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Alonge Giaime; Menarini Roy; Moretti Massimo - Il cinema di guerra americano (1968-1999) |
| La recensione de L'Indice |

scheda di Mosca, U. L'Indice del 1999, n. 11
Esistendo, intorno al war movie classico (quello incrementatosi durante il secondo conflitto mondiale e consolidatosi negli anni successivi) una bibliografia critica sconfinata, tre appassionati studiosi di cinema americano ed esperti del genere bellico hanno ritenuto importante concentrarsi sulla rappresentazione hollywoodiana della guerra del corso degli ultimi trent'anni. La data di partenza è il 1968, anno d'uscita di Berretti verdi, in cui per la prima volta qualcuno (gli autori John Wayne e Roy Kellog) metteva esplicitamente in scena il conflitto in corso in Vietnam, affrontando un tema di scottante centralità nella società americana dell'epoca, letteralmente spaccata in due tra pacifisti e sostenitori dell'intervento. In un panorama editoriale contemporaneo che spesso non sa aggiungere nulla di veramente nuovo e utile ai temi affrontati, ci sembra di poter individuare il merito maggiore di questo lavoro proprio nel tentativo di legare pratica ed estetica dei film trattati al contesto sociale e culturale in cui nascono. Un'opera che arriva in libreria giusto al termine di una stagione in cui la guerra è tornata prepotentemente in primo piano, sia dal punto di vista della produzione di fiction (con il successo e le candidature all'Oscar di Salvate il soldato Ryan, La sottile linea rossa, La vita è bella), sia rispetto all'inadeguatezza dell'immagine televisiva nel far comprendere la complessità degli eventi reali. A tale proposito, l'ampia gamma di esempi portati nelle pagine del libro contribuisce a porre al centro dell'attenzione, al fine di una prospettiva critica che non finisca di avvitarsi nell'autocompiacimento di se stessa, il piacevole ritorno a una saggistica curiosa e intelligente, che, una volta analizzate le singole opere e avvicinatele sistematicamente, sappia anche cosa fare per non lasciar morire il proprio lavoro, proponendosi come ricco serbatoio di ulteriori approfondimenti su filmografie e singoli film. Dopo anni di pigre critiche autoreferenziali e istantanee, prive di prospettiva storica, fa piacere scoprire che qualcuno ha ancora delle cose da dire a proposito dei film sul Vietnam e dei suoi sottogeneri, sugli incubi nucleari dell'America, sulle più recenti guerre di Hollywood, tenendo ben presente che il cinema è una precisa espressione della società e della Storia.
Umberto Mosca
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