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Pennacchi Antonio - Palude. Storia d'amore, di spettri e trapianti | Le paludi pontine: terra di città nuove, di contadini trapiantati a bonificare acquitrini. Gente che parla in romanesco e ricorda in veneto. Ce li spedì il Duce, quello che mieteva il grano e che ancora oggi, di notte, torna in forma di ectoplasma a bucare il lungo rettifilo dell'Appia con il Guzzi 500.Anche Palude (moro, sorriso largo, un armadio di un metro e novanta) dice di averlo visto, il Duce, insieme con Santa Maria Goretti, ma adesso ha altro a cui pensare. Il cuore non gli funziona, non pompa più, non ne vuole sapere. Nel frattempo il «Sole-24 ore» ha fatto le graduatorie, e ha stabilito che Latina fa schifo. Il sindaco, che è stato federale e che è in presa diretta col Duce, un'idea ce l'avrebbe, per risollevare le sorti della città: proviamo con l'ospedale, facciamo un bel reparto trapianti. E così a Palude, direttamente dalla Pontina, arriva un cuore nuovo... In questa seconda edizione - che l'autore dichiara con manzoniana modestia di aver voluto ricollaudare in ogni minimo particolare - Pennacchi perfeziona ulteriormente la sua poderosa macchina narrativa: il linguaggio battente si pone al servizio di una dissacratoria allegria e di un ritmo popolare che sa farsi epico.
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