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Jünger Ernst - Heliopolis |
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Titolo | Heliopolis |
| Autore | Jünger Ernst | Prezzo Sconto 15%
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€ 16,15
(Prezzo di copertina € 19,00 Risparmio € 2,85)
|  | | Dati | 2006, 376 p., brossura | | Curatore | Principe Q. | | Traduttore | Guarducci M. |
| Editore | Guanda
(collana Biblioteca della Fenice) |
 Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni | | 
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| Heliopolis è una città lontana, proiettata in un futuro che la tecnica domina in modo onnipervasivo. Teatro delle passioni umane in cui confluiscono frammenti del nostro tempo, la città è scossa da uno scontro di potere ai vertici del regime. Tradizioni venerabili e antiche comunità sono spazzate via dalle infallibili armi dell'esercito, ma l'apparato tecnologico, che miete le sue vittime in nome del progresso, sa anche preservare la memoria del passato, grazie a potenti apparecchiature che archiviano l'intero scibile umano. Il comandante Lucius, protagonista del romanzo, si dibatte nelle contraddizioni di un'utopia malata, oscillando tra il culto della disciplina e l'attrazione per Budur, donna sfuggente e altera, immagine dell'amore salvifico. Romanzo visionario, sinistra prefigurazione e insieme una delle prove narrative più alte dello scrittore tedesco, Heliopplis fu pubblicato da Jünger nel 1949.
Un lettore (21-12-2006) Diciamo la verità: la retorica jüngeriana sulla "tecnica" ha fatto il suo tempo e appare ogni giorno piu' stantia. Non nego che certe profezie jüngeriane potessero suscitare un certo interesse mezzo secolo fa, ma oggi dobbiamo ammettere che cio' che minaccia l' Occidente non è l'ipertrofia tecnologica, ma quell' insieme di cause che da sempre nella Storia sono state motivo di declino e caduta: decrepitezza, stanchezza esistenziale, ipetrofico benessere materiale che rende sazi e annoiati, e soprattutto lo scontro con civiltà piu' giovani, agguerrite, motivate a imporsi e espandersi e pronte a contrapporre all' "operaio" o al combattente della "guerra di materiali" (per citare ancora un paio di figure della anemica retorica jüngeriana) il partigiano fanatico e disperato, animato (ma, se la grammatica lo permettesse, sarebbe meglio dire "mortificato") da una ideologia di inimicizia totale. Insomma cio' che aspetta l'Occidente non è il paesaggio glaciale della tecnica trionfante, ma il magma di un nuovo medioevo caotico e disperato, in cui la tecnica potra' al masso fornire i rudimenti per evitare il tracollo totale della vita civile (cosi' come i rudimenti della cultura classica permisero all'Occidente di sopravvire allo scorso medioevo). Eppure si fa finta di niente, si continua a definire il librino di Jünger "attuale" e "profetico": sembra quasi che il tanto deprecato "eurocentrismo" si sia ormai rifugiato nelle teorie circa il destino ultimo dell'Europa, quasi che quest'ultima non riesca a concepire l' idea di soccombere di fronte ad altri popoli e nuove barbarie. Tornando a Jünger, penso che il migliore giudizio su di lui sia quello espresso da Goebbels: finita l'esperienza vitale delle "tempeste d'acciaio", cio' che rimane di Jünger è soltanto inchiostro.. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
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