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Narrativa straniera  Avventura 

Coloane Francisco - La scia della balena

La scia della balena TitoloLa scia della balena
AutoreColoane Francisco
Prezzo € 13,43
Dati1999, 320 p.
TraduttoreCacucci P.; Corica G.
EditoreGuanda  (collana La frontiera scomparsa)

Attualmente non disponibile su IBS
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Descrizione
Pedro Nauto ha tredici anni ed è cresciuto con il marchio del figlio illegittimo: quando sua madre muore, affronta la vita di mare prima come aiutante di un palombaro, poi rimorchiando i vapori in porto, dove conosce Albarràn, capitano di una baleniera. Lo prendono a bordo e Pedro, giorno dopo giorno, impara il duro mestiere di marinaio. Un giorno, il capitano, notando l'anello che Pedro porta al dito, si accorge che le iniziali sono le sue...

La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice

recensioni di Riera Rehren, J. L'Indice del 1999, n. 06

Francisco Coloane fa ritorno con questo libro a Chiloé, la sua isola natia, dopo le avventure patagoniche narrate in Capo Horn, Terra del Fuoco e I balenieri di Quintay, anch’esse pubblicate da Guanda negli ultimi due anni. Torna anche alla dimensione del romanzo, con cui si era già cimentato nel suo libro più famoso in patria, El ultimo grumete de la Baquedano, un classico obbligatorio nei programmi scolastici cileni.

Coloane, scrittore ottantenne e vecchio lupo di mare fino a poco tempo fa completamente sconosciuto fuori dall’America Latina, è sbarcato in Europa, bisogna dirlo, grazie all’intraprendenza di Luis Sepúlveda, che, oltre a scrivere e vendere come pochi altri, si spende nella lodevole attività di diffondere il lavoro di colleghi che spesso meriterebbero più attenzione da parte di critica e pubblico europei.

Narratore che si potrebbe definire realista, e che qualcuno può ascrivere al genere dei romanzi d’avventura, Coloane non merita tuttavia di essere catalogato con troppa facilità quale esponente di quel realismo ingenuo e pedagogico praticato diffusamente nella letteratura ispanoamericana della prima metà del secolo. D’altra parte niente ci autorizza a metterlo in relazione con gli ormai sufficientemente decantati autori del boom degli anni sessanta e settanta che diedero una memorabile scossa alla narrativa un po’ sonnolenta che li aveva preceduti in quell’ambito; altri sono i temi e le fonti, altra l’esperienza di vita.

Ma anche la scrittura di Coloane rompe i fili della tradizione, è anzi un enorme tentativo di creare una forma narrativa che vuole svelare al mondo esterno, al mondo che si crede esterno, una storia e una geografia di cui nessuno si occupava e che conteneva in forma esplicita molti temi oggi riconosciuti come tipici della modernità. Primi fra tutti quelli della mescolanza etnica e culturale, dell’idealismo nichilista del cittadino del mondo che si lascia alle spalle le facili certezze delle società consolidate, della distruzione dell’equilibrio ambientale da parte dell’avidità industriale e in nome dei miti del progresso, del romanzo di formazione che procede attraverso la delusione e la speranza.

Nei libri precedenti a La scia della balena, Coloane, come faceva Borges con inimitabile perfezione, crea atmosfere e avvenimenti di tono epico racchiusi nella scomoda e teoricamente inadatta forma del racconto. I protagonisti sono figure vere (l’avventuriero rumeno Julius Popper, ormai diventato un must per le nuove generazioni di narratori della Patagonia, Patricio Mans, Miguel Littin e, prima di loro,
Bruce Chatwin) o inventate, che si muovono su un territorio molto preciso, anche se sterminato: la Patagonia e la Terra del Fuoco, dove il rapporto fra gli individui e la natura si rivela enormemente complesso. Perché se da un lato è importante per Coloane sottolinearne la complementarietà, vediamo svilupparsi anche una lotta sempre terribile fra la vulnerabilità e piccolezza degli uni e la potenza crudele dell’altra. Il disastro naturale o provocato dalla malvagità umana incombe continuamente in queste pagine. I personaggi sono marinai, pescatori, cacciatori di foche, cercatori d’oro, domatori di cavalli, e si chiamano Schaeffer, Novak, Ramírez, Handler, Spiro, arrivano dai cinque continenti, hanno per di più un passato scabroso, vogliono arricchirsi in fretta. Di indigeni ne rimangono ormai pochissimi da queste parti perché nella seconda metà dell’Ottocento i cristiani si erano assunti la missione storica di sterminarli per facilitare i compiti della benedetta accumulazione originaria di capitale. Non mancano infatti i racconti dove vengono evocati quei massacri, e altri accaduti nel presente della narrazione, come la spietata repressione da parte dell’esercito argentino degli operai patagonici cileni protagonisti di lunghi scioperi e della rivoluzione libertaria del 1919 (epopea a cui sono dedicati i tre magnifici volumi di Los vengadores de la Patagonia tragica, dello scrittore argentino Osvaldo Bayer).

L’isola grande dell’arcipelago di Chiloé è invece un punto di partenza e di ossessivi ritorni. Chi vi è nato a un certo momento della sua vita emigra, ma non riesce mai a liberarsi della nostalgia e dell’amore per questa piccola patria, che è terra di pescatori, coltivatori di patate e donne artigiane tessili, ma anche di molti intellettuali che, come il famoso cineasta ormai francese Raúl Ruiz, trovano sempre, anche nelle situazioni più inattese, un modo per intercalare un riferimento a miti e leggende popolari dell’isola. Pure, nei libri di Coloane, compaiono spesso i fantasmi del Trauco, perfido seduttore di ragazzine, dei dannati sopravvissuti del Caleuche, la nave scomparsa nel nulla, dell’Imbunche, orribile bambino figlio di stregoni, della Pincoya, strega regina delle notti di Chiloé.

Ed è il punto di partenza di Pedro Nauto, il giovane protagonista di La scia della balena, libro scritto nei primi anni sessanta che narra vicende d’inizio secolo. Pedro non sa chi sia suo padre ("figlio di un trauco!" gli urlano dietro i ragazzini del paese), forse un marinaio mai più tornato nell’isola, e perde la madre in un naufragio all’inizio del romanzo. Diventa quindi adulto a meno di quindici anni e deve affrontare l’avventura della vita in condizioni difficili, anche in rapporto alle difficoltà generali della popolazione locale. In questo libro l’avventura di Coloane è soprattutto un percorso interiore, un processo di formazione morale, rispetto al quale l’ambiente circostante, i luoghi della terra e del mare, l’isola rivendicano un ruolo fondamentale, ma sempre in funzione della crescita spirituale di Pedro. A differenza dei modi del realismo ingenuo in cui predomina un bisogno di credibilità e di oggettività, peraltro sempre frustrato, in Coloane, specie in questo libro, la narrazione è pervasa da un crescente scetticismo o aperto pessimismo sulla natura del comportamento umano che ha il suo centro nello sguardo e nei pensieri del protagonista. Il ragazzo scopre progressivamente la banalità del male dietro apparenze di mediocri normalità, nei perfidi egoismi degli amici, nelle piccole crudeltà famigliari, e tende sempre di più a svincolarsi dal reale per andare verso il mito assoluto che è anche mito di purezza assoluta: l’oceano e la balena. Sappiamo che il pessimismo isolano è leggendario, ma ce la farà il giovane Pedro a trovare le arcane fonti che fanno della vita un’avventura degna, oltre che alcune rivelazioni sul mistero delle proprie origini? Qui Coloane si misura con i suoi grandi maestri Melville e Conrad, e lasciamo ai lettori il gusto di conoscere e giudicare gli esiti.

Possiamo comunque anticipare che, avanzando verso orizzonti più ampi, il protagonista scoprirà, insieme alla magia della caccia alla balena, l’esistenza di una complessa umanità a lui sconosciuta, densa di quei personaggi che invece noi conosciamo bene perché vivono in tutti i libri di questo scrittore. La sua nave punta ancora verso sud, verso i fiordi della Terra del Fuoco e le propaggini più estreme dell’Oceano Pacifico. E lì ritroveremo gli Hansen, i Buffon, i Yañez, pensatori e predatori delle praterie australi che in un certo modo contribuiranno a tenere Pedro attaccato alla terra, persino quando essa assume l’apparenza del mare. E anche a vincolarlo al mondo delle idee astratte e alle mille storie provenenti da tutti gli angoli del pianeta. Seppure uno di loro l’avverta: "Non so in quale libro ho letto che nelle navi di esplorazione del Polo Sud si concedeva il permesso di parlare solo un’ora al giorno su argomenti come politica e religione (…) e generalmente dopo pranzo, perché tali idee provocano meno esaltazione con lo stomaco pieno".

Francisco Coloane è scrittore politico e scrittore che si occupa di problemi etici, ma ha sempre svolto il suo mestiere di narratore dentro una scelta di vita completamente diversa da quella degli intellettuali di professione. Da qui deriva la sua posizione eccentrica nell’ambiente letterario cileno e ispanoamericano. Collocato ai margini dei margini, lontano dai cenacoli ed estraneo ai dibattiti, Coloane riesce tuttavia, attraverso un lavoro di umanizzazione della natura e dei luoghi sconfinati, a mostrare che il centro è dappertutto. In questo, abbiamo in lui uno scrittore moderno, e profondamente americano.

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