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Fox Paula - Il vestito della festa |
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Titolo | Il vestito della festa |
| Autore | Fox Paula | Prezzo Sconto 15%
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€ 12,75
(Prezzo di copertina € 15,00 Risparmio € 2,25)
|  | | Dati | 2007, 247 p., brossura | | Traduttore | Guerzoni G. |
| Editore | Fazi
(collana Le strade) |
| | Disponibile anche in ebook a € 9,99 |
 Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni | | 
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| Subito dopo la sua nascita nel 1923, Paula viene abbandonata dal padre, uno sceneggiatore di Hollywood con il debole per l'alcol, e dalla madre, starlette cubana glamorous e anaffettiva. Soccorsa dalla nonna, la bambina passa di mano in mano e di città in città: da New York a Cuba, dal convitto di Montreal a una squallida stanza ammobiliata a San Francisco. Sopravvissuta al lato più oscuro di Hollywood, tra fugaci apparizioni di attori famosi - Buster Keaton, John Wayne, Harpo Marx - e i luccichii di un mondo in dissolvenza, cullata dalla gentilezza degli sconosciuti, educata alla vita da zio Elwood, un severo pastore protestante, si sposerà a diciassette anni con un marinaio aspirante attore da cui avrà una figlia che darà a sua volta in adozione. L'indimenticabile romanzo autobiografico di Paula Fox si chiude con l'incontro, avvenuto a distanza di decenni, prima con la figlia perduta, e poi con l'anziana madre moribonda. "Il vestito della festa" è il ritratto composto di un'infanzia alla deriva, la delicata testimonianza di quanto - quanto poco, in fondo - ha bisogno un bambino per sopravvivere.
| La recensione de L'Indice |
 Da tempo si aspettava l'uscita dell'autobiografia di Paula Fox, una scrittrice che i lettori, americani e non, hanno imparato a conoscere solo da qualche anno nonostante la lunghissima e alacre attività. Fermo restando il rispetto per il genere letterario, questo particolare modo di raccontare assomiglia più al diario per l'accanimento sul dettaglio, sui fatti minuti a detrimento della visione d'insieme, come se non ci fosse un progetto da perseguire, un'evoluzione da accompagnare. Contro ogni possibile visione organica, avversa a qualsiasi ideale formativo,Paula Fox entra con quel suo atteggiamento asettico nel proprio passato. Sarcastica, suo malgrado, veloce, quasi frenetica, come deve essere stato l'andamento della sua vita. La sua storia inizia con un abbandono. Figlia di genitori eccentrici, uno sceneggiatore di Hollywood e una quasi attrice di origine cubana, la bambina a soli cinque anni viene affidata, dopo essere stata letteralmente dimenticata in un orfanotrofio, alle cure dello zio Elwood, un pastore congregazionista che la alleva in una grande casa vittoriana sulla collina di Balmville nello stato di New York. Gli anni che vivrà come "figlia del reverendo" saranno i migliori. Al riparo dall'influenza nefasta e dall'intermittente presenza dei genitori, Paula Fox, in quella manciata di tempo, riesce a fondare un'intera esistenza. Legge Irving, i fumetti di Bibì e Bibò, Arcibaldo e Petronilla (siamo nel trenta) e, tratti dalla libreria del soggiorno, Twain e Kipling, va a scuola regolarmente e si costruisce una visione del mondo cosiffatta: "Immaginavo che le persone venissero piantate in terra come noccioli di frutti". A dieci anni, il caos: sballottata da una città all'altra, tra dimore lussuose in riva al mare e case umide e buie a San Francisco, Paula Fox rientra nell'egida dei genitori. Alcolizzati, frustrati, in perenne conflitto tra loro, posano sulla figlia uno sguardo a tratti indifferente, a tratti crudele. La madre, soprattutto, sembra quasi non accorgersi della sua esistenza, disprezzando in segreto ogni suo gesto, ogni sua ricerca d'affetto. La nonna, si fa per dire, corre in suo soccorso. Inizia così una nuova fase "cubana", con gli zii stravaganti e cordiali. Infine una nuova zia e il ritorno a New York, dove sposa un marinaio attore da cui ha una figlia che dà in adozione. Solo molto più tardi la reincontrerà in un albergo di San Francisco: due donne sedute vicine. "Ogni tanto passava qualcuno, ma non faceva caso a loro. Si raccontavano storie di vita, punteggiandole di silenzi". Un destino che si chiude su un reiterato abbandono, come se non fosse possibile porre un argine alla coazione a ripetere. Un destino di non affetto, di oscure radici e, nonostante tutto, d'avventura. Camilla Valletti |
Cristiana (21-03-2009) Bello e commovente; il commento di Ibs è perfetto, forse per questo noi lettori troviamo poco da aggiungere. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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