a minimi interventi sulla punteggiatura o sulla collocazione delle parole. Questa stessa fedeltà interpretativa viene impiegata per rendere il continuo intarsio tra vari registri, da quello sostenuto a quello basso e triviale, che costituisce uno dei caratteri distintivi della lingua del "Voyage", più tardi ingiustamente ripudiata da Céline. E proprio qui è dato cogliere uno dei risultati più convincenti di questa traduzione, che sfrutta felicemente le risorse dell'italiano letterario contaminandole con la concretezza dell'italiano parlato e popolare, per ricreare l'eloquenza plebea e sbracata, la ridondanza goffa e triviale con cui questo Zola espressionista lancia il suo provocatorio attacco contro il mistificante conformismo della lingua ufficiale.

I vostri commenti
Recensioni 1 - 20 di 89 recensioni presenti.  Media Voto: 4.61 / 5

Michela (22-11-2011)
Un capolavoro, eccellente la scrittura, commovente e potente il contenuto.
Voto: 5 / 5
Destouches (07-07-2011)
Notevole e senza tempo. Uno sguardo ironico, grottesco, delirante, commovente sulla vita. Niente finzioni, niente ipocrisie. Solo cruda realtà. È il viaggio che percorre ognuno di noi. "La vita è questo, una scheggia di luce che finisce nella notte"
Voto: 5 / 5
Giacomo (16-05-2011)
Descrive miserie umane con tinte forti. Tuttavia credo che la forma prevalga sul contenuto. Il linguaggio che utilizza è frammentato e a volte è difficile (almeno per me) seguirlo. Non sono affatto riuscito a godermelo ed è per questo che non riesco a ritenerlo un capolavoro nè a consigliarlo.
Voto: 2 / 5
Andreetto (24-03-2011)
Questo libro lo inserisco idealmente tra da "Lo straniero" di Camus e "La nausea" di Sartre, componendo così una idele trilogia. Cosa accomuna le tre opere? Il protagonista innanzitutto. Ferdinan Bardamu ha il suo perfetto alter-ego tanto in Mersault quanto in Roquentin. Chi sono costoro? Sono il tipo umano dell'antieroe tragicamente e irrimediabilmente scisso dal contesto ottimisticamente scientifico-borghese. Questo tipo di antieroi nacquero con Dostoevskij (il protagonista di "Memorie dal sottosuolo" potebbe essere il loro originario ascendente). Ed è proprio al sottosuolo che questi uomini ritornano, il sottosuolo secondo dostoevskij, cioè quel mondo parallelo, diverso e onirico perfino, in cui alcuni uomini si rifugiano per covare un sentimento di profondo odio (accidioso direi) verso ciò che è diventato il mondo del Novecento. Io penso che i protagonisti di queste tre opere siano ciò che rimane degli eroi romantici di inizio Ottocento, da Werther a Ortis, e del male che germogliava dentro di loro ancora in nuce, ancora inconfessato, coperto dalla lieve cappa dell'ideale e del sogno. Essi si sono risvegliati in un Novecento grigio e affumicato ed hanno subito capito che il mondo aveva avuto una svolta terrificante. Così si sono chiusi in se stessi, nell'indifferenza e nella cattiveria, perché circondati da pazzi che non sono più capaci di sognare e che vedono solo nella materia il fine ultimo della loro esistenza. Questo pensiero è veritiero, perché altrimenti non si capirebbe come mai il loro bersaglio sia sempre uno: il mondo capitalistico, cioè positivistico. Ed è la nostalgia del sogno che affiora da queste opere, una sorta di malinconia dell'apparenza (per dirla con Nietzsche), apparenza, cioè sogno, ideale, bellezza. Non nel Novecento.
Voto: 5 / 5
Luciano (02-10-2010)
Io sono arrivato a fatica a pag 98. Volevo arrivare a pag. 100 ma non ce l'ho fatta..... Se questi sono i capolavori.....
Voto: 1 / 5
Renato renatopolizzi2003@yahoo.it (15-04-2010)
un capolavoro assoluto... lo finisci e dici con paura: "e ora cosa leggo?!"
Voto: 5 / 5
Simona (18-01-2010)
Il viaggio non finisce al termine della notte, avanza, si insinua, sedimenta nelle pieghe buie della nostra anima, ci accompagna fino all’imbrunire sulla soglia della nuova notte che attraverseremo, questa volta, soli. Immenso, “niente da dire.”
Voto: 5 / 5
Monsa andreamonsagrati@hotmail.it (21-11-2009)
Louis Ferdinand Celine romanza la prima parte della sua vita guardandosi indietro con occhio impietoso e mentendo a piene mani sul suo vissuto. Il Viaggio al termine della notte è una fotografia della prima metà del novecento scattata con grandangolo e filtro nero. Affascinante e, a modo suo, profetico, il libro è impagabile nel cogliere il male dell’uomo in tutte le situazioni e le latitudini. Celine è autore navigato e gigioneggia con grande maestria per quasi seicento pagine ma, alla lunga, il suo continuo eccedere stanca e i brani migliori del Voyage sono proprio quelli dove Celine non fa...il Celine. Solo allora emerge la straordinaria capacità di questo scrittore, la sua libertà, la grande novità dell’opera, la consapevolezza del senso-non senso del novecento. Il Viaggio al termine della notte è un libro convulso, con un periodare affastellato, spesso incomprensibile ma sempre bello nel quale anche la traduzione dal francese gioca un ruolo cruciale. Opera da leggere per forza ha il grande limite che, a settanta anni dalla sua prima pubblicazione, risente del peso del tempo e l’unica cosa non datata finisce per essere il...titolo. Chissà cosa avrebbe pensato Celine se avesse saputo che la sua dirompente novità sarebbe diventata, poco dopo, nulla più che un altro classico della letteratura.
Voto: 4 / 5
luca (06-10-2009)
letto diversi lustri fa rimane una lettura imprescindibile di cui non dovrebbe privarsi nessuno vedo però che contrariamente al titolo in questone, su Morte a credito ci sono pochissime recensioni io trovo quest'ultimo superiore; nel Viaggio solo alla fine si intravede quello che sarà lo stile Celine che ne La morte trova la sua apoteosi i suoi libri offrono gamme (gemme) incredibili ti fanno arrabbiare intristire sbellicare dal ridere ma quasi mai riflettere cioè riflettono quello che a tutti prima o poi e in misura diversa può accadere ma tutto rimane nell'immediatezza nel qui e ora e non pretendono nè presumono troppi ragionamenti e attorcigliamenti mentali nel mentre li si legge, li si vive
Voto: 5 / 5
francesca (02-10-2009)
Geniale ed attuale; uno dei libri più belli che abbia mai letto!
Voto: 5 / 5
Tuttovito (02-09-2009)
Un libro che entra minuziosamente nella natura psicologica umana. Imperdibile, Meraviglioso, caposcuola di una generazione di scrittori geniali...
Voto: 5 / 5
Francesco (22-06-2009)
Mamma mia che libro!! alcune pagine sono devastanti. Da leggere, e rileggere, perchè ogni volta appare qualcosa di nuovo da capire, e da rifletterci sopra.. Grande dottor Cèline!!!
Voto: 5 / 5
alessio (25-03-2009)
E' vero che il nichilismo di questo libro ha lo stesso impatto di un treno in piena corsa...dopo averlo letto, non si è più se stessi, o meglio, non si può essere più se non se stessi...il viaggio nel fondo della miseria umana più intima e dolorosa ti risucchia come un polpo dall'interno...ma almeno Céline al termine del viaggio ci arriva con gli occhi ben aperti...e questo libro è un dono del cielo perchè invita il lettore a fare altrettanto...prima che sia troppo tardi...ma non è mai troppo tardi...
Voto: 5 / 5
Francesco (23-03-2009)
Che dire! i commenti parlano da soli..CA-PO-LA-VO-RO!! Forse per Cèline; la notte non è mai finita..
Voto: 5 / 5
jimmy (17-11-2008)
Chi non ha letto questo capolavoro, non può capire questa umanità lacerata dal nichilismo!!!!!Straordinario!!!!!!!!!!Lo sto rileggendo per la terza volta...è diventata la mia anima e la mia ossessione!!!!!jimmy
Voto: 5 / 5
zok (29-10-2008)
Il messaggio di Céline è chiaro: il nichilismo è l'unica salvezza per il povero. Quello che dice in questo libro - e come lo dice - è insuperabile. Dopo averlo letto non hai bisogno di leggere altro: è l'unico libro in cui è stato detto tutto. Il più grande romanzo della letteratura mondiale.
Voto: 5 / 5
Mico (01-09-2008)
Alcuni spunti indimenticabili. Eccessivamente nichilista per il mio modo di sentire. Da leggere assolutamente
Voto: 4 / 5
Fabio (09-07-2008)
Il mio libro preferito in assoluto. Svela il cinismo e l'ipocrisia dell'umanità, mettendola a nudo davanti alla realtà dei fatti, attraverso la visione spietata e nichilista di céline, qui davvero geniale! Un immenso e ineguagliabile capolavoro della letteratura mondiale. Non si può non leggerlo!
Voto: 5 / 5
Davide Ruffini (05-06-2008)
Adoro Celine da sempre, tutto ciò che ha scritto merita di essere letto e riletto. Omero, Dante, Baudelaire e Celine: credo sia questa la scaletta cronologica e storica dei grandi genii immortali della letteratura umana!!!Viaggio al termine della notte è un libro fantastico e comico, terribile e basso, striscia per terra, ma sbatte la testa contro il muro, scuote a suon di frustate i mediocri, i lettori, il mondo nella sua interezza. Ho letto il primo capitolo di Viaggio al termine della notte migliaia di volte. c'è tutto, non manca niente: follia, ironia, visione del mondo, comicità, disperazione, incoscienza, incanto-disincanto. Tutto in quattro pagine. il resto è bellissimo come l'inizio, forse può risultare un po' pesante ma bisogna pur sempre collocarlo nel 1932. Memorabile
Voto: 5 / 5
Andrea Moe76@libero.it (19-03-2008)
Libro che non scivola via. Non scivola via a leggerlo, non scivola via dopo che lo hai letto. Rimane li', addosso. In fondo a te. Una luce angosciosa che brilla nel buio piu' profondo. E nel buio ti trascina. All'inizio non ci vorresti entrare, fai fatica. La scrittura del Voyage non e' una mano che ti scivola dolce sul viso, carezzandoti. Neanche quella scivola via, No. Ti disturba, ti esalta, ti affascina. S'interrompe, si spezzetta, ,non si ferma o si ferma troppo. E' Unica. Ogni parola, ogni segno di punteggiatura e' messo li' con ossessiva precisione. Li' e' stato messo e li' deve stare. Non e' certo una scrittura "spontanea". Di getto. E' sicuramente bellissima. All'inizio non ci vorresti quasi entrare, dicevo, in questo "Viaggio". Poi finisce che ci entri e che non ti scivola piu' via di dosso. Certi passaggi sono come affreschi disperati e magnifici. Ti trovi a leggerli e rileggerli, e ancora rileggerli... E ti chiedi come sia possibile arrivare cosi' in alto, o cosi' in basso. Mi viene in mente la chiusura di un capitolo, quando il protagonista parla del suo amore lontano - solo nel tempo - per una giovane prostituta americana. Qualcuno in una recensione dice che questo libro "ti si tatua nel cervello". Beh, non so se il mio cervello e' abbastanza grande per tatuarmici tutto il "Viaggio", ma affreschi come quello sopraccitato sono effettivamente impressi per sempre dentro di me.
Voto: 5 / 5
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