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Nothomb Amélie - Metafisica dei tubi | Un romanzo in cui l'autrice ripercorre i suoi primissimi anni di vita. Una bambina nata in Giappone da una famiglia belga, il suo passaggio da "tubo" con tre sole occupazioni, immobile e onnipotente quanto Dio, a creatura collerica e urlante, infine a essere umano che scopre la propria capacità di articolare pensieri e frasi. Una autobiografia che parla del primo impatto con la vita e dell'attrazione della morte, della scoperta del linguaggio e della bellezza della menzogna.
17 recensioni presenti. Media Voto: 3.94 / 5Luisa luisatedesco@gmail.com (17-10-2011) Questo libro è l'apoteosi della psicologia infantile. E' scritto con uno stile talmente perfetto, che le parole sembrano dettate dalla psiche di un neonato. Complimenti, è bellissimo! Penso che tutti noi dovremmo riflettere con le parole di Nothomb, e, di conseguenza, riflettere su cosa passa nella mente di un bambino, caso mai nella mente del nostro bambino. Quel bambino che spesso pensiamo di "gestire" a modo nostro e secondo le nostre esigenze, esigenze di adulti, senza riflettere affatto su cosa invece passa nella loro testa, cosa loro pensano davvero di noi. Bello davvero! Consigliato. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
giuseppe (06-05-2011) consigliato. un opera geniale e molto carina Voto: 4 / 5 |  |  |  |
erika (13-07-2009) Strampalato , ironico , di una ingenuità disarmante e ... assolutamente metafisico.
La Nothomb ci racconta i suoi primi 3 anni di vita , il suo passaggio da tubo (o ortaggio come la definiranno i suoi genitori)a essere umano ... è un passaggio che ci regalerà tante risate , molte perplessità , diversi spunti di riflessione ! Il mondo visto con gli occhi di una bambina che crede di essere Dio , l'incredibile inganno degli adulti che pensano di comprendere la mente dei propri figli, l'attrazione per la morte ,la simbiosi con l'elemento acqua e una vera e propria repulsione per le carpe.Non ci è dato sapere se sia invenzione o realtà , possiamo solo apprezzare il mondo fantastico e a tratti delirante a cui questa scrittrice ci da accesso.
Fa da incantevole sfondo l'immagine di un Giappone in tutte le sue stagioni.
L'ho trovato un libro leggero e piacevole e mi ha regalato qualche ora di ritorno all'infanzia e a quel mondo incantato e privato che spesso dimentichiamo da grandi.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Francesco orticaria@tiscali.it (12-03-2009) L'ho acquistato per il fascino che esercitava su di me il titolo. "metafisica dei tubi" Mi sembrana una Bibbia del profano...
La prima parte mi è piaciuta abbastanza. IL parallelismo con Dio è interessante e degno di osservazioni. Peccato poi, terminata quella parte sembra che l'autrice abbia terminato totalmente le idee ed abbia riempito le pagine distrattamente. Anzi, sembra quasi non più scritto da lei.
Proverò a leggere "Igiene dell'assassino" e vi farò sapere... Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Elisir (26-01-2009) Scrittrice audace e autentica, non si propone donna da romanzi banali o esileranti, scrive in modo molto piacevole e simbolico; non racconta della vita banale e consueta con superficialità e supponenza, ma di ciò che nella vita accade e che malauguratamente passa inosservato.
Narra del Giappone che l'ha educata a che tutt'oggi è radicato in lei. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Paola (01-06-2008) Libro che ricerca continuamente un'originalità forzata, riuscendoci maldestramente nella prima parte e fallendo del tutto nella seconda.
Appare noioso e prevedibile.
Ho apprezzato di più altri libri della Nothomb, ma, nel complesso, mi appare una scrittrice molto sopravvalutata. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Lucia 78 (23-03-2008) Un libro molto piacevole, profondo, ironico dalla forma impeccabile. Una volta terminato rimane una strana sensazione di leggerezza ed al tempo stesso la consapevolezza di aver letto qualcosa di unico.
Un appunto: non è detto che si debba sempre scegliere tra due cose, si possono apprezzare sia la Nothombe che Fenoglio (autore che conosco e stimo moltissimo) e fare tesoro di quello che di buono e di bello è in entrambi. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Monica (14-10-2007) Decisamente bello. E' il primo libro di Amélie Nothomb che leggo e non sarà di certo l'ultimo. Semplice ma allo stesso tempo complesso, velato di una patina di sottile filosofia esistenziale, ironico e acuto, sprezzante in alcuni momenti sino a sfiorare la crudezza. "Metafisica dei tubi" è un libro cinico ma non per questo manca di una delicatezza che trova sfogo attraverso la fantasia della scrittura dell'autrice, spontanea, sincera e graffiante. I ricordi autobiografici della scrittrice si susseguono in modo oserei dire espressionistico, come se una telecamera riprendesse della realtà che la circonda solo alcuni, limitati aspetti, ma pregni del significato che lo sguardo conferisce loro. Aspetti ed oggetti che si dilatano, si coloriscono fino ai limiti del surreale. Lo sguardo della Nothomb è proprio il punto d'osservazione privilegiato attraverso cui il suo mondo si presenta al lettore, un mondo di una bambina che tanto bambina non è e dai cui pensieri scaturisce quell'atmosfera grottesca che circonda il romanzo.
Per chi ha voglia di qualcosa di genuinamente originale, qualcosa che non voglia a tutti costi esserlo e che, proprio per questo, riesce quasi controvoglia a divenirlo. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
benedetta (07-05-2007) stupefacente... Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Gwynplaine lussi999@libero.it (01-05-2007) nulla di Vero. simpatico, leggero, ma è tutto mestiere. rileggano Fenoglio, gli esaltati. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
ogm (11-12-2006) originalissima descrizione dei primi tre anni di vita della figlia dell'ambasciatore belga in giappone. come se una bambina di pochi mesi potesse, in maniera e misura autonoma e matura, ma comunque infantilmente, ragionare, provare sensazioni, sviluppare considerazioni di fatti e personaggi più grandi di lei. sono molto belli i parallelismi e le descrizioni degli aspetti più rilevanti della sua breve esperienza in questo mondo, dalla spiegazione del perchè "tubo", alla disgustosa bocca delle carpe (sembra quasi di sentirne il devastante alito); dal giardino che fiorisce-sfiorisce su suo ipotetico comando, al suo avvicinamento alla morte sotto la superficie dell'acqua, stando a guardare per capire cosa significhi abbandonare la vita. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
momoko (05-11-2006) Uno stupore continuo! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Marianna (15-11-2005) Geniale!!!! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Riccardo Venturini ricsabazio@libero.it (30-05-2005) Tubo come sinonimo di assenza di ogni desiderio e attaccamento, ma anche di morte, tubo la bambina affetta da inerzia patologica come l'Autrice si descrive nei primi due anni di vita.
Figlia di un diplomatico belga in servizio a Kobe, viene risvegliata alla vita dalla nonna paterna che compie il miracolo portandole del cioccolato bianco dal Belgio (…)
La descrizione del suo terzo anno di vita (il romanzo si conclude col compimento del terzo anno), la conquista del linguaggio, la contrapposizione del ricco mondo interiore di bambina alla superficiale considerazione che gli adulti hanno di lei, le esperienze di interpretazione della realtà, la costruzione di un ordine simbolico in cui collocare genitori, fratelli e altri, costituiscono un'affascinante opera di psicologia dell'infanzia e, in particolare, di un'infanzia troppo felice, passata in Giappone, in quella età in cui il bambino è considerato una divinità («Handicappata da un'infanzia troppo felice, sono abbonata alla nostalgia», dice di sé l'A.). Felicità che viene presto al suo termine quando le viene annunciato quello che non avrebbe mai creduto possibile: un prossimo trasferimento in un altro Paese (…)
La perdita della felicità si tramuta in un improvviso lasciarsi andare, un apparecchiarsi alla morte nel laghetto di casa, ove ha il compito di nutrire le carpe che la disgustano, tubi anch'esse, dalle bocche (lacaniane!) sempre beanti. Così, improvvisamente, sente di cedere alla tentazione di tornare a essere tubo senza reattività, scivolando nell'acqua
Cominciata la “carriera” di scrittrice, il successo è immediato e travolgente (Stupeur et tremblement supera le 300.000 copie): scrivere se non le restituisce la felicità perduta si rivela essere il suo modo di combattere contro il “nemico interno”, contro la morte.
Scrittura come ricordo, rievocazione dell'oggetto perduto, ritorno attraverso il “fantasma” alla pienezza inattingibile degli eventi infantili di “fondazione”.
Riccardo Venturini (da Dharma, III, 2001, n°6
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Anna (11-04-2005) Molto carino! Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Isla (08-03-2005) Un libro godibile, ironico, a suo modo poetico. La descrizione di alcuni personaggi è icastica,arguta, ben riuscita (la nonna belga , ad esempio, o la cameriera giapponese nobile che non si sente cameriera). Da leggere per ricordare che l'uomo non è solo un tubo digerente. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
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