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Krakauer Jon - Aria sottile | Il 10 maggio 1996 una tempesta colse di sorpresa quattro spedizioni alpinistiche che si trovavano sulla cima dell'Everest. Morirono 9 alpinisti, incluse due delle migliori guide. Con questo libro, l'autore, che è uno dei fortunati che riuscirono a ridiscendere "la Montagna", scrive non solo la cronaca di quella tragedia ma intende anche fornire importanti informazioni sulla storia e sulla tecnica delle ascensioni all'Everest. Offre inoltre un esame provocatorio delle motivazioni che stanno dietro alle ascensioni ad alta quota, nonché una drammatica testimonianza del perché quella tragedia si poteva evitare.
| La recensione de L'Indice |

recensione di Camanni, E., L'Indice 1998, n. 5
Si colgono due ragioni dietro il successo americano di "Into Thin Air" di Jon Krakauer: la diffusa notorietà dell'argomento trattato (una tragedia entrata in tutte le case attraverso le televisione) e la risonanza della montagna, l'Everest, che per il grande pubblico è sinonimo di primato, mito, avventura. L'Everest (e non l'Himalaya) è il terzo polo della Terra. Eppure la stessa storia e la stessa montagna non avrebbero mai raggiunto la cima delle classifiche con oltre mezzo milione di copie vendute se Jon Krakauer, inviato di "Outside", non si fosse trovato sul luogo della tragedia e se a caldo, ma con sufficiente distacco emotivo, non avesse rielaborato e raccontato l'epopea di Hal, Fischer e dei loro ricchi clienti sorpresi dalla tormenta sulla cuspide dell'Everest. Ci voleva l'uomo giusto al posto giusto, e nel momento cruciale.
Krakauer ha un passato alpinistico di tutto rispetto, con imprese dall'Alaska alla Patagonia e con un tentativo alla parete nord dell'Eiger. Verso i trent'anni ha cominciato a scrivere, e dieci anni dopo, nel 1994, ha raggiunto il successo con "Nelle terre estreme", il libro che racconta la misteriosa storia di un giovane sognatore scomparso nelle foreste del Nordamerica. Da allora è un autore riverito e corteggiato, collabora con i grandi "magazines" americani come "National Geographic" e sceglie le sue avventure anche in funzione delle suggestioni narrative. Nella primavera del 1996 è stato invitato da "Outside" a unirsi a una spedizione commerciale diretta all'Everest, per realizzare un servizio sulla proliferazione delle scalate himalayane a pagamento. Era la logica coniugazione di due passioni, la scrittura e l'alpinismo, e Krakauer ha accettato.
Dopo una complessa fase preliminare dedicata all'avvicinamento, all'acclimatazione e soprattutto al coordinamento delle decine e decine di alpinisti impegnati sulla montagna, il 10 maggio ha raggiunto la vetta con i suoi compagni professionisti e dilettanti divisi in due macchinose organizzazioni commerciali, ma nel primo pomeriggio un'improvvisa perturbazione ha inchiodato gli alpinisti sulla montagna e li ha costretti a un disperato bivacco. Krakauer ha fatto in tempo a salvarsi nelle tende del Colle Sud, ma nove alpinisti, compresi i due capispedizione, sono rimasti per sempre tra i ghiacci del Sagarmatha, la Dea del Cielo.
"Aria sottile" è un libro sulla montagna, ma non è un libro di montagna. Nel genere della letteratura alpinistica si distingue nettamente perché unisce la competenza dell'alpinista alla "laicità" dell'inviato, e il giornalista si impone, quasi con violenza, di non cadere nella rete delle reticenze alpinistiche, degli ammiccamenti di maniera, della retorica da sacrestia. Questa è un'eccezione per la sottocultura alpinistica, quasi sempre segnata da un vizio di forma che soffoca il racconto in una tacita omertà. Il coinvolgimento etico e psicologico degli alpinisti è talmente forte che ogni deviazione dalla via canonica appare di solito come un azzardo iconoclasta, e chi scrive di montagna, più missionario che testimone, più moralista che narratore, è così preso dall'esaltazione e dalla volontà di salvaguardare la propria esperienza da scordarsi, semplicemente, di raccontarla.
Krakauer invece racconta ogni cosa, senza tralasciare nulla, e lo fa in modo diretto e disincantato, rivolgendosi a tutti, indifferentemente, senza scivolare mai dal ruolo del testimone a quello del protagonista. Nell'introduzione confessa: "Speravo di ottenere un risultato positivo mettendo a nudo la mia anima subito dopo la sciagura, ancora in preda al tumulto delle passioni. Volevo che il mio resoconto avesse un tono crudo e spietato di onestà, che forse correva il rischio di sbiadire col passare del tempo e con l'attutirsi della sofferenza". Ma nonostante l'urgenza di scrivere, in un esercizio liberatorio teso a sgravare la coscienza dai sensi di colpa, Krakauer ha imbastito un libro ricco e complesso, che rivela il dramma nelle prime pagine e poi ricostruisce la storia con il ritmo dell'inchiesta: il severo ambiente dell'Everest, i multiformi caratteri dei personaggi, il faticoso avvicinamento, la scalata, le paure, i retroscena, il prima e il dopo della tragedia, in un progressivo gioco di rivelazioni che avvolgono il lettore nel turbinoso incalzare degli eventi.
Le prime righe cancellano subito ogni tentazione trionfalistica: "A cavalcioni del tetto del mondo, con un piede in Cina e l'altro in Nepal, ripulii la maschera dell'ossigeno dal ghiaccio che vi si era condensato sopra e, sollevando una spalla per riparami dal vento, abbassai lo sguardo inebetito sull'immensa distesa del Tibet... Avevo fantasticato tanto, per mesi e mesi, su quel momento e sull'onda di emozioni che lo avrebbe accompagnato; e ora che finalmente ero lì, in piedi sulla cima del monte Everest, semplicemente non riuscivo a radunare energie sufficienti per concentrami". Poi lo sguardo si allarga sull'immenso scenario himalayano, sulla storia infinita di sacrifici e passioni che portarono sull'Everest il primo uomo, nel 1953, e ancora sulle dinamiche della spedizione commerciale che prende forma nelle agenzie americane e neozelandesi ma che si rivela, in tutte le sue contraddizioni, soltanto sotto i paurosi seracchi della Cascata di ghiaccio, l'Ice Fall.
Fino a dieci anni fa l'Everest era una montagna per pochi, venerata dai tibetani come la Madre del mondo, scalata da pesanti spedizioni nazionali (gli italiani salirono con la spedizione Monzino, nel 1973) e poi affrontato in stile leggero dai fuoriclasse dell'alpinismo, tra cui Messner e Habeler, che raggiunsero per primi la vetta senza ossigeno. Con gli anni novanta si è fatta strada l'idea che anche la via normale dell'Everest, relativamente facile in condizioni di tempo ideale, potesse essere "offerta" a clienti di discreta esperienza alpinistica, dotati di buone tasche, di molta ambizione e di un'innegabile propensione alla sofferenza: "Allora, avete sete di avventure? Forse sognate di salire in cima a una montagna altissima? La Adventure Consultants è l'agenzia che fa per voi. Specializzati negli aspetti pratici della realizzazione dei sogni, collaboriamo per farvi raggiungere la vostra meta. Non vi trascineremo di peso, dovrete lavorare sodo, ma vi garantiamo la sicurezza e il successo".
Promesse da mercante, perché sull'Everest nessuno può garantire la sicurezza e il successo. Sull'Everest si può pianificare tutto, dalle pulsazioni del cuore allo spessore dei teli spaziali delle tende, ma di fronte a una tempesta ognuno è nudo e solo come nel giorno del giudizio. Se non sei in grado di tornare con le tue forze non c'è alpinista che possa portarti giù, o elicottero che ti venga a prendere, o aggeggio elettronico che ti avvicini fisicamente al mondo degli uomini. Il capospedizione neozelandese Rob Hall ha telefonato a casa dalla spalla dell'Everest, in mezzo alla tempesta: "Ciao tesoro. Spero che tu sia comoda in un bel letto caldo. Come va?". Non c'era più speranza per Rob. La signora Hall parlava con un condannato.
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Recensioni 1 - 20 di 30 recensioni presenti. Media Voto: 4.5 / 5Claudio S. (29-11-2011) Reportage che combina uno stile asciutto e poco aggettivato, ma che riesce lo stesso ad avviluppare il lettore nelle spire della storia da raccontare. In questo Krakauer è grande. Terrorizzante il passo all'inizio in cui l'autore ci fa comprendere che l'altezza dell'aereo che lo porterà alla partenza è la stessa che lo scalatore raggiungerà in quota! Natura ostile e terribile che, a volte con superficialità e in nome del commercio, viene temerariamente sfidata, a prezzo della vita. Adesso leggerò Everest 1996 di Toli Bukreev. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
MARCO (09-07-2010) SPETTACOLARE!!! come nessun altro, Krakauer porta il lettore in cima, con lui. Assolutamente da leggere per chi ama l'alpinismo e la montagna, pur non praticandoli. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Roberto (23-10-2009) Semplicemente un bellissimo libro (per chi ama la montagna), con una storia incredibile e drammatica. Krakauer mi piace come scrittore-giornalista-alpinista, riuscendo a coinvolgere nell'agghiacciante rievocazione della spedizione.
Non posso sapere se tutto corrisponde esattamente al vero, tuttavia Krakauer mi sembra si ponga e racconti tutto con un certo equilibrio, senza sferrare attacchi gratuiti: il mondo dell'alpinismo, inteso come rapporti interpersonali, in questo senso può essere anche più severo e drammatico della montagna stessa...!
Purtroppo poche, ma stupende, le foto che accompagnano la lettura. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Lucia78 (09-04-2009) Il libro è scritto bene e la storia nella sua drammaticità scorre sotto gli occhi del lettore con facilità. Non entro in merito al dibattito sulle responsabilità delle guide e capi spedizioni che in maniera rilevante hanno contribuito ad aggravare il bilancio dei morti. Non sono né a favore dell'una né dell'altra versione, ma penso che le colpe vadano divise tra tutti i partecipanti alla spedizione ovviamente tenedo conto dei ruoli. Un libro da vedere e leggere come testimonianza diretta di avvenimenti tragici, raccontati da chi li ha vissuti in prima persona e proprio per questo un racconto soggettivo. Da leggere! Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Morris75 (28-01-2009) Indipendentemente dalle polemiche, che lasciano il tempo che trovano, questo libro é: 1- un ottimo esempio di giornalismo, 2- uno dei libri di montagna meglio scritti; 3- Una storia che ti tiene incollato al libro come una calamita. Krakauer avrà i suoi difetti, ma ha scritto un reportage tecnicamente impeccabile. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Gabriele (21-01-2009) Il libro è ben scritto,la storia fila bene e tiene incollati,ma...
Non è la verità,Bukreev viene bersagliato di accuse ingiuste,quando invece è stato l'eroe di quanto è successo nella tragica notte,per cui se vi accontentate dell'apparenza leggete pure questo libro (che sicuramente da un punto di vista stilistico è scritto meglio,ma se invece preferite sapere come si sono effettivamente svolti i fatti vi consiglio Everest 1996 Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Enrico (22-11-2008) Un libro incredibile, agghiacciante nella sua macabra rievocazione degli eventi ed entusiasmante nel coinvolgimento che riesce a creare. Personalmente l'ho letto in un giorno, rinunciando a qualunque altra attività perché non riuscivo letteralmente a metterlo giù.
E' difficile sapere se i fatti narrati da Krakauer rispecchino l'assoluta verità, ma quel che è indubbio è che la perizia nelle interviste da lui condotte (oltre alla propria esperienza in prima persona) servono a fornire un quadro completo della vicenda, confrontando punti di vista diversi. Lo scenario che ne esce è sicuramente il più oggettivo e verosimile possibile.
Inoltre il libro non è solo la mera ricostruzione dei fatti, invita anzi il lettore a riflettere accuratamente sul dilagare della ascensioni a pagamento, organizzate da società che spesso non garantiscono la riuscita dell'impresa, in quanto essa dipende in larga parte dalla preparazione del cliente, che spesso è ben al di sotto della sufficienza.
Un libro stupendo e molto profondo, consigliato a tutti. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
matteo (12-07-2008) Libro stupendo, ti avvolge sempre di più nel racconto che sebra di viverlo in prima persona sull tua pelle.. Il miglior libro di montagna che abbia mai letto! consigliato anche a chi non ne capisce un tubo.. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
lucia (05-05-2008) Bellissimo Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Roland di Gilead (29-04-2008) Capolavoro assoluto della letteratura di montagna e di avventura in generale. Non si riesce a smettere di leggere per un solo momento. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
sergioresta (04-02-2008) Dettagliata rievocazione di un evento sportivo finito in tragedia.
Come appassionato di montagna non posso che apprezzare la competenza di Krakauer nelle descrizioni dei gesti tecnici, come medico invito quanti si vogliono accingere a imprese estreme a conoscere i danni organici derivanti dall'esposizione non protetta a temperature polari e alla rarefazione dell'aria spesso incompatibile con la vita.
Narrazione veloce e snella, il cui unico impaccio risiede nella lettura dei nomi degli sfortunati protagonisti orientali e occidentali.
Il Tetto del Mondo svilito a banco di prova per pochi clienti realmente motivati dall'ardore sportivo e dalla ricerca di sè stessi.
L'Everest ridotto a una discarica di materiali esausti e a cimitero all'aperto...
Krakauer fotografa il dramma della spedizione e della montagna.
Asciutto, senza enfasi nè retorica, descrive con una scansione minutata l'evoluzione degli eventi meteo che determinarono la strage.
Appassionante lettura che rende il libro un piacevolissimo passatempo
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
zombie49 (24-12-2007) Storia della disastrosa scalata all’Everest del maggio ’96 in cui morirono 9 alpinisti di cui 2 guide. Racconto accurato e avvincente di un giornalista scalatore. Ma Krakauer sottolinea spesso infantilmente la propria maggiore abilità fisica e tecnica rispetto ai compagni e critica altre spedizioni, guide e colleghi. Inutile postilla finale polemica verso Bukreev, guida di altro gruppo, poi morto in un'altra scalata. Riconosce con freddezza l'abilità e il coraggio dell'alpinista russo nel salvataggio dei dispersi, ma critica la decisione della sua ascesa senza O2 e la discesa x 1° dalla vetta. Forse, nelle condizioni estreme, non esiste scalata senza polemiche. Ne è tratto un ottimo film con immagini anche più avvincenti. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
ORLANDIN DENIS (18-10-2006) IL LIBRO E' STUPENDO
UN EMOZIONE LUNGA 346 PAGINE
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Alessandro Guidi (31-01-2006) mi è stato regalato questo libro in quanto vagamente apppassionato di montagna,l'ho letto tutto d'un fiato e non sono più riuscito a staccarmene completamente;
ho dovuto rileggerlo cercando di capire la psicologia dei vari personaggi ed ,in particolare, le motivazioni che spingono persone probabilmente già affermate professionalmente e con possibilità economiche (alcune senza troppa esperienza alpinistica e pagando cifre incredibili) a sfidare la morte, a "raggiungere la vetta" costi quel che costi e con qualsiasi mezzo (anche facendosi trainare da uno sherpa).
ho successivamente letto i libri degli altri sopravvissuti ma non ho trovato la stessa forza narrativa di "aria sottile"
l'unico appunto che mi sento di fare a krakauer è che in certi momenti sembra quasi che voglia "chiamarsi fuori", prendere le distanze dagli altri protagonisti di questa tragedia pur essendone stato parte attiva;
in definitiva penso che sia un libro da consigliare anche ai non appassionati di alpinismo. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Giulio Mescoli giuelly@libero.it (14-02-2005) Questo libro coinvolge. Lo trovo molto vero e al tempo stesso assurdo: il fascino dell'estremo vale il prezzo della vita?
Credo che sia proprio questo che l'autore ancora oggi non si spiega.
Gran libro. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
pietro zucchini pzucchini@aliceposta.it (29-11-2004) Ho letto Aria Sottile e mi è capitato di affiancarlo, nello stesso periodo, ad altri due bei volumi di pertinenza, con riferimenti degli autori sull'accaduto all'Everest (Joe Simson - il richiamo del silenzio - Anatoly Bukreew - ...il soccorso impossibile -). Direi che lo scrittore ha analizzato criticamente quanto avvenuto sulla montagna, non trascurando nessun dettaglio e descrivendo lucidamente ogni compoenente la spedizione. Alla fine non ha colpevolizzato neppure il forte alpinista Russo, adducendo che la zona della morte può trovare in ogni momento impreparato qualsiasi scalatore; anche il piu' preparato. Grosso rilievo allo spessore umano della spedizione durante tutto il racconto. Pietro. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Roberto Arconati lerxst@libero.it (15-11-2004) Ho letto questo libro emozionante tutto di un fiato in un finesettimana. Oltre a scrivere in modo avvincente, da thriller, Krakauer ci fa riflettere sul consumismo delle vette presentandoci il caso più eclatante.
Ne esce un quadro a dir poco deteriore dell'alpinismo commerciale con guide senza scrupoli trascinano clienti di mezza età in cerca di emozioni forti sulla cima dell'Everest. SAGAMARTHA scatena la sua collera. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
andrea andrea.brambilla71@virgilio.it (25-08-2004) Ho letto il libro quasi per caso durante le ferie, secondo me è ben scritto, anche se immagino che per una persona non appassionata di montagna possa sembrare pesante. Leggerò anche il libro di Boukreev per sentire entrambe le campane... vero però che il libro di Boukreev non essendo stato scritto direttamente (ma a due mani) può risentire di alcune mancanze o imprecisioni... vedremo. Comunque lo consiglio vivamente a chi la montagna piace! io l'ho divorato!!! Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Robyb robertobot@tele2.it (25-06-2004) Consiglio a tutti di leggere questo libro.Anche se non condivido le critiche di Krakauer nei confronti di Bukreev,devo dire che il libro è appassionante e descrive molto bene le difficoltà e i drammi che si incontrano scalando la vetta più alta del mondo.Da leggere anche "Everest 1996" di A.Bukreev Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Claudio Tucciarelli ctucciar@tin.it (04-05-2004) Una storia allucinante, una storia vera: l’ascesa in cima al mondo, giocandosi la vita, lasciandoci la vita. Questo è "Aria sottile", una cronaca impietosa di quanto succede sul Sagarmatha o Chomo Lungma, Dea del cielo o Madre del mondo, insomma sull’Everest, quando centinaia di persone sfidano le leggi della fisica e della biologia, per raggiungere quota 8.848, in balia degli elementi. Non c’è Dio nel racconto dell’ascesa, c’è la Natura. Eppure, anche qui il Mistero si affaccia e lascia sgomenti: perché questo ? per che cosa ? E alla fine, anche nella quiete della propria poltrona, il lettore rimane senza fiato ed attonito, come se l’aria sottile fosse comunque un elemento della nostra vita. Voto: 5 / 5 |  |  |  | Recensioni 1 - 20 Recensioni 21 - 30
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