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Narrativa straniera  Moderna e contemporanea (dopo il 1945) 

Rezzori Gregor von - Memorie di un antisemita

Memorie di un antisemita TitoloMemorie di un antisemita
AutoreRezzori Gregor von
Prezzo € 16,53
Dati2001, 320 p.
TraduttoreCocconi Poli M.; Dell'Anna Ciancia E.
EditoreGuanda  (collana Narratori della Fenice)

Attualmente non disponibile su IBS
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2 recensioni|Invia recensione|
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Descrizione
La parabola di un uomo dall'adolescenza alla maturitą, sullo sfondo delle trasformazioni di una terra di confine. Il protagonista, cresciuto nella lontana Bucovina, crogiolo di popoli e razze diverse, sperimenta sulla propria pelle la dissoluzione della Felix Austria. Austriaci, tedeschi, slavi, turchi, armeni, ebrei da cittadini di un impero si trovano a essere popoli diversi con crescenti aspirazioni indipendentistiche. Le sue vicende personali lo costringono a interrogarsi sui temi dell'identitą, della trasformazione dell'io, tipici della letteratura mitteleuropea.

La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice

Innanzitutto bisogna chiarire che il titolo è ironico e fuorviante: nei cinque capitoli del romanzo, del tutto indipendenti, il narratore racconta storie d'amore o d'amicizia con ebrei, pur non nascondendo di nutrire pregiudizi nei loro confronti (curiosamente anche la presentazione nel catalogo dell'editore è unilaterale). Si può identificare a grandi linee l'io narrante con l'autore, che ha fatto di tutta la sua opera un'autobiografia più o meno romanzata. Rezzori nacque nel 1914 in una famiglia aristocratica di origine italiana a Czernowitz, la capitale della Bucovina che divenne rumena nel 1918, visse in seguito a Bucarest, quindi a Vienna fino allĘAnschluss. Sono città in cui si respirava un'aria cosmopolita, crogiolo di identità e realtà diverse, che lasceranno la loro impronta sull'autore, cittadino del mondo e per molti anni apolide. Czernowitz era la città universitaria più orientale dell'imperial-regia monarchia; la Bucovina, parte dell'Ucraina, era un crocevia di popoli, lingue, razze e culture.

Il primo capitolo, Skutschno (traslitterazione tedesca del russo che significa noia, vuoto dell'anima, che Rezzori interpreta come struggimento intenso, il sentimento che gli provocavano da bambino gli spazi sconfinati del suo paese), è dedicato a Claudio Magris, suo "scopritore" in Italia all'inizio degli anni sessanta e in seguito amico, che firma la prefazione a questa nuova edizione, una conversazione con Rezzori pubblicata dal "Corriere della Sera" nel 1990. L'amicizia con il figlio di un medico ebreo, ovviamente non vista di buon occhio dai parenti fino al giorno in cui la zia scopre che il ragazzo è un eccezionale pianista, va a finire male come quasi tutti i rapporti con gli ebrei descritti in questo romanzo. Ciò conferma il pregiudizio del titolo, ma il protagonista continuerà a essere attratto e respinto a un tempo dalla diversità. Il secondo capitolo, Gioventù, dedicato a Eric Linder, ci conduce a Bucarest, dove il protagonista vuole rendersi indipendente e, con la velleità di diventare un artista (Rezzori ha illustrato alcune sue opere con uno stile grafico che corrisponde perfettamente a quello narrativo), si adatta a fare il vetrinista per una ditta di cosmetici. Lo affascinano soprattutto i quartieri più popolari e periferici e inizia inaspettatamente una relazione con una bottegaia ebrea vedova molto più anziana di lui. Il loro amore è condannato a non durare, ma ci colpisce per l'intensità quasi dolorosa.

Ancora a Bucarest, il terzo capitolo, Pensione Löwinger, è il racconto delicatissimo dell'incontro con una giovane ebrea, che prega il protagonista di aiutarla a disfare la casa dei suoi zii morti. Rivivere la storia della coppia attraverso i suoi ricordi avvicina i due giovani; la zia, modestissima commessa, venerava lo zio, un gran signore armeno fuggito da Costantinopoli negli anni venti, e gli aveva taciuto la sua origine. Il protagonista scopre casualmente che lo zio sapeva tutto, ma non riesce a raccontarlo alla ragazza, che lo caccia perché per colpa sua ha vissuto una terribile esperienza. La pensione Löwinger è il luogo in cui inizia a scrivere, incoraggiato da un ospite che apprezza la sua abilità nel raccontare e il suo spirito di osservazione. Il quarto capitolo, Fedeltà, ci fa conoscere la più bella delle figure femminili del romanzo, una giovane ebrea viennese colta, intelligente, raffinata e affascinante, vicina di casa della nonna di Arnulf (nominato per la prima volta, poi scambierà il suo primo nome con il terzo, Gregor) da cui egli abita durante i suoi cosiddetti studi di architettura. La loro relazione è fatta di tenerezza, amicizia, complicità, ma non è esclusiva, perché Minka, che ha dieci anni più di lui, è uno spirito libero. Arnulf lascia Vienna per fare il servizio militare in Romania, ha una storia fallimentare con una donna sposata e ritorna nella capitale proprio alla vigilia dellĘAnschluss (la marcia nazista a Vienna è un motivo ricorrente nelle opere di Rezzori), in tempo per condividere gli ultimi giorni convulsi dei suoi amici ebrei prima dell'emigrazione.

L'ultimo capitolo, Pravda, narra di un signore che nel 1979 a Roma va a far visita alla prozia russa della sua terza moglie italiana e si interroga sulla verità delle sue storie, della storia. La sua seconda moglie ebrea lo rimproverava di non essere veritiero, e la tendenza all'affabulazione, all'"invenzione della realtà", gliel'aveva alienata. I racconti della prozia vengono intessuti nella trama dei suoi, e quando la pronipote ne riconosce qualche frammento lui ribadisce il suo diritto ad appropriarsene perché appartengono al suo mondo.

Questo romanzo è allo stesso tempo lucido e favolistico, ironico e tenero. Rezzori in Germania non ha avuto il successo che merita, se non per alcune opere minori. I critici seriosi lo hanno tacciato di frivolezza (ha scritto molto su riviste, per il cinema, ha vissuto in ambienti mondani), senza tenere conto della sua profondità e del suo acume, ma forse il motivo principale della scarsa simpatia di cui godeva è il modo impietoso e spassionato in cui parlava dei tedeschi. La traduzione, rivista dall'edizione del 1980, rende bene il ritmo e il timbro dell'originale, nient'affatto semplici; ma come possono ignorare le traduttrici che Schicklgruber è il vero cognome di Hitler, e non viene citato solo perché "ricorda origini volgari", come spiegano in nota?

I vostri commenti
  Media Voto: 5 / 5

claudio (11-07-2004)
e' un buon libro e Gregor Von Rezzori un ottimo scrittore.
Voto: 5 / 5
Francesco (26-11-2001)
Un grande libro (e una splendida traduzione), che si inserisce a pieno diritto nella schiera dei Kafka e dei Musil e li completa. Per un libro cosi’ si puo’ perfino perdonare a un editore le galline che volano e l’atterraggio dei gamboa.
Voto: 5 / 5

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