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Lepore Giorgia - L' abitudine al sangue | "II tuo futuro non è oggetto di discussione, né ora né mai. Il mese prossimo verrai avviato alla carriera militare": crollano così i sogni di Giuliano, figlio dell'imperatore di Bisanzio, posto dal padre a capo dell'esercito. Il giovane, incapace di sopportare la perdita di vite umane, la vista e l'odore del sangue, grazie anche all'amore della prostituta Eucheria troverà il coraggio di ribellarsi al ruolo impostogli. La vendetta paterna sarà feroce: Giuliano, ridotto a schiavo e torturato fin quasi alla morte, è rinnegato e rinchiuso in un monastero. Da qui ha inizio il lento percorso interiore del protagonista, il suo confronto con il dolore per la perdita della donna amata e l'abbandono da parte di Dio e del padre, fino al raggiungimento della pace nell'epilogo del romanzo.
Media Voto: 4.66 / 5Massimo mafabb@tin.it (26-06-2010) Romanzo storico di nicchia difficile da trovare in libreria e scoperto col passaparola di un amico che conosce personalmente l'autrice pugliese. Ottimo esordio di Giorgia LEPORE che speriamo continui ad allietarci con altri simili lavori. Ambientato nel periodo altomedioevale e nell'Impero bizantino il lettore viene catapultato in atmosfere molto ben rese, rivivendo con il protagonista l'angoscia della sua tormentata storia e le varie fasi della sua vita. Ben costruiti i personaggi al contorno ed originale la stuttura del racconto basata sul lento percorso interiore e le inevitabili riflessioni contrapposte a quelle del monaco Johannes. Il finale del libro lascia adito a qualche interpretazione. In poche parole: libro da non perdere. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Renzo Montagnoli renzo.montagnoli@gmail.com (29-10-2009) Questo libro presenta molteplici chiavi di lettura che ne fanno un’opera per certi versi ardita, ma che nel complesso costituisce il positivo esordio letterario dell’autrice.
Premessa indispensabile è che non si tratta di un romanzo storico in senso stretto, perché se è vero che la localizzazione è Bisanzio, capitale del Romano Impero d’Oriente, l’epoca non è esattamente determinata, pur presentando caratteristiche tipiche dell’alto medioevo; anche per i personaggi non vi sono diretti riscontri, pur se in un’attenta analisi alcuni possono essere ricondotti a figure che hanno caratterizzato alcuni secoli di quel periodo.
C’è indubbiamente il tentativo della scrittrice, appassionata di storia bizantina, di fornire l’immagine di quel che era quel lontano impero, caratterizzato da faide nella famiglia regnante con frequenti delitti particolarmente riprovevoli, quali il parricidio e il fratricidio, e in questo senso l’impostazione dell’opera assume i toni di una tragedia che richiamano opere di Shakespeare, in primis l’Amleto. E. come dice Giorgia Lepore nell’intervista, questo è un romanzo di relazioni, fra padre e figlio, fra fratelli, fra figlio e madre, fra uomo e donna, ma soprattutto fra uomo e Dio. Nessuna esclude le altre, ma costituisce una serie di tappe, di anelli di una vicenda che porta al rapporto più importante, a quello che è uno dei maggiori temi dell’opera, cioè alla ricerca in se stessi dell’originario spirito divino per potersi accostare a Dio.
Giuliano, il protagonista principale, è indubbiamente un personaggio complesso, tanto che Giorgia Lepore lo ha definito una sintesi di “colonne portanti” della storia bizantina, che vanno da Giuliano l’apostata a Basilio II.
Insomma, a un protagonista, che non è mai esistito, è stato affidato il difficilissimo incarico di rappresentare un mondo in più epoche, di nobilitare nell’uomo il senso della vita con una scelta individuale per l’amore verso Dio, di essere così antico e al tempo stesso moderno, anzi addirittura senza tempo.
Meritevole di lettura.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Giuseppe Sorrenti (30-07-2009) Romanzo bellissimo. Le descrizioni sono accurate, i dialoghi mai banali, il ritmo della narrazione scorre fluidamente. I personaggi di Giuliano, Eucheria, Costantino e persino quella controversa dell'imperatore ti conquistano pian piano. Le pagine in cui il protagonista parla del suo amore per Eucheria sono da ricordare. Ma quello che in particolare resta è la malinconia di fondo che pervade tutto il romanzo e commuove il lettore, senza
cadere nel sentimentalismo. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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