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Titolo | Palinsesto |
| Autore | Vidal Gore | Prezzo Sconto 15%
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€ 15,37
(Prezzo di copertina € 18,08 Risparmio € 2,71)
|  | | Dati | 2000, 496 p., ill. | | Traduttore | Bartocci M. |
| Editore | Fazi
(collana Le strade) |
 Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni | | 
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| Gore Vidal racconta la sua vita di scrittore controcorrente nella prospettiva critica propria dell'Impero Americano. Dall'adolescenza a Washington quale nipote del senatore T.P. Gore all'apprendistato letterario e alla scandalosa rivelazione della propria omosessualitŕ; dal periodo di lavoro per Hollywood alla vicinanza affettuosa alla famiglia Kennedy e agli appassionati incontri-scontri con scrittori e personaggi pubblici. Il libro va oltre il carattere dell'autobiografia o memoria e acquista una vera a propria dimensione narrativa.
| La recensione de L'Indice |

recensioni di Dowling, G. L'Indice del 2000, n. 10
Gore Vidal Š forse uno degli autori pi— classici che l'America abbia mai prodotto, se per classicismo intendiamo un'attenzione alle forme, una predilezione per la ragione invece del sentimento, una visione distaccata, obiettiva e anti-romantica della vita. La mancanza di struttura della sua autobiografia Š perci• a prima vista sorprendente. L'autore sembra rinunciare a qualsiasi ordine cronologico, raccontando i fatti della sua vita pi— o meno come gli vengono in mente e interrompendo il racconto con continue osservazioni sull'attualit… (1994-95) che lo circonda mentre scrive.
"No, non ho trovato nessuno schema ["pattern"] per la vita, ma forse - obietta alla fine del libro - non ce n'Š alcuno se non la nascita e la crescita, la decadenza e la morte, qualcosa che conosciamo gi… dal principio". Sono soltanto gli ingegneri - precisa, riferendosi maliziosamente anche al suo rivale di lunga data, Norman Mailer - che vogliono che ogni cosa sia "collegata a un'altra, mentre gli scrittori e i politici nati sanno, istintivamente, che nulla Š veramente collegato, se non in ci• che noi immaginiamo come scienza. La letteratura, come la politica di un Franklin Roosevelt, richiede una mente divergente".
Nella prefazione Vidal spiega di aver sempre usato la parola "palinsesto" in modo scorretto, pensando che "fosse di esclusiva pertinenza all'ambito architettonico, come le mura di San Marco a Venezia, con i loro frammenti di bassorilievi, pezzi di porfido, cocci di ceramica...". Nonostante abbia scoperto il vero significato della parola ("Una pergamena ecc., che Š stata scritta due volte, dopo che Š stata cancellata la scrittura originale"), la tecnica che adopera per raccontare questa vita "senza schema" Š molto pi— vicina alla sua prima concezione: come San Marco contiene tesori rubati a Bisanzio, questo testo contiene molti brani - interi capitoli addirittura - gi… pubblicati altrove, come le pagine su Tennessee Williams (per altro molto belle - peccato solo che il soprannome inventato per lui da Vidal, "the Glorious Bird", crei in italiano un doppio senso non voluto) o su Ana‹s Nin; la tecnica di "incrostazione", per usare l'espressione di Ruskin, si vede anche nel suo continuo saltare dal passato al presente, dalla critica letteraria alla politica, dall'amore all'odio - o al pettegolezzo. Tutto contribuisce all'abbagliante mosaico.
In maniera postmoderna (una definizione che sicuramente l'autore rifiuterebbe con la stessa veemenza con la quale rifiuta ogni interpretazione freudiana del suo comportamento) ha luogo quasi una cronaca diretta della composizione - come se volesse dare l'illusione al lettore di essere vicino all'autore. Ma se Vidal Š Vidal, si tratta appunto solo di un'illusione e il libro ci fa conoscere Vidal, ma sempre a debita e irriducibile distanza.
Uno dei suoi ritratti pi— riusciti - poche pagine per• di grande effetto - Š del filosofo Santayana, conosciuto a Roma. Parlando della sua vita, il filosofo dice: "Sono nato alla fine della guerra civile americana mentre quelle due guerre tedesche messe insieme sono durate... quanto? Nove anni? Degli ottantacinque anni che ho vissuto, nove anni di guerra non sono niente". Nella traduzione italiana (generalmente molto fedele) la riflessione di Vidal Š la seguente: "Ovviamente, ci• che voleva farmi intendere era che dovevo coltivare la capacit… di guardare in avanti". Il testo originale Š un po' diverso: "I must cultivate the long view". Santayana non propone una visione ottimistica del futuro ma piuttosto la capacit… di vedere la vita nel suo insieme, ottenendo cosŤ un senso della vera proporzione delle cose.
Qualche pagina pi— avanti troviamo queste parole, frutto di una riflessione sul riscaldamento della terra mentre Vidal passeggia nel suo giardino a Ravello: "Siamo destinati all'estinzione, un pensiero consolante in uno dei pi— bei giorni che possa ricordare qui sulla costa o, per quanto mi riguarda, da qualsiasi parte". Questa Š veramente "long view" - o forse, piuttosto, come ci suggerisce anche una bella foto della sua casa su una scogliera a quattrocento metri sopra il golfo di Salerno, "high view". Non Š soltanto auto-ironico il ritratto che Vidal fa di se stesso nelle prime pagine del libro: "Chiaramente, per l'elevata e solitaria posizione che occupo nel mondo - non sono forse io il Buddha vivente (oppure quello Š Richard Gere?)... sono condannato ad essere l'eterno outsider".
Vidal ha sempre coltivato la posizione olimpica. I suoi grandi romanzi sulla storia americana non aspirano a nessuna visione intimistica della storia e dei suoi protagonisti; Š una visione disincantata delle grandi forze che muovono la storia. I protagonisti dei suoi romanzi satirici, come Myra Breckinridge o Kalki, sono cosŤ "long-seeing" che coltivano piani per la razza umana come potrebbe fare un agricoltore per un branco di animali pateticamente degenerato.
A volte questa olimpicit… pu• sembrare soltanto un gioco di "name-dropping", come quando scrive: "L'ambasciata britannica di Roma ha appena telefonato. Voglio andare a una cena per la principessa Margaret a settembre?" o "Paul Newman ha appena telefonato. Lui e Joanne vogliono sentirmi parlare... Propone di cenare con i Clinton... Siccome con loro non ci parla nessun altro, ci andremo". Ma questa disinvoltura mondana non Š soltanto una posa. Questi sono effettivamente gli ambienti in cui si muove fin dalla nascita.
Per• una tale consapevolezza della propria superiorit… pu• essere uno svantaggio in un'autobiografia, dalla quale tradizionalmente ci si aspetta una storia della crescita di una personalit…, una storia fatta anche di sbagli e di ripensamenti, di pressioni subite da parenti e amici... Ma Vidal sembra essere nato gi… olimpico. I suoi parenti, sia quelli mostruosi come la madre o quelli pi— affettuosi come i nonni o il padre, sembrano tutti rievocati con lo stesso distacco. Abbiamo l'impressione che egli non sia mai dipeso da nessuno - con una sola eccezione, come vedremo.
Palinsesto va cosŤ giudicato per i ritratti di altre persone e in questo senso Š un libro davvero delizioso. Come gi… accennato, le pagine su Williams sono note, ma ci sono anche ritratti splendidi di Allen Ginsberg e Jack Kerouac, con delle acute osservazioni sul movimento Beat: "Alcuni anni fa, quando rilessi Sulla strada, trovai quell'esperienza un po'... beh, romantica. C'Š talmente tanta energia e giovinezza nei suoi folli vaneggiamenti, e se il risultato assomiglia pi— a Looney Tunes che a Cervantes, allora tanto peggio per l'alta letteratura".
E poi ci sono le pagine sulla politica - e soprattutto sul clan Kennedy. Qui Vidal sembra aver gettato la penna per il pugnale e pensando al suo iniziale sostegno a JFK ci viene da chiedere quale sar… il suo ritratto della coppia Clinton tra una trentina di anni. In queste pagine lo scrittore scende momentaneamente dall'Olimpo per tuffarsi nel fango del pettegolezzo - e forse anche della diffamazione. Ma anche qui cogliamo la stessa nota di splendida superbia: "ho letto che le due persone che Bobby [Kennedy] odiava maggiormente (una rara distinzione, dato che odiava cosŤ tanta gente) erano il capo del Teamsters Union, Jimmy Hoffa, e me". Con questo glorioso trofeo Vidal risale sulla montagna.
E l'eccezione? Esiste sotto questa armatura di ironia e vetriolo un cuore tenero - un "soft centre", come si dice in inglese? Quando il libro era uscito in inglese i critici avevano indicato come prova di un Gore Vidal pi— tenero le pagine sull'amore adolescenziale con Jimmie Trimble, morto durante la seconda guerra mondiale, "il cui sudore aveva l'odore del miele, come quello di Alessandro Magno". Anche in queste pagine c'Š un errore di traduzione piccolo ma significativo. Vidal, paragonandosi come sempre a Kennedy, dice di aver trovato "certe somiglianze tra me da giovane e lui, in particolare per quanto riguarda le questioni sessuali. Nessuno dei due era molto interessato a dare piacere al proprio partner. Entrambi non volevamo altro che raggiungere l'orgasmo con il maggior numero possibile di partner attraenti". Conclude per• il capitolo con le seguenti parole: "Ma la camera da letto mi fa tornare in mente che, a differenza di Jack, una volta io (in questa precisa stanza... e mai pi—?) sono stato innamorato". Le parole in parentesi nel testo originale sono: "in this very room - and ever since?". Quindi, anche se con un punto di domanda, Vidal ci dice non che non abbia mai pi— amato ma che Š ancora adesso innamorato. La prova Š la sua decisione di essere seppellito accanto a Jimmie nel cimitero di Washington. E il grande scrittore di un classicismo distaccato riesce alla fine del libro a imporre un senso di forma a questa vita "senza schema": ma Š una forma che deriva da una visione che si potrebbe definire "romantica". Come immagine finale Vidal adopera quella usata da Aristofane nel Simposio: "Alla fine, mi sembra di aver scritto, per la prima e ultima volta, non la storia di fantasmi che temevo di scrivere, ma una storia d'amore, dalla forma circolare come il desiderio (e il suo inseguimento), che termina con tutti noi, alla fine, all'ombra di un faggio rosso".
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Paolo (30-06-2004) Da leggere e rileggere. Fino a consumarsi la vista! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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