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Buhl Hermann - È buio sul ghiacciaio. Con i diari delle spedizioni al Nanga... |
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Titolo | È buio sul ghiacciaio. Con i diari delle spedizioni al Nanga Parbat, al Broad Peak e al Chogolisa |
| Autore | Buhl Hermann | Prezzo Sconto 15%
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€ 18,70
(Prezzo di copertina € 22,00 Risparmio € 3,30)
|  | | Dati | 2007, 407 p., ill., rilegato | | Curatore | Diemberger K. | | Traduttore | Affentrager I. |
| Editore | Corbaccio
(collana Exploits) |
 Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni | | 
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| Austriaco di nascita e con un carattere di ferro, l'alpinista ha compiuto negli anni '50 imprese straordinarie. Tra le tante, una in particolare lo consegnò alla storia dell'alpinismo. 1953. A soli ventinove anni, Buhl viene invitato a unirsi a una spedizione tedesca che tenterà la vetta del Nanga Parbat, nona montagna della Terra, allora ancora inviolata e considerata uno degli 8.000 più difficili. Dopo settimane di tentativi andati male, la spedizione dichiarò ufficialmente il fallimento. Ma Buhl non si arrese. E ripartì. Da solo, il 3 luglio, dopo una scalata di 17 ore raggiunse sfinito la vetta. È per la prima volta un uomo, solo, aveva scalato un 8.000. Nel 1957 l'alpinista scalò il suo secondo 8.000, l'inviolato Broad Peak, e divenne l'unico uomo al mondo ad aver compiuto la prima ascensione di ben due 8.000. Hermann Buhl morì qualche giorno dopo l'ascesa al Broad Peak, all'apice della sua fama, scendendo dal Chogolisa insieme a Kurt Diemberger. Nella nebbia, una cornice di neve, cedendo sotto il suo peso, lo fece precipitare nella parete sottostante per migliaia di metri. Il suo corpo non venne mai più ritrovato. Il libro è l'avvincente biografia dell'alpinista che, di sua stessa mano, racconta le imprese compiute. L'opera interrompe il racconto poco dopo la salita del Broad Peak. Mentre le ultime pagine della sua vita sono raccontate da Kurt Diemberger, che lo vide precipitare proprio davanti a sé.
Media Voto: 3.5 / 5Gianluca Venturini (04-08-2008) Io ho visto solo di sfuggita la nuova edizione recentemente pubblicata, ma posseggo quella edita da "il Melograsno" tutta in bianco e nero e con qualche foto in meno.
Non c'è libro di montagna che mi abbia entusiasmato di più. Di paragonabile in tal senso, anche se più riflessivo e "fotografico" potrei segnalare:"Montagna vissuta, tempo per respirare" di Reinhard Karl. Davvero molto bello il racconto dell'ascensione, oltre a quella eccezionale al Nanga Parbat, al Broad Peak con Kurt Diemberger (spero di averlo scritto esattamente) che lo accompagna in cima dopo esserci già stato. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
auand (30-12-2007) Da non alpinista ho trovato il libro un po' noioso: è un susseguirsi di scalate e scalate sempre più ipervie e difficili, ma poichè ci si abitua a tutto, in breve tempo viene meno la suspance, la tensione e la curiosità. Resta l'ammirazione per una passione vissuta con un'intensità che a pochi è dato provare, per un coraggio senza limiti e per la profonda unamità di Buhl (ma sono meriti che riguardano l'uomo e non il libro). Di certo non è d'aiuto la traduzione: datata e riccca di espressioni desuete. Forse si è voluto riproporre quella originale: in tal caso non ne capisco il motivo.
Non si tratta del Moby dick tradotto da Pavese e se c'è un vantaggio nel leggere libri tradotti è proprio quello di leggerli in un linguaggio attuale e quotidiano. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
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