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In un sonnolento villaggio austriaco uno studioso di scienze naturali che vive da tempo in totale isolamento decide di "rovesciar fuori" la parte interiore di sé. Con questa intenzione si reca a casa dell'amico Moritz, un agente immobiliare, che al contrario vive a contatto quotidiano con gli altri. Quando lo scienziato entra nel vivo delle confidenze, compare una coppia di clienti dell'amico: lui è un costruttore svizzero, lei è persiana. Fin dal primo istante, lo scienziato è profondamente colpito dalla donna, che diventerà una degna compagna di passeggiate, conversazioni e disquisizioni filosofiche.
stefano pelagatti (23-12-2005) In un passo de" Antichi maestri", il critico musicale dice: "anche il non pubblicare è un piacere sublime". E' questo un piacere che Bernhard si è sempre negato, e quella del non pubblicare, una virtù che egli non ha praticato mai: Bernhard ha sempre pubblicato tutto, sia i capolavori, sia le opere meno riuscite. Al novero di queste temo appartenga anche "Ja".La particolare tecnica di bernhard, che consiste nel reiterato uso di " Motivi - parola", separati da una distanza spaziale via via più ridotta ( appresa dallo studio delle sonate di Beethoven), può essere eloquente solo a patto di muovere da una ispirazione fortissima, come ad esempio in " La fornace", a mio avviso il suo capolavoro: qui veramente assistiamo al crearsi progressivo di un campo di concentramento morale, riscattato poi da una ironia così feroce da ricordar quella di Dostoevskj. In Ja, invece, l'ironia manca del tutto, ed il motivo è ( credo), che immagini potenti non si fondono in un universo poetico compiuto, o, almeno la nostra mente non riesce a trattenerle come tali, e non le restano che macerie di un pensiero bellissimo, ma in frantumi. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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