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Titolo | Leviatan |
| Autore | Green Julien | Prezzo Sconto 15%
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€ 12,29
(Prezzo di copertina € 14,46 Risparmio € 2,17)
|  | | Dati | 1998, 274 p., brossura | | Traduttore | Sereni V. |
| Editore | Corbaccio
(collana Scrittori di tutto il mondo) |
 Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni | | 
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| Un romanzo dalle passioni devastanti, passioni che catturano e imprigionano i personaggi fino a seppellirli. E' la rappresentazione a tinte fosche e allucinate del carcere in cui ogni singolo viene rinchiuso dal proprio vizio. Per evadere dall'amarezza, dal turbamento, dal dolore, il protagonista arriverà a risoluzioni tanto tragiche quanto illusorie. "Come nella tragedia antica, Leviatan è dominato da una forza alla quale siamo costretti a dare il nome di destino", come ha detto Piero Citati.
Bartolomeo Di Monaco bartolomeo.dimonaco@tin.it (11-12-2003) Chi sa perché è la stessa atmosfera di attesa che ho incontrato nel bel film di Ingmar Bergman: "Il posto delle fragole" (1957) quella che percepisco nell'avvio di questo romanzo del 1929, considerato una delle opere maggiori dello scrittore francese; sarà forse perché anche qui l'orologio e il significato delle ore che rintoccano e scorrono hanno parte non affatto secondaria. L'attesa, che ci accompagnerà poi per tutta la storia, non è per niente tranquilla, placida, bensì irrequieta, nervosa, irritante, insicura. Uomini e cose paiono immersi in un'ombra di solitudine e di torpore che non consente mai quel momento di conoscenza definitiva e di gioia che nella vita si attende come una liberazione. Per poter dare una tale sensazione occorre sminuzzare il tempo e i gesti, ridurli a frammenti che non ci appartengono più. La signora Londe, la padrona del ristorante dove, nel paesino di Lorges, si ferma lo sconosciuto, ancora per poco senza nome, con il quale si è aperto il romanzo, è divorata e divisa a sua volta dal frenetico, vano e disperato impulso di radunare come una calamita e ricomporre brani di esistenze che brancolano intorno a lei: "Nello sconosciuto che pranzava in fondo alla sala ella aveva indovinato un essere debole e infelice in fuga davanti a qualcuno o a qualche cosa; e lei si accingeva a farlo venire a sé con la sola forza dell'autorità." Quel signore si chiama Paul Guéret, e il sentimento che riesce a suscitare in noi è quello di un passeggero, di un viandante della vita, che si smarrisce nello stupore di ciò che lo circonda, e nel timore di una impossibilità contorta, perfida e inafferrabile di dargli un senso. Vi è un destino già scritto dentro le nostre insicurezze perenni e le nostre paure? È ciò che comincia a credere il nostro personaggio, che è un essere infelice a cui fin allora tutto è andato storto: "da soli, gli avvenimenti, buoni o cattivi, si sarebbero maturati." È sposato a "una donna che non amava", Marie, non bella, ma quieta, rassegnata, ed ha conosciuto una ragazza, Angèle, che l Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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