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Wiesel Elie; Saint Cheron Michael de - Il male e l'esilio |
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Titolo | Il male e l'esilio |
| Autore | Wiesel Elie; Saint Cheron Michael de | Prezzo Remainder - 55%
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€ 6,51
(Prezzo di copertina € 14,46 Risparmio € 7,95)
|  | | Dati | 2001, 302 p. | | Traduttore | Landolfi I. |
| Editore | Dalai Editore
(collana I saggi) |
Normalmente disponibile per la spedizione entro 3 giorni lavorativi | | 
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| Elie Wiesel, premio Nobel per la Pace nel 1986, scrittore ebreo di lingua francese e oggi naturalizzato americano, dopo molti romanzi e saggi sulla condizione ebraica e in genere sulle grandi questioni che concernono la religione, la politica e il razzismo, qui risponde a questioni importanti della cultura odierna. L'intervistatore, il critico e amico Michael de Saint Cheron, lascia che lo scrittore si abbandoni alle sue riflessioni, che passano da Primo Levi al Talmud, dall'India alla Cina, dalla religione cattolica alla Shoah e alla politica israeliana, dalla memoria alla fine del comunismo. In modo pacato, sottile e acuto, Elie Wiesel affascina il lettore per la passione e la saggezza con cui ogni tema è analizzato e partecipato.
| La recensione de L'Indice |
 Una donna impetuosa, geniale,politicamente influente e un dittatore misogino, fermamente deciso a conquistare, dopo la Francia, l'Europa: incompatibili fin dal primo incontro, Madame de Staël e Napoleone costituiscono una "coppia" unita da un odio tenacissimo, di cui le pagine di questi Dieci anni di esilio offrono l'appassionata testimonianza. Scrittrice in ascesa di idee apertamente liberali, messa al bando da Parigi per volontà del "tiranno", dal 1803 al 1814 Madame de Staël percorre l'Europa come una regina in esilio, omaggiata da sovrani e illustri personalità quali Goethe e Schiller, accompagnata da amori più o meno fugaci, e sempre perseguitata dall'autorità del "Corso africano", la cui presa di potere, il 18 brumaio, le aveva tolto ogni speranza di libertà per la Francia, regalandole in cambio "una difficoltà a respirare liberamente", che di lì a poco sarebbe diventata "una malattia dell'Europa intera". Come osserva acutamente Benedetta Craveri nell'introduzione, "Bonaparte non rappresentava per la scrittrice solo la negazione dell'ideale di libertà", dal momento che acquistava ai suoi occhi "una dimensione metafisica": era cioè l'incarnazione del male assoluto, così come il proprio padre il banchiere Necker, ministro delle Finanze al tempo di Luigi XVI rappresentava per lei l'uomo per eccellenza virtuoso. La notizia della sua morte la raggiunge nel 1804 in Germania, privandola di colpo della sua ombra protettiva; da quel momento, il rapporto a distanza tra Madame de Staël e Napoleone assume una drammaticità martellante: "Sarei stata arrestata ovunque comandasse la Francia", racconta, e per evitarlo decide di raggiungere Londra attraversando l'Austria, la Russia e la Svezia. Gli incontri importanti, i successi mondani, la generale ammirazione non sembrano mai appagarla del tutto: la presenza invisibile è in ogni pagina, "il fantasma della tirannia mi perseguitava dappertutto". Franca Zanelli Quarantini |
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