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Burke James L. - Pioggia al neon | In una palude nei pressi di New Orleans viene trovato il cadavere di una donna assassinata. Nel corso delle indagini, Dave Robicheaux, duro e onesto tenente della squadra omicidi si imbatte in un capomafia che cerca in ogni modo di fargli abbandonare il caso. Il detective riesce a sfuggire a una trappola mortale ma non riesce ad evitare una sospensione da parte dei superiori. Si trova dunque di fronte a un doppio compito: trovare le prove per discolparsi e quelle per inchiodare l'assassino.
Media Voto: 4.6 / 5Romano De Marco romdema@tin.it (09-01-2006) Sono abbastanza deluso da questo primo romanzo della lunga saga che Burke ha dedicato al tenente Robicheaux; l’ho letto in soli due giorni e mezzo ma devo dire che, sinceramente, mi aspettavo di meglio.
A scanso di equivoci devo premettere che l’ho trovato un romanzo poliziesco ben scritto, con una ambientazione suggestiva, una trama interessante e dei personaggi ben delineati. Detto ciò, permane un senso di delusione dovuto al fatto che di romanzi polizieschi di questo genere, in giro ce ne sono a tonnellate.
Ognuno degli aspetti positivi, fra quelli sopra citati, non costituisce una particolare novità per questo genere di letteratura. Manca quel qualcosa in più che ne determini l’originalità, che ne faccia risaltare le caratteristiche (o almeno UNA caratteristica) nei confronti di decine di altri romanzi simili.
Non avrebbe nuociuto al tutto, per esempio, una caratterizzazione più estrema del personaggio principale.
Robicheaux ha un background che più stantio non si può (ex-alcolizzato, ex-soldato in vietnam, mollato dalla moglie) ed è in perenne bilico fra l’essere un boy-scout idealista e un vendicatore violento e risoluto.
Certo, bisogna sottolineare che trattasi di un romanzo di quasi 20 anni fa e che sicuramente Burke si sarà adattato ai tempi e avrà innescato un processo di evoluzione di trame e personaggi nei successivi 13 “capitoli”.
Sicuramente continuerò a leggere Burke (quando finalmente mi sarò procurato PRIGIONIERI DEL CIELO) sperando in un costante miglioramento.
Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Greta gretel68@virgilio.it (08-01-2006) Potete solo immaginare la soddisfazione che prova un lettore, amante del genere (ovvio), dopo aver letto PIOGGIA AL NEON. Potete capire con che gusto questo lettore riesca a finire il libro nel giro di 24 ore…e a rammaricarsi di averlo finito. Questo è il romanzo d’esordio di L.Burke e se il resto della saga mantiene la promessa, possiamo dire di avere di fronte qualcosa d’appetibile per placare la nostra voglia di giallo.
Con un po’ di delusione mi accorgo di essere circondata da saghe meno valide, da thriller in economica a 5 euro, ma di non avere nessuna pubblicità d’ingolosimento su i libri di L. Burke. Anzi! Da quello che ho captato mi sembra che trovare certi suoi romanzi sia difficile se non quasi impossibile.
Passiamo ai paragoni:
Sono molto soddisfatta da questa lettura, ma devo dire che Willeford con TIRO MANCINO la eguaglia alla grande e naturalmente Chandler dall’alto sorride con superiorità. Dovrebbero davvero smetterla di scomodarlo ogni cinque minuti per equipararlo a ogni detective nuovo. Marlowe è Marlowe. Stop. Il resto viene dopo. Qui mi riferisco all’introduzione di PIOGGIA AL NEON.
Connolly ha fatto bene ad attingere alla fonte di L. Burke, ma credo che sia molto più ricercato e descrittivo di quest’ultimo….ad ognuno il proprio modo direi.
Dave Robicheaux è un grande personaggio, su di lui ci si potrebbe spendere un dibattito, solo per descriverne l’infanzia o il rapporto con la Luisiana o con l’alcol.
La prosa di L.Burke è dritta come l’autostrada Piacenza – Brescia ma con molta più varietà nel paesaggio o nell’interpretazione del tragitto.
Insomma…L.B. padre di Connelly, professore di Connolly, fratello adottivo di Willeford e parente di Lansdale. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Andrea72 whitewhizard@tiscali.it (26-12-2005) Romanzo molto “potente” questo di Burke, si fa leggere in brevissimo tempo ed ha una forza narrativa difficile da trovare nei giallisti che hanno seguito le sue orme.David Robicheaux è un personaggio fortemente caratterizzato, fin da questo primo libro della serie si hanno già tantissime informazioni su di lui, sulla sua psicologia, sul suo carattere, sul suo passato, sulla sua percezione del mondo e di come cerca di viverlo.Una cosa che ho apprezzato molto è la totale umanità con cui Burke fa vivere questa storia, non trasforma il tenente cajun in un superuomo, ma in una persona con i suoi timori, le sue fragilità, e i conflitti che dividono i suoi sentimenti dalla sua missione.Mi sono piaciuti molto i tempi descrittivi di Burke, gli attimi di sospensione dalla trama, la sua capacità di dargli degna cornice con la voglia e il desiderio di fermare un attimo il tempo per contemplarlo al suono di una musica, per ammirare le bellezze che il mondo ci invia, nella natura, negli animali, nelle sfumature del cielo.Ci dona pagine con descrizioni meravigliose della Louisiana, del cibo, del tempo, scorci di passato e di vita vissuta perfettamente integrati con il contesto della trama, dosando sapientemente acceleratore e freno a mano con piccoli quadri di parole assolutamente godibilissimi da leggere e che avvolgono di atmosfera tutti gli avvenimenti che accadono.Leggendo PIOGGIA AL NEON non ci si deve aspettare un thriller con colpi di scena particolari, non ci sono atmosfere in cui ad ogni porta che si chiude si sobbalza sulla pagina, però si trova una trama ben costruita, piena di nomi e di fatti che si intersecano tra di loro in maniera graduale e ben congeniata, un'ottima ambientazione e un personaggio che si inserisce prepotentemente tra i migliori di tutte le saghe che imperversano negli scaffali sotto la categoria thriller.Adatto per chi ama tutte le saghe di cui sopra, certamente da avere, da leggere e da seguire,almeno per gli amanti dei thriller, dei romanzi polizieschi, assolutamente da non perdere. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Ceia ceiaceia@alice.it (03-12-2005) Pioggia al Neon mi è piaciuto, mi ha emozionato, mi ha resa completamente sua, in un attimo.E questo da subito, dalle prime pagine, da quando Burke inizia a gettarmi addosso nomi come fossero coriandoli colorati di carnevale, da quando, in un paragrafetto delizioso, mi mette al corrente di quelli che sono i casi su cui sta indagando il suo poliziotto – e avrebbe potuto scrivere un libro per ogni caso!,e poi ci presenta i problemi personali, i problemi che si creano, in casa, in un matrimonio, in un rapporto amoroso, quando si fa un lavoro del genere, e ci racconta anche come è difficile non farsi intaccare dal male, ci dice quanto è dura aver incontrato il Mostro della Guerra e dimenticarlo. Si finisce con il rifugiarsi nell’alcol piuttosto che nella droga o nella corruzione. Robicheaux è un uomo che ha un passato pesante da dimenticare, un uomo tormentato dagli incubi – c’è un passaggio, a questo proposito, a un certo punto, che è da brividi, per chi l’ha letto intendo quando lui perde i sensi prima che venga appiccato fuoco alla sua auto, oh beh, quei viaggi della mente, in mezzo alle trincee, quel sentirsi trasportato in barella, vabè, da brividi davvero – e poi lui è di un cinico pazzesco, ma nello stesso tempo ha ancora speranza, non rinuncia a lottare. Poi c’è anche da dire che vive su una barca, in un lago che ha nascosto dentro sé cadaveri di famiglie naufragate e sottomarini nazisti che paiono ancora navigare lì sotto,insomma: Burke sa creare l’atmosfera. Impressionanti le figure dei “cattivi”, se si considera quella specie di simbolismo che Burke non esita ad appioppargli. C’è un uomo che ha l’alito del Male – per via di un fatterello che pare gli sia capitato in tempo di guerra - e un altro che il Male ce l’ha dentro e che se lo sta divorando nel vero senso della parola. La tensione, nel romanzo, non viene mai meno. Si ha voglia di capire cosa sta succedendo, di scoprire l’intreccio, e insieme ci si diverte nel leggere le scene di azione, bravo Burke! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Albys braveheart1966@libero.it (18-10-2005) Amo le saghe poliziesche, tanto che ne ho già "aperte" 7-8 mastodontiche. Ebbene, se considero i primi numeri (le partenze di saga, insomma), questo Pioggia al neon è il migliore. Solo lo straordinario Codice di Caccia di Sandford (forse mai più ripetutosi a quei livelli) regge il confronto. E, off course, Dalia Nera di Ellroy, che è semplicemente il miglior poliziesco di sempre. Dunque Burke parte meglio di Connolly, Connelly, Lehane, Rankin, Crais, Deaver, Willeford. Pioggia al neon è stato scritto nel 1987, ma è ancora attualissimo, e l'impatto con il romanziere della Louisiana è avvincente: si intuisce da subito il grande tessuto narrativo, la splendida capacità descrittiva - piuttosto lirica - la competenza e la bravura nel gestire acceleratore e freno. I momenti d'azione (tanti, ma non spara-spara) si miscelano benissimo ai numerosi momenti intimisti e ai ricordi del protagonista, quel poliziotto cajoun di nome Dave Robicheaux che nulla ha da invidiare a colossi come Harry Bosch e John Rebus in materia di carisma.
Robicheaux è un tipo estremo, ha una testa più dura di quella di Bosch ed è più violento. Già in questa prima puntata si caccia in guai enormi e il tirarsene fuori gli costerà parecchio. In effetti in questo Pioggia al neon (un titolo metafora dei suoi vizi alcolici) ne succedono di tutti i colori, ma Burke non supera mai i livelli di credibilità; anzi, la collocazione sociale della storia è molto dettagliata e precisa, tanto che non si farà fatica a credere che tutto sia in effetti successo in quella splendida terra piena di "estremi" che è la Louisiana. Un clima ballerino e violento come la gente, criminali cinici e di varia nazionalità (terruncielli compresi), richiami al passato e alle varie etnie, e su tutto e tutti la lunga ombra del Vietnam, che ha segnato gli anni '80 di tanti reduci americani. E' un grande, Burke, si vede subito. Ha tantissimo dentro, lo si capisce dalle storie dei personaggi secondari che lui butta dentro in modo egregio e che sono sempre interessanti e originali. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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