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Ligabue Luciano - Fuori e dentro il borgo | Quando torna al borgo, il cantante trova Virus e Savana, Spiura e Genova, Pluto e Cosmo, Cico, Tondo e il Condor, e Athos "prugna", il boss del liscio, come dire l'altra faccia della musica (e della cultura) popolare di questa incredibile terra "tra la via Emilia e il West"; ma trova anche finalmente i ritmi per concentrarsi su se stesso.
| La recensione de L'Indice |

scheda di Lanfranco, C., L'Indice 1997, n.11
(scheda pubblicata per l'edizione del 1997)
È in una quarantina di brevi racconti, ritratti veloci, frammenti di storie che Luciano Ligabue, cantautore rock abituato alle folle di spettatori, racconta l'angolo di Emilia da cui proviene e a cui torna, quando può. È l'Emilia casareccia dei locali dove si balla il liscio, del Bonanza che trascorre la vita al cinema e, a fine film, rifà per la strada le scene madri, sparando all'impazzata o improvvisando mortali colpi di kung fu, del Condor che conosce a memoria tutti i tipi di treni, locomotive, carri merci che passano per la Verona-Brennero, delle zie che hanno fatto la Resistenza, dei pranzi di nozze con trecento invitati e il sosia di Elvis che balla sui tavoli. Ligabue racconta con tenerezza e divertimento, con tristezza talora, le storie della gente accanto a cui è cresciuto, le violenze e le allegrie. Altri frammenti sono dedicati alla vita musicale di Ligabue, ai concerti negli stadi, ai compagni di tournée che, finito di smontare il palco, vanno in cerca di donne. Riecheggia talora in queste pagine l'eco del primo Tondelli, cui è peraltro dedicato un ricordo affettuoso: un Tondelli addomesticato e ingentilito però, privo di quell'inquietudine selvatica che abbiamo letto nelle pagine di "Altri Libertini", un Tondelli, se mai, visto come ispiratore, lui per primo ad aver colto, di quell'Emilia provinciale e apparentemente un po' sonnolenta, la tristezza sotterranea e disordinata. Le pagine migliori del libro di Ligabue sono dedicate ai personaggi che caratterizzano la vita di paese, pagine talvolta di vivido divertimento, come quelle sull'irresistibile vecchietto reduce da una guerra d'Africa sempre più lontana nel tempo e sempre più affollata, nell'instancabile raccontare del protagonista di eroismi impressionanti, leoni enormi sbudellati con una mano sola e aerei abbattuti a pugni dall'eroe arrampicato su una palma. Meno bello e coinvolgente il libro quando invece racconta dei concerti e della vita sul palco: l'inevitabile retorica del rock prende un poco la mano all'autore, sia quando racconta dei concerti degli altri, quelli visti dal parterre, sia quando descrive i suoi e tenta di trasmettere al lettore le emozioni che prova, il dispiegarsi dell'energia durante la musica, la forza che si libera gridando in un microfono. La lingua dei libri e quella delle canzoni sono cose diverse; non sorretta dalla musica, quest'ultima occupa la pagina con eccessivo rumore, diventa ingombrante e, alla fine, un poco stonata.
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