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Vichi Marco - Il nuovo venuto. Una nuova indagine del commissario Bordelli | Firenze, dicembre 1965. Un uomo viene trovato ucciso nella sua abitazione: l'assassino gli ha conficcato un paio di forbici nella nuca. Del morto si conosce la professione, redditizia quanto disgustosa: era un usuraio e la gente, quasi a segnalarne l'estraneità, lo chiamava "il nuovo venuto". Da un primo sopralluogo non emergono indizi significativi. Sarà l'autopsia del medico legale Diotivede a offrire il primo tassello di un puzzle ancora tutto da costruire. Il commissario Bordelli, chiamato a far luce su un delitto che suscita in lui sentimenti contrastanti - il bisogno di far giustizia ma anche una profonda ostilità per la vittima - si appresta a iniziare un'indagine quanto mai ardua.
13 recensioni presenti. Media Voto: 3.61 / 5steven faust tolstoi@virgilio.it (03-03-2009) Non si può non amare il Commissario Bordelli. Ormai e' un vecchio amico che ci porta a Firenze e risolve i crimini a modo suo....senza dimenticare il passato. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
stefano paoli spaoli54@katamail.com (19-02-2008) Piacevole,ben scritto,di lettura scorrevole,ho conosciuto Marco Vichi tramite mia figlia e adesso ci passiamo i suoi libri come fossero golf,chi e'capace di " connettere" 2 generazioni ?
Genitori, genitrici,vi/ci/mi suggerisco di leggere quello che legge la nostra prole.. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
selena luna.selena@lycos.it (09-11-2006) A mio avviso, il più bello dei libri sul commissario Bordelli. Più lento e accurato degli altri, meglio raccontato e più coinvolgente. Bravo Vichi, continua così.. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
lori (30-12-2005) in una parola sola: noioso!
la storia non è neanche male, ma potrebbe andare bene per un piccolo romanzo, per un racconto lungo, ma 400 pagine da riempire sono davvero tante, e l'effetto finale è che tutto sembra stirato, allungato, ripetitivo.
Neppure tutti i personaggi mi sono piaciuti: Rosa soprattutto l'ho trovata davvero ridicola, una macchietta stereotipata.
E' più interessante l'indagine parallela in Sardegna che non quella principale di Bordelli.
I salti nel passato, i flash-back sulla lotta partigiana invece non li ho trovati eccessivi, ma per il resto una bella sforbiciata sarebbe stata davvero opportuna. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Jessica'89 innocenti.monica@virgilio.tin.it (09-09-2005) Il libro non mi è piaciuto per niente, mi dispiace dirlo ma è così. Credevo che in più di 400 pagine riuscisse a darmi più emozioni, e invece per me è solo tempo sprecato, anche perchè mi è sembrato che lo scrittore nelle ultime pagine abbia voluto tirare via. Lo consiglio a chi non ha niente da fare. Mi dispiace. Se conoscete un libro piacevole potete contattarmi. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Massimo (04-08-2005) Il libro non è male, anzi. I personaggi sono tratteggiati con grande attenzione e la Firenze degli anni sessanta doveva essere proprio come quella descritta da Vichi. Bordelli risente molto dell'influenza di Montalbano ma non credo che questo possa essere una particolarità negativa perchè tutta la letteratura è piena di rimandi e di spunti presi da altri autori. Appesantisce molto il racconto la parte politica che a volte straborda e non aiuta lo svolgersi della storia che è bella e non ha bisogno dei continui richiami alla Resistenza per essere ancora più convincente. Non perchè non sia giusta parlare di Resistenza e della tragedia della seconda guerra mondiale, ma infilarcele a forza in un romanzo è fine a se stesso. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
filippo corsini f.corsini@rai.it (19-01-2005) Ho scoperto un nuovo autore. Gradevolissimi e molto suggestivi i racconti del commissario Bordelli. Mi piace molto l'ambientazione fiorentina degli anni '60 forse perchè mi riporta ai luoghi preferiti della mia infanzia, anche se vivo a Roma.
Due personaggi su tutti: Diotallevi e Rosa.
Forse, a voler trovare un difetto, Vichi si sofferma un po' troppo sugli episodi bellici del passato. Mi aspetto un nuovo romanzo ambientato nel '66, l'anno dell'alluvione. Occasione unica!! Voto: 4 / 5 |  |  |  |
KuntaKinte (13-10-2004) Bellissimo, per nulla noioso e anzi, molto avvincente. Mi ha fatto ritornare per le vie di Firenze, quella Firenze ancora genuina, della mia infanzia, di quando accompagnavo nei viaggi di lavoro il mio babbo. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
rosanna rosannapoletto@virgilio.it (13-10-2004) molto molto carino, di piacevolissima lettura (forse specialemte x me che sono fiorentina) il commissario Bordelli è il Fabio Montale di Piazza Piattellina, il Marlowe di San Fediano.... caro Marco raccontaci ancora qualche altra storia... Voto: 5 / 5 |  |  |  |
aldo aldo_lamorgia@virgilio.it (10-09-2004) Che delusione! Mi aspettavo un libro come il precedente che, pur senza essere un capolavoro, mi era piaciuto abbastanza. Mi sono trovato, invece, a scorrere le pagine di quest'ultimo lavoro di Vichi con sempre maggiore noia e disinteresse.
E' un susseguirsi di ripetizioni di quel poco che fa ogni giorno il Commissario Bordelli: pranza al solito ristorante, va a trovare un collega malato, compie la sua buona azione quotidiana con un pregiudicato, ritorna con la mente ai suoi trascorsi di partigiano e così via, senza alcun briciolo di vivacità o di suspence. La storia é piuttosto scontata e potrebbe esaurirsi in qualche decina di pagine. Ne impegna, invece, più di 400, con un notevole spreco di carta e, soprattutto, di tempo del lettore. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Antonello tmcons@tin.it (31-08-2004) Il libro è bello, l'ambiente ben descritto e i personaggi molto approfonditi come tutti e tre i libri sul Commisario Bordelli. Un'unica cosa: era proprio necessario fare anche qui antifascismo militante? Sono le uniche parti dei romanza che appesantiscono... comunque per il resto mi piace tutto. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
michele mickma@libero.it (19-06-2004) "Troppo bello" ! E pensare che l'ho comprato per caso, senza sapere nulla di Marco Vichi ! Seppur diverso, il commissario Bordelli mi avvince tanto quanto il Montalbano di Camilleri. Bellissima la Firenze del '65, sembra di viverci......leggero' senz'altro anche gli altri due romanzi. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Aldo Funicelli aldo.funicelli@virgilio.it (15-06-2004) Vichi ha seguito un percorso evolutivo che lo avvicina a Camilleri: non più un omicidio da cui partire per l'indagine, ma una indagine presa come pretesto per raccontare altro.
Ad es. la realtà che in quel momento sta cambiando. Siamo nel 1965 (a Firenze) e il commissario Bordelli scopre che i giovani in cui si imbatte, per scoprire chi ha ucciso uno strozzino, sono stufi delle persone della sua generazione, del passato delle regole. I capitoli sono inframmezzati dai ricordi di guerra: le azioni contro i nazisti, le rappresaglie, i morti civili e i responsabili delle stragi che non hanno pagato per i loro crimini. Questa è la novità rispetto agli altri libri, con protagonista Bordelli. Voler continuare, direi ostinatamente, a ricordare il passato. Il libro racconta due indagini: quella, ufficiale, di Bordelli, quasi scontata (dal punto di vista del giallo) e quella del suo assistente, Piras, in convalescenza in Sardegna.
Questo libro, più che come giallo, va letto come testimonianza di un periodo. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
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