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Besson Philippe - E le altre sere verrai? | Una donna e un uomo in un bar di Cape Cod. Lei indossa un abito rosso e sorseggia un Martini. Lui pulisce con cura il bancone. Sono Louise, autrice teatrale, e Ben, barman del Phillies. Louise non rinuncia da anni al suo cocktail in quel locale un po' appartato dalla folla, Ben non si perde nessuna messa in scena delle pièce di lei. Ma è anche lo spettatore, discreto e intelligente, della vita e degli amori della donna. Conosce Norman, attore passionale e uomo sposato, e sa che è da lui che Louise sta attendendo una telefonata, un cenno. Ma quando si apre la porta e sulla soglia compare Stephen Townsend, ex di Louise, il Phillies si affolla dei ricordi di un grande amore finito. Ma è finito davvero?
18 recensioni presenti. Media Voto: 4.05 / 5valentina (01-11-2007) un libro perfetto! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
cecilia (21-04-2006) come si fa a dire che è un libro noioso!! Besson è riuscito a creare un grande libro , una grande atmosfera con pochi elementi che ha saputo far brillare di luce propria e attraverso i quali ha fatto si che in quel bar non ci fossero solo Louise,Ben e stephen ma tutti noi.Il suo è un modo poetico di scrivere, di una semplicità quasi disarmante, che riesce ad andare a ritmo della nostra vita e dei nostri più intimi pensieri.Spesso mi capitava di leggerlo in autobus e ogni volta mi sentivo quasi intorpidita, quasi che le sue parole mi avessero allontanata dalla realtà circostante per portarmi in un'altra che era solo mia.per riprovare queste stesse sensazioni ho letto anche "I giorni fragili di Arthur Rimbaud" e , devo dire , non sono stata delusa. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
claudio (16-02-2006) Piacevole e raffinato squisitamente affascinante.
Sono lieto dell'uscita del suo nuovo libro che ho
già opportunamente acquistato. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
roberto (25-01-2006) Finalmente si torna a leggere!Non si tratta di snobbismo dire che da tempo non si leggevano trame così ben congegnate e allo stesso tempo espresse in un sodalizio di semplicità,armonia e delicata linearità tra scrittore e traduttore..poichè non dimentichiamo che se l'anima e l'impronta narrativa la dà lo scrittore è il tradurre che la deve rendere a noi nella sua interezza!Ottimo scrittore ed Ottimo traduttore.(leggete anche l'altrettanto affascinante libro di Besson"Un amico di Marcel Proust") Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Andrea72 whitewhizard@tiscali.it (10-01-2006) Libro delicato, silenzioso, semplice, avvolto da un'atmosfera sospesa che si regge su un equilibrio sottile, in cui pochi attimi e alcune frasi riassumono la vita di due, tre, quattro persone dentro una cornice immobile e dalle sfumature pastello.Leggere queste righe è come fermarsi a guardare il quadro di copertina, lo sguardo si può soffermare pochi istanti o diverse ore, si ha sempre l'idea che rimanga comunque lì in attesa di essere spogliato, gustato, contemplato.Quello che mi è piaciuto in questo libro è la sensibilità con cui l'autore elabora le sensazioni dei personaggi, riesce a caratterizzarli con pochi semplici pensieri, arricchendoli di una complessità emotiva solo accennata a parole ma esaustiva e complementare.Ogni momento descritto è come se avesse tre facce, tre aspetti, tre punti di vista, ognuno di essi personale, emozioni e pensieri di tre persone diverse che analizzano e vivono la stessa cosa, che si integrano nelle pagine del romanzo a completarne la visione.Ciò che lo rende unico è la capacità di attraversare dieci anni di vita dei personaggi con poche parole, con le riflessioni che il cervello compie affidandosi al ricordo e alla rielaborazione, sembra tutto sfumato, tutto vissuto al rallentatore, i ritmi che scandiscono queste pagine sono quelli dell'introspezione, dell'analisi, eppure c'è una passione fortissima dietro ( e dentro ) questa apparente leggiadria di prosa, c'è un dolore trattenuto nell'attimo perchè già vissuto e sofferto negli anni precedenti, c'è il cuore che batte di tutte le emozioni che sopravvivono ai ricordi, l'abbandono, il tradimento, la caduta, la rinascita, la delusione, la nostalgia, il rimpianto, l'accettazione.E' un romanzo toccante, in cui le parole non graffiano ma lasciano il segno, catturano l'emozione e la rilasciano al lettore senza giudizio, lo attraversano nell'animo e gli lasciano il giusto tempo per contemplarlo, si chiude l'ultima pagina così come si chiudono gli occhi, e si ha la sensazione di aver letto il quadro, operazione riuscita. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Grizabel (11-10-2005) Molti lo trovano inquietante. Io confortante. Mi e' sempre piaciuta l'idea che a notte fonda puoi incrociare la luce morbida del Phillies e fermarti li' a bere un caffe' caldo. E poi, un attimo prima che tu esca, gli avventori abituali e il barista ti fermano sulla porta e ti chiedono se le altre sere verrai.
Per questo fa da sfondo al mio pc, ed e' appeso sopra al letto della mia nuova casa: perche' anche nei momenti peggiori possa ricordarmi che tutti abbiamo un posto dove rifugiarci e dove tutto e' caldo come una luce e un caffe' a notte fonda.
Per cui sono grata a Besson per aver creato i personaggi con cui anch'io avrei popolato il Phillies, Louise e le sue opere teatrali in testa. Gli sono grata per non aver cercato una storia, e per aver preferito fotografare l'evanescente profondita' di un istante, il sorriso che aleggia su un non detto che e' gia' stato detto mille volte, per il martini di Louise e l'arrivo di Phil, per il gruppo di amici con cui andavano da Ben, per quei frammenti figli lontani della torta al ruhm e il bambino di ceramica di K. Mansfield.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
angela (03-08-2005) immobile ed evocativo come il quadro di hopper. toccante e silenzioso, molto umano. bello. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Greta gretel68@virgilio.it (04-07-2005) C’è questo quadro di E. Hopper, c’è questa donna vestita di rosso, c’è il barista, c’è un uomo che ha una sigaretta in mano, vicino alla donna, e di schiena c’è l’altro uomo.
Da qui parte Besson. Da una storia nata dall’interpretazione personale di un quadro.
La donna è Louise, autrice teatrale che da anni si ferma al Phillies bar per bere l’immancabile martini bianco. Il barista è Ben. Uomo discreto ma attento osservatore, specialmente della vita di Louise. L’uomo vicino a Louise è Stephen, l’ex della donna, che riemerge da un passato doloroso e non cicatrizzato.
La trama del libro è l’elaborazione di un lutto sentimentale e con l’elaborazione scaturisce la nostalgia, e con la nostalgia la tristezza per la storia passata che tanto ha contribuito a formare il carattere dei protagonisti.
E’ un libro per tutti noi, perché tutti abbiamo avuto un lutto del cuore nel corso della nostra esistenza, forse più di uno; e non importa se abbiamo lasciato e se siamo stati lasciati, in ogni caso c’è stata una separazione, un “non essere “ più, un ricrearsi di nuovo, un evolversi della vita. Come Louise e come Stephen si cade e ci si rialza più volte, guai se non fosse così, la sofferenza sentimentale è crescita è maturità. Solo gli imbecilli e gli immaturi non sanno soffrire.
Ho finito da poco questo libro è l’emozione è ancora molto forte, questo deve fare un libro, farti emozionare.
Mi è piaciuto subito dalla dedica dell’autore, rubata a Margherite Duras e tratta dal libro L’AMANTE: (libro che ho letto varie volte e che consumerò nella lettura)
E poi è stato un crescendo, un coinvolgimento totale. E’ bravo questo Besson, è folgorante nelle sue frasi semplici, nella struttura lineare della trama. La scena è sempre quella: l’interno di un bar , una sera di fine estate e spiegazioni date più con la mente che con la voce.
Forse c’è un lieto fine, forse no, questa è la cosa minore da osservare. Le cose più importanti sono quelle non dette, il diverso metodo post-lutto, la differenza delle azioni nella sofferenza. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Ceia ceiaceia@aliceposta.it (17-04-2005) Malinconia tristezza nostalgia senso di struggimento - o di abbandono - e una specie di emozione sottile ma assolutamente profonda come se venisse da un punto che è giù giù, nascosto, segreto e che è proprio dentro di te. Emozione data dal rivedersi, rincontrarsi, riscoprirsi. Ancora noi. Diversi e identici. Cresciuti ma ancora ragazzi. Annientati dalla vita ma con la voglia di andare avanti. Una voglia di andare avanti che però è un po’ surreale – nel senso di finta, una specie di bugia detta a se stessi - perché è sottintesa al ritorno di un sentimento passato. Un sentimento che dovrebbe esser finito, morto, superato. Un prender coscienza, un divenire consapevoli quasi di aver vissuto un po’ sospesi, un po’ in attesa di un giorno qualunque ma che qualunque non è. Tutti abbiamo conosciuto l’amore. Ci siamo innamorati più volte, e mai mai mai è stato uguale. Pare di non poter affermare qual è la volta che ci siamo innamorati di più. Beh, quando si è innamorati, proprio in quell’istante ci sembra che quello sia l’amore più grande. E poi invece, a distanza di tempo, no, non è così. Perché tutti hanno incontrato – o incontreranno – quella persona, quell’unica persona che poi, uffa, si finisce con l’attenderla per sempre. Magari è un’attesa inconsapevole. Ma c’è. Sicuramente ognuno troverà un pezzetto di sé in questo romanzo. E magari non a tutti piacerà. Non solo il libro in sé, dico proprio il riconoscersi nei suoi personaggi.
Può esser fastidioso, ritrovare i nostri pensieri lì, proprio lì, spiaccicati su carta a disposizione di tutti. L’ho letto in due notti, questo romanzetto, questo insieme di pensieri, di emozioni, di istanti. E l’ho adorato. La sua scrittura reca in sé una poesia impercettibile, ma che è sempre presente,senza essere invadente,non in superficie, appena più giù.Ma c’è. Mi sono piaciute molto quelle frasi, quei dialoghi a rompere il silenzio (o il rumore) dei pensieri. Quelle frasi che, zack! di colpo compiono rotture, riavvicinamenti. Devastanti. Romanzo che scombussola gli animi complessi. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
tangoblu (11-02-2005) L'attesa, la fine dell'estate e di due amori.
Pace se i dialoghi sono rari, la fissità di quel bar è più eloquente di qualsiasi battuta.
Bello, di grande atmosfera. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Albys braveheart1966@libero.it (02-10-2004) E' questo un lungo racconto minimalista, che giostra in punta di fioretto d'anima, che affonda le sue riflessioni fra poche spezzettate frasi e la tensione dei silenzi.
Un libro che parla d'amore, dolce e amaro ma senza molto romanticismo, che parla di abbandoni, ritorni, addii, assenze.
Che narra di persone che si lasciano e si ritrovano.
Besson ci dà la sua interpretazione del famoso Sparvieri della notte, quadro di Hopper che per me ha un significato aggiuntivo; la sua è una libera scelta narrativa, spostata più avanti nel tempo rispetto alla vera epoca del dipinto. Nell'era dei telefonini e dell'addio ai feltri maschili. Personalmente avrei preferito maggiore fedeltà all'originale, ma tant'è.
Quella di Besson è una storia che si dipana in una sola sera, nell'atmosfera sospesa del bar Phillies, e contiene solo 4 protagonisti e un paio di comparse. Una storia semplice, narrata in modo personale con una serie di frasi a lungo sviscerate e analizzate da una voce narrante esterna eppure confidente.
Una voce che porterà il lettore a conoscere queste vite che si intrecciano in destini comuni, in passioni volubili come il clima caldo e umido di una sera settembrina sull'oceano di Cape Cod.
Così il Bar Phillies assurge a vero perno di queste esistenze, luogo dove ognuno cerca, aspetta, spera.
Ho sottolineato parecchie decine di frasi, riflessioni, passaggi. Pur nell'esiguità della trama, Besson riesce a dire molto, con chiarezza e mediante l'uso di una prosa profonda ed efficace seppur non clamorosamente fascinosa.
Può non piacere, questo lavoro, oppure può essere letto in 24 ore come ho fatto io. Dipende da cosa si cerca in un libro.
Questo è un libro per cercatori di attimi, dedicato a chi non ha paura dei silenzi anche narrativi, a chi cerca qualcosa da riprendere in mano un domani per guardarsi dentro attraverso le vetrate di un bar sull'oceano e qualche vita smarrita.
Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Fede (02-09-2004) E' difficile dire cosa mi sia piaciuto del libro. I paesaggi descritti, il quadro da cui parte, certe descrizioni di certi stati d'animo, il racconto del passato. Ma - in compenso - non mi è piaciuta la "dissolvenza" di ogni battuta dei dialoghi (prima della risposta ci sono due pagine e praticamente ci si scorda la domanda), non mi è piaciuto il fatto che si parlasse di cellulari quando l'abbigliamento dei personaggi del quadro è quasi sicuramente antecedente all'era dei telefonini, in generale non mi è piaciuta la lentezza del racconto. 3, perché non riesco a stabilire da quale parte penda la bilancia. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Alessandro (06-06-2004) Un romanzo di sensazioni e pensieri.
Lieve Voto: 4 / 5 |  |  |  |
ele (03-05-2004) noia mortale.....
un libro degno di essere pubblicato da harmony...
i contenuti sono scontati, superficiali, noiosi...
i dialoghi sono ridotti al minimo, il tutto condito con delle riflessioni di lui/lei davvero pietose....
sono stata ingannata da cio che c'era scritto in copertina.....
se non avete soldi da buttare, lasciate perdere. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
khadim (13-04-2004) Ho sempre pensato che ogni quadro di Hopper celasse una storia. Besson ha provato a raccontarne una e c'è riuscito benissimo. Ma perchè ambientarla in epoca attuale? Voto: 5 / 5 |  |  |  |
EMY E.Moretta@email.it (20-03-2004) Un libro bellissimo da leggere tutto in una notte. Tratta degli argomenti difficili con estrema delicatezza e fa riflettere sui sentimenti, quante volte avremmo voluto dire "e le altre sere verrai? Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Stefano stevua@hotmail.com (19-03-2004) Noia purissima...da evitare. La narrazione, praticamente priva di dialoghi, è appiattita, se possibile, ancor più dalla narrazione in terza persona. E' un vero peccato dover associare un dipinto così bello ad una storia priva di pathos. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
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