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Helgason Hallgrímur - 101 Reykjavik | A trent'anni suonati, Hlynur non ha ancora trovato la forza di recidere il cordone ombelicale e vive ancora a casa della madre divorziata, Linda. Il nostro eroe raramente si alza prima del crepuscolo; la notte la trascorre solitamente navigando su internet alla ricerca di siti pornografici o vegetando davanti alla televisione. Non mancano però le serate passate con i due inseparabili amici alla ricerca di qualche conquista sessuale e di nuove sbronze nei soliti locali notturni che si trovano nel centro storico di Reykjavik, codice di avviamento postale 101.
11 recensioni presenti. Media Voto: 4.27 / 5Gigi gigisalluzzi@libero.it (21-09-2005) Tra le vie di una Reykjavìk irreale, attraversata da ombre, che entrano e escono dai suoi locali alla ricerca di calore, alcool e sesso facile, si aggira solerte Hlinur. Un trentenne come tanti, si direbbe, che gira per il centro di Reykjavìk... niente di più lontano dal vero. Hlinur è affetto da disoccupazione cronica, ha una vita sociale quasi inesistente, trascorre le sue mattine vegetando sul letto disfatto a guardare film porno alla televisione e a masturbarsi con impegno invidiabile. Hlinur, irriverente ed eterno Peter Pan, vomita i suoi pensieri in un moderno flusso di coscienza e accompagna il lettore in un viaggio verso l'ignoto, verso quella parte di noi che preferiremmo mantenere muta e assopita, ma che ruggisce e scalpita per uscire. La tenebra dei sentimenti, delle paure e delle difficoltà dell'uomo occidentale che si sente sempre più insicuro e inadatto a competere con se stesso e con il sesso opposto: l'autore, Hallgrimur Helgason trasforma le parole in musica e ti coinvolge in un ironico walzer dissacrante che non può lasciare indifferenti. Un romanzo paradossale, allucinato e allucinante, sottilmente sarcastico, violento, assolutamente non politically correct: è dall'incontenibile fluire delle parole di Helgason che il lettore viene catturato, da una scrittura musicale che non è da leggere sottovoce, ma da urlare, da vivere in prima persona. Paranoico quanto basta per risvegliare e dar libero sfogo alle paure, le tensioni, i desideri e le pulsioni del maschio contemporaneo, rinchiuse e sigillate nella tenebra conradiana di tutti i giorni, nella fredda e inospitale Reykjavìk, claustrofobico "cuore di tenebra" del XXI secolo. Un romanzo non adatto a pudiche educande, sfrenatamente grottesco e sfacciatamente irriverente…un capolavoro, insomma! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Isabella isabella.1@libero.it (31-08-2005) Ho letto il libro in tre giorni perchè credo non si possa uscire dal viaggio del protagonista. è travolgente, la scrittura incalzante, fatta di flash, di pensieri che sembra di vedere.
Per chi ha amato Alta Fedeltà è imperdibile anche se decisamente più crudo, cinico, disilluso, provocatorio ... tutte "qualità" che il protagonista si porta addosso in una finta inconsapevolezza, infilate nelle tasche del suo giubbotto di pelle dove le trova immancabilmente assieme a sigarette, preservativi e acidi.
terrificante la mamma chioccia così tanto "latina" in questo atteggiamento; meraviglioso scoprirla lesbica e fiera di questa seconda vita al punto da ostentarla e coronarla con una pater-maternità...
per me assolutamente da non perdere! da evitare se si cerca il romanzo insipido da leggere in scioltezza ...
complimenti davvero al traduttore! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Michela midepaoli67@yahoo.it (15-06-2004) L'ho letto in un periodo in cui ero depressa perchè avevo sentito dire che era molto divertente... effettivamente alcuni passaggi sono un po' crudi ma l'insieme è geniale. La cosa che mi è piaciuta di più è l'idea di dare un valore monetario ad ogni donna che il protagonista vede; sono quei giochini un po' adolescenziali che si fanno anche nella terza adolescenza perchè in fondo in fondo non si cresce mai. Io avevo fatto qualcosa di simile qualche anno fa con una mia collega: avevamo chiesto a tutti i maschi del nostro ufficio i loro gusti in fatto di intimo femminile (e uno di loro si è vendicato chiedendoci i nostri in fatto di intimo maschile!) Forse siamo tutti un po' Hlinur... Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Ale (20-08-2003) Magari dipende dal genere che uno è abituato a leggere(Welsh), ma sinceramente ho trovato questo libro noiosetto, con qualche raro sprazzo di genialità.Poi probabilmente la bravura dell'autore sta proprio nel dare l'impressione al lettore di vivere nella noia e nell'inedia che Hlinur ha scelto come stile di vita. Sinceramente io sono arrivato alla fine solo x curiosità, ma a stento.... Voto: 2 / 5 |  |  |  |
leonardo leou@libero.it (31-05-2003) helgason è veramente grande , originale pieno di umorismo ma pronto a puntare il dito su problematiche importanti!!( sesso, alcool, gravidanze, disagio umano) ho trovato in lui un grande autore che a risvegliato in me la voglia di rileggere romanzi umani su problematiche giovanili e non!!
ve lo consiglio e poi è islandese!!! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
paolo bescapè (11-02-2003) hlinur è una parte di tutti noi.così vergognosamente pieno di vuoto.GENIALE!!!!!!! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Elena caracarota@libero.it (03-12-2002) Ho appena terminato la lettura di 101 Reykjavík e anche se bisogna avere un pò di peli sullo stomaco per affrontare alcune parti, l'ho trovato geniale. Non è facile rappresentare un nulla così ricco, una complessità di situazioni così banali, un amore virtuale così vicino e lontano, una misogenia così profonda che si avvicina piuttosto a una grande attrazione per l'universo femminile. Helgason ci è riuscito e ci è riuscito con grande ironia e crudezza senza, però, perdere mai un tocco di poesia e di malinconia - crepuscolare forse ad un occhio poco attento - ma presente per tutto il romanzo. E poi, si parla di nascita, di morte e di rinascita, ogni parola, frase, immagine, contengono questi tre aspetti della vita.
Il telecomando, dal quale il protagonista non si separa mai (solo quando 'rinascerà'), è il perfetto simbolo di quella generazione che parla per immagini frazionate, che pensa di poter 'cambiare' ma che non ha la forza di farlo e che, come l'agnello con la cinta alla gola, sopravvive in questa terra nebbiosa e desolata.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Arturo (30-11-2002) Brutto; il libro più brutto letto nell’ultimo periodo. Pagine intere di parole senza senso. L’ho finito solo per “ammortizzare” il costo di 13 euro del prezzo con la consapevolezza di perdere tempo utilizzabile per leggere qualcos’altro.
Trovo inquietante che venga definito “libro culto”. Mi domando come la storia scritta male di uno stronXX che rovina la propria vita e tenta di rovinare quella degli altri, possa essere definito “culto”. L’ho comprato affascinato dal titolo nella speranza di poter scoprire come si vive in un luogo conosciuto solo come meta turistica. Spero che sia anche per gli islandesi una storia al limite e che non siano quindi vittime della peggiore globalizzazione culturale acquisendo il peggio dal mondo anglosassone.
Voto: 1 / 5 |  |  |  |
AngelaM. (17-08-2002) Non ho capito, se è un capolavoro oppure se è banale: sicuramente è da leggere: scorrevole, divertente; narra le giornate di un trentenne disoccupato, che sta ancora a casa con la mamma. Interessante anche perché descrive un ambiente per certi versi molto lontano da noi (Islanda). Voto: 4 / 5 |  |  |  |
carmen carmen.debby@tiscalinet.it (26-04-2002) Avrei voluto assaporarlo piano piano ma la sua forza, la fantasia, gli intrecci inconsci e perfettamente lucidi me lo hanno fatto divorare...
Ho vissuto quei "pochi" giorni accanto a Hlinur, detestandolo e amandolo...vivendolo.
Un capolavoro! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
claudia claudia@dag.it (10-04-2002) innanzitutto, si sappia, un capolavoro di traduzione.
lo trovo un romanzo inventivo con le parole e la lingua, ho letto più di una volta il magnifico monoloquio interiore centrale.
anche la trama è simpatica, con la sua serie di incastri affettivi.
lo consiglio davvero. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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