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Cendrars Blaise - La mano mozza | Un romanzo intenso sulla Grande Guerra. Cendrars vi partecipò combattendo al fronte, e raccontò l'orrore, lo sgomento, le privazioni, le miserie ma anche gli slanci di coraggio, la vitalità e persino l'umorismo di soldati mandati a morire nel grande olocausto del primo conflitto. E' una rappresentazione cruda, realistica ma anche partecipe, nella quale si alternano scene terribili dei combattimenti, rari momenti di felicità delle licenze, con il soffio di speranza che comunicava ai giovani in armi.
Media Voto: 4.33 / 5gianni (05-07-2010) Bel romanzo autobiografico sulla prima guerra mondiale: la vita in trincea, la precarietà dell’esistenza dei soldati al fronte. Bellissima prosa per descrivere l’assurdità della guerra, e lo stesso autore non ne faceva mistero parlando anche con i suoi superiori, cosa che, insieme ad altre intemperanze del suo comportamento gli è costato non pochi problemi al fronte. Molti capitoli del libro sono dedicati a singoli compagni d’armi di Cendrars che poi sono morti o che poi lui ha ritrovato a distanza di molti anni. Uno degli ultimi capitoletti è dedicato poi a tutti quelle persone sconosciute ma che non hanno avuto una sorte molti diversa di quella dei compagni dell’autore ma di cui non sono state narrate le gesta. Cendrars ha inoltre visto la guerra da una posizione un po’ particolare, lui infatti era arruolato nella Legione Straniera e quindi, pur essendo militare, non faceva parte dell’esercito “regolare” francese, e quindi dovevano sempre dimostrare qualcosa più degli altri. Bellissima testimonianza che vale la pena assolutamente di leggere. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Latinese (04-09-2007) Bel libro, sicuramente uno dei più interessanti memoriali sulla Grande guerra. Cendrars è un narratore di prima categoria, e si fa perdonare il suo esuberante nazionalismo e la sua disinvoltura nell'accoppare tedeschi... del resto, Cendrars ha combattuto all'inizio del mattatoio, tra 1914 e 1915. Sicuramente se avesse visto quel che la guerra sarebbe diventata dopo il '15, il suo atteggiamento sarebbe stato diverso. Inoltre ha pagato con la perdita della mano destra (quella con cui scriveva!) per i suoi "peccati". E comunque Cendrars non nasconde niente, e scrive una vicenda nella quale è sempre presente lo strazio per i compagni morti, e il senso di perdita di quelli sopravvissuti ma menomati come lui. Certe volte Cendrars sembra un po' troppo guascone, ma spesso lascia capire che quella è tutto sommato una maschera, e anche un modo di difendersi da qualcosa che ancora (scrive più di vent'anni dopo le sue esperienze) non riesce ad affrontare completamente. Non a caso proprio il momento della mutilazione è assente dal libro, come nota l'introduzione. Peccato che questo bel libro sia stato riproposto nella vecchia traduzione di Caproni, che è veramente un po' troppo obsoleta e avrebbe avuto bisogno di una seria revisione. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
david provinciali d.provinciali@libero.it (05-06-2000) Gli orrori della prima guerra mondiale visti e vissuti da un formidabile narratore. Nasce così, un libro ben scritto, aspro e reale. Le descrizioni dei luoghi e dei personaggi sono crude, ma al tempo stesso, gradevoli e persino goliardiche . Blaise Cendrars riesce ,in questo modo, a coinvolgere il lettore in un argomento, (quello della guerra), spesso difficile da affrontare.
Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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