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Verrecchia Anacleto - Rapsodia viennese |
Federico Focher focher@igm.cnr.it (03-06-2003) Cosa c’è di meglio di trovarsi in una città straniera ricca di storia come Vienna, lontano dal banale turismo di massa, in compagnia di un caro amico che con grande calore e simpatia ci accompagna sui passi di Beethoven, di Brahms, di Schubert; o su quelli di Sissi, Franz Joseph, Ottilie von Goethe, Zweig, Lenau, Schnitzler, Freud, e di altri grandi della cultura europea? L’"amico" Verrecchia ci intrattiene nel parco di Schönbrunn, animato da scoiattoli e usignoli che non temono l’uomo, ci parla della tragedia di Mayerling e della povera Mary Vetsera, ci porta sulle colline viennesi o fra le vie di Vienna, e, ora con pungente ironia, ora con disincantata saggezza, a poco a poco ci contagia del suo amore per un sapere vivo, non libresco, per una cultura penetrante, mai pedante. Così, improvvisamente, prima di congedarci da lui, ci accorgiamo che questi nomi celebri, dipinti a pennellate "impressionistiche" nei loro atteggiamenti geniali o meschini, ci sono diventati familiari: Vienna non è più una cartolina, è nell’anima. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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