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Viola Paolo - Il crollo dell'antico regime. Politica e antipolitica nella Francia... |
| La recensione de L'Indice |

scheda di Bongiovanni, B., L'Indice 1993, n. 6
In principio vi fu la riscoperta della continuità amministrativa. Così Furet e Richet nel 1965, riproponendo Tocqueville a fianco dell'allora fiorentissima 'longue durée', riattivarono il dibattito sulla rivoluzione francese. Nella continuità, tuttavia, si annidava l'esplosione, nel 1793, del 'dérapage' politico e giacobino. Come spiegarlo? Furet, nel 1978, individuava nella rivoluzione politica, come Talmon venticinque anni prima, il frutto genealogico e intellettuale del determinismo delle idee. Successivamente, lo stesso Furet, immergendosi nuovamente in una lunga durata meno onniesplicativa di un tempo, restava di fatto afasico, ancora una volta insieme a Tocqueville, davanti all'enigmatica radicalità del 1789 e all'irruzione della rivoluzione. Di qui parte il libro di Paolo Viola, dalla necessità, onde superare l'estatica contemplazione dell'evento rivoluzionario , di studiare innanzitutto la catastrofe politica dell'Antico Regime, logorato dalla battaglia dei giudici che opponevano la legalità conservatrice alla sovranità e dal lavorio politico-intellettuale degli eredi dei Lumi che invocavano una ormai introvabile volontà sovrana. Risulta così evidente, secondo Viola, il fallimento della politica e il diffondersi di una protesta antipolitica. L'Antico Regime parrebbe dunque non essere stato assassinato. Sarebbe morto per proprio conto. Il trono è rimasto vuoto, per riprendere il tema del precedente studio di Viola (Einaudi, 1989). Nel declino e nell'implosione della politica sono emerse le antiche libertà care a Tocqueville, le federazioni, le alleanze. Per una brevissima stagione, contrassegnata dal primato della società sulla politica, l'organizzazione della resistenza locale ha coesistito con la sintesi sacrale unitaria, la federazione con l'unanimità. La quadratura del cerchio non sarà poi più possibile.
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