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Tomasi Silvia - Dino Buzzati. Il deserto dei tartari |
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Titolo | Dino Buzzati. Il deserto dei tartari |
| Autore | Tomasi Silvia | Prezzo Sconto 50%
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€ 4,10
(Prezzo di copertina € 8,20 Risparmio € 4,10)
Prezzi in altre valute |  | | Dati | 2002, 144 p. |
| Editore | Vallardi A.
(collana Sintesi) |
Normalmente disponibile per la spedizione entro 5 giorni lavorativi | | 
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17 recensioni presenti. Media Voto: 4.64 / 5Laura (30-08-2010) Sarà che l'ho letto in un periodo della mia vita in cui il mio tempo scorreva via come sabbia tra le dita senza che io me ne rendessi conto, sarà che stavo vivendo sulla mia pelle il passaggio dal liceo all'università, ma l'ho adorato perchè mi sono immedesimata nel personaggio e nelle sue sensazioni. Quando si è bambini non ci si rende conto del tempo che scorre, si ha tutta la calma del mondo per guardarsi attorno e cogliere il bello di ogni cosa. Poi arriva un giorno in cui si cresce e ci si rende conto che il tempo a disposizione è sempre meno. Secondo me è da leggere in periodi della vita in cui sono in ballo delle transizioni, solo così lo si può capire, ma soprattutto apprezzare. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Nicola Intrevado intrevado@hotmail.it (26-07-2010) Dino Buzzati concretizza il " Minimalismo " prima che sia teorizzato dagli autori americani dei primi anni ottanta. Mette in pratica il grande indugio del caso , l' attesa del " domani accadra' ", il grande senso del nulla che veste la totalita' estrema ed ingombrante delle cose della vita, prima che questi nuovi " ingredienti " diventino , l' inflazionato l'humus di ogni cuoco-scrittore di gialli dei nostri tempi " troppo gialli ". Buzzati e' oltre e prima di ogni altro e suo malgrado. E' avanti in un epoca di ordinaria ovvieta' dei parametri di stesura di un qualsiasi testo narrativo del suo tempo. E' Becket prima di Becket o come Becket e senza essere Becket nell' oggetto stesso dello specifico della fabula. Buzzati era un personggio isolato , non-compretitivo , perso nelle stanze del Corsera in via Solferino che tratta con indifferenza i tanti che , in altre stanze , si fanno una guerra spietata per essere cercare di essere i Buzzati dei giorni a venire. Freddo e incravattato, ironico e forte fumatore, distante e cortese come chi, nella pausa caffe', non si alza dalla sedia perche' : sta studiando una mossa a sorpresa per vincere la sua partita a scacchi con Dio. E vince. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Anna Maria (03-05-2009) L'ho letto trenta anni fa e sicuramente potrei eleggerlo come "il libro" che ha segnato la mia adolescenza. Senza narrare nulla dice tutto: questa è la forza del libro.
Da leggere assolutamente! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
FORTEBRACCO (18-02-2008) Un capolavoro ricosciuto, quindi non spendo parole a questo fine. Ne voglio però sottolineare un messaggio positivo, sottaciuto: come un ideale forte possa nobilitare e riempire anche una vita che parrebbe predestinata alla banalità. La nostra mente ci consente, sempre, di governare le nostre vite. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Antonio alius3@tre.it (11-02-2008) Ci sono capolavori che giacciono in un cassetto per esser rivalutati postumi e romanzi modesti che si vuol, a tutti i costi, far passare per opere d'arte. Il Deserto dei Tartari appartiene a questa seconda categoria. La scuola può far danni come la religione! Perchè romanzi come quello in esame passano alla storia? Sono convinto che sia la società ad inculcare concetti errati nel giovane e lo costringa a pensarla in un determinato modo. Crescendo poi, fortunatamente, qualcuno riesce a liberarsi dai condizionamenti e nuotare controcorrente. Leggete il Deserto dei Tartari liberi da condizionamenti e lo troverete un romanzo che di speciale non ha nulla. Semplicemente racconta la vita per come la conosciamo. E' questo un motivo sufficiente per farne un capolavoro? Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Gianpietro Vairo (27-03-2007) L'ho letto due volte: la prima a venti anni e la seconda a quaranta (e non è detto che non ci saranno altre riletture).
Un libro che lascia veramente senza parole!
La vita è solo una grande attesa dell'unica cosa che sicuramente arriverà! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Simona B. s_bellocchio@hotmail.com (21-03-2007) Che dire, il vero argomento secondo me è la morte. L'attesa e la morte. Ognuno di noi è eroe di se stesso..e questo può bastare per una vita dignitosa! Non serve molto...basta questo! Basta vincere l'unica vera battaglia... Meraviglioso... Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Emiliano (06-10-2006) Semplicemente il punto più alto della letteratura italiana del Novecento. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Leonardo (27-07-2006) Un capolavoro assoluto del '900.
Profondo, malinconico, unico. Da leggere assolutamente Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Marco1967 marcomaresca1967@yahoo.it (24-07-2006) Un capolavoro unico, inarrivabile, con la sua grande, maliconica, coinvolgente atmosfera della solitudine e dell'attesa. La Fortezza di Buzzati si erge sul vuoto, sull'infinito, sul tempo, sul mistero della vita. Pensate a che livello infimo, invece, è arrivata la "letteratura" odierna: in ogni capitolo (di massimo 4 pagine) deve succedere qualcosa con grande macedonia di personaggi altrimenti il libro, secondo gli editori americani ed americanizzati, non vende. Preferisco restare sulla Fortezza. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Carlo M. (26-05-2006) Allegorico e profondo. Sul senso della Vita. Sul sentirsi qualcosa a prescindere dall'opportunità di dimostrarlo agli altri e soprattutto di provarlo a se stessi.
Aprezzabile per la gestione del tempo e le descrizioni quasi visive degli scenari.
Sicuramente un capolavoro estetico e concettuale.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Alberto B. (01-12-2005) La fortuna che accolse il romanzo fu eccezionale, considerati i tempi di guerra, ed aumentò col tempo, sia come vendite e numero di edizioni, sia come valutazione della critica, che ne ha fatto uno dei “classici” della narrativa del Novecento.
Il manoscritto, consegnato all'editore nel marzo del 1939, portava
come titolo “La fortezza”, ma Longanesi, per evitare che il titolo lasciasse
nel pubblico l'idea di un romanzo di guerra (era scoppiata, quando
uscì, nel '40, la seconda guerra mondiale) suggerì il titolo che noi conosciamo.
Io l’ho letto qualche anno fa da studente liceale, quando ancora non ero un accanito lettore, ma mi appassionò molto e il suo ricordo è sempre piacevole tanto che mi sono preso la videocassetta di recente.(Tra l’altro la fortezza del film è sita nel territorio iraniano colpito dal devastante terremoto di due anni fa che ha ridotto tutto in macerie)
Non servono molti commenti: le sensazioni che può suscitare un libro del genere sono personali e profonde.
Certo come lettore ci sono rimasto un po’ male visto che questi tartari non sono riuscito a “vederli” neanche io!!
A parte le battute questo è uno di quei libri che dopo averlo finito puoi veramente dire la troppo inflazionata frase: “ Mi ha lasciato qualcosa”
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Francesca O (10-09-2004) Uno dei libri che merita davvero di essere considerato un capolavoro del 900 Voto: 5 / 5 |  |  |  |
armand (04-06-2004) grande libro. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Pino laface (21-10-2003) Una meravigliosa metafora della vita che...vi cambierà la vita. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
chiara (18-08-2003) è uno tra i più bei romanzi del '900. se non l'avete ancora fatto, leggetelo. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
claude b (11-06-2002) il libro per eccellenza che avrei voluto scrivere!! sublime, poetico, angosciante Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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