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Mishima Yukio - Sole e acciaio | L'autore racconta la scoperta della propria identità fisica, l'interesse per la pratica delle arti marziali e la ricerca di un "linguaggio del corpo"; la testimonianza di un'appassionata indagine nella propria identità di uomo, oltre ogni limite, oltre ogni convenzione.
Media Voto: 3 / 5ArthurB. (14-10-2011) Credo si possa definire un delirio di un nazionalista, ma allo stesso tempo M. scrive su canoni etici ed estetici che secondo la sua visione il Giappone dal dopoguerra aveva in parte perso. Non condivido molto, ad es. il ruolo centrale dato all'esercito ("...ero oppresso dall'atmosfera di immane inutilità che aleggia su un esercito in tempo di pace. Naturalmente questo è l'esercito giapponese, composto da uomini di estrazione comune,...estranei alle tradizioni e alla gloria"). Comunque leggerò dell'altro. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Euge (13-12-2010) Uno dei libri più inutili che abbia mai letto. Paradossalmente è pure scritto bene e abbastanza scorrevole, ma l'ho finito solo perchè è molto corto allora non c'avrei perso su troppo tempo. Capisco che intellettuali come Veneziani che avevano una ventina d'anni negli anni '70 ne possano essere stati folgorati. Ma, oggi, nel 2010 l'ho trovato inconsistente. Se si vuole sapere qualcosa di Mishima sul Giappone si leggano le belle Lezioni spirituali, se si vuole sapere qualcosa invece sulla volontà di potenza, il culto della natura, e un po' tutto il paganesimo (anche attualizzato), magari lo stesso Veneziani, Nietzsche.... Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Nicola Intrevado intrevado@hotmail.it (01-05-2009) In una cultura quale quella giapponese, nella quale la stilizzazione estrema e' stumento, fondamentale, del linguaggio del corpo e del vivere quotidano nella comunita' intellettuale dell' epoca, e' quntomeno bizzarro che ,un esteta, estremo, quale Mishima , abbia teorizzato e scritto un saggio. La Yourcenar lo defini' nel suo , del libro " Mishima o La visione del vuoto " : un delirio. E, effettivamete se non proprio tale, sicuramente, un monologo serrato, nel quale l' autore cerca di mettere ordine nella sua stanza dei giochi. E' innegabile la componente ludica ,nella quale : il corpo forgiato nei muscoli, la spada sguainata, la lotta estrema, la danza del duello, il dolore ed il sangue, sono gli elementi che compongono l' universo dello scrittore quale uomo d'azione oltre che , artista. Ma Mishima e' un finissimo romanziere, un gande romanziere , ed e' , come dire , non proprio , o compltamente a suo agio nell' esporre i temi in mostra nella sua esternazione d' intenti. E' difficilissimo seguirlo nel suo divagare, nel suo itinerario di ricerca perigliosa, e talvolta , si ha piu' di un' impressione che , egli stesso , non sappia molto chiaramente , il percorso e la meta , nella quale ha pensato di condurci. Il parallelismo con D' Annunzio , e' inevitabile a questo punto. Pealtro , molto ammirato da Mishima che , tradusse anche il " San Sebastiano " , dal francese in giapponese , dell' autore abruzzese. Ma , al pari del vate l' atteggiamento e' di posa , di pura postura estetica. Vi e' tuttavia una non lieve differenza. Eccola. Una volta D' Annunzio all' Opera di Roma in una delle sue pose , qualcuno gli urlo' : " Ma , la finisca. Rapagnetta !!! ". Appostrofandolo con il suo vero cognome , tutt' altro che aulico. Mishima non ebbe nessuno che gli fermo' la mano mentre si squarciava il ventre e Morita , sia pure con notevole imperizia, gli mozzava la testa e, questo dimostra , ammesso che ce ne fosse stato bisogno di farlo notare che , il giapponese a differenza dell' italiano ,era in buona fede. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Nosfe (07-01-2009) E' un testo che mi è scivolato sulla pelle e a tratti ha penetrato le mie carni. Sul serio, ho provato strane sensazioni mentre riflettevo sul "linguaggio del corpo" che sta al centro di quest'opera. E' un indagine interiore ma anche esteriore, sul valore dello spazio fisico che occupiamo, in ultima analisi su tutto ciò che di concreto rappresentiamo. E' anche un indagine sul valore (e ruolo) della letteratura, sul rapporto che le parole hanno con la realtà e sui paradossi che ne conseguono.
Mishima ha uno stile di scrittura straordinario, anche mettendo da parte le (interessantissime) tematiche che affronta, ci si potrebbe crogiolare nel puro piacere della lettura fine a se stessa.
Bello. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Alex zedernet@hotmail.com (20-09-2001) Nel Giappone degli anni '70, paese in continua evoluzione, attraversando la dicotomia tradizione e capitalismo, il romanziere nazionalista Mishima riesalta i valori della tradizione e della pacatezza nipponica. Il sole rappresenta così lo spirito e la forza interiore dell'uomo, l'acciaio è l'espressione del corpo in una accezione quasi ellenica. Ottimo per chi ha bisogno di ritemprersi contro la decadenza... Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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