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Lahiri Jhumpa - L' omonimo | Vede la morte in faccia, Ashoke Ganguli, una notte d'ottobre, in India, quando il treno deraglia, i vagoni si accartocciano in un lampo. Lo salva il racconto che sta leggendo nell'attimo dell'incidente: Gogol, Il cappotto. Al lume della lanterna, qualcuno scorge le pagine del libro sparse per i campi: il giovane che ne solleva, con le ultime forze, qualche foglio è ancora vivo. Grato allo scrittore russo, sette anni più tardi, in America, Ashoke Ganguli decide di chiamare Gogol il primogenito appena nato. Ma quando cresce, man mano che si affaccia al mondo "nuovo", Gogol Ganguli trova insulso, fastidioso, quel nome che è un cognome, e neppure indiano. Si allontana allora dai genitotri e dalle tradizioni di famiglia, fino a che un evento tragico lo obbliga a tornare sui suoi passi.
9 recensioni presenti. Media Voto: 4.22 / 5nini11 (27-04-2010) Ho letto molti libri di scrittori indiani e questa Lahiri proprio non mi sembra granchè, come scrittrice: personalmente non sono riuscita a reggere il tono del racconto sempre uguale, monotono e lamentoso senza ritmo e senza soluzione di continuità. Peccato per la storia, che poteva essere carina, ma io supertao le ottanta pagine. Uno scrittore indiano davvero bravo? Rohinton Mistry! Voto: 2 / 5 |  |  |  |
maria elena (11-09-2009) un libro veramente da non perdere! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Flavia (08-04-2009) Per chi non lo sapesse, da questo libro la regista Mira Nair ha tratto il film "Il destino nel nome", film forse meno efficace di altri della stessa regista, ma significativo della cultura indiana. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Falco (10-12-2008) Un libro semplice, malinconico, che ci parla quasi confidenzialmente di una famiglia come tante, di storie di tutti i giorni, di sentimenti elementari. L'eroica vita di una famiglia che lascia il proprio Paese per vivere una vita divisa a metà tra il ricordo e il presente. E come la Lahiri ci racconta del lungo percorso di Gogol per ritrovare la propria famiglia, la proprio terra e se stesso è un vero esempio di bravura. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
cristiana (20-05-2008) Bello, ben scritto e commovente.
Inoltre pur non essendo figlia di genitori emigrati, mi sono ritrovata nella distanza che si può creare fra genitori e figli, nella differenza di vedute, e di quel senso di colpa che questa comporta.
Poi, una volta finito il libro, mi sono letta Gogol... Voto: 4 / 5 |  |  |  |
pa cccpl@libero.it (25-01-2008) è una bellissima storia che vi consiglio vivamente di leggere.un racconto sull'emigrazione, dal punto di vista dei padri e da quello dei figli, sul significato delle proprie radici, sul senso del destino nella vita di ciascuno;chi ha dovuto, per qualche motivo,lasciare il proprio paese e i propri affetti, per "migrazioni" più o meno grandi, ritroverà in quelle di Gogol, tante delle proprie emozioni...Fatemi sapere e buona lettura! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
caterina (28-06-2007) semplicemente strepitoso! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
mila (31-10-2006) Un bel libro, interessante, scorrevole e ben scritto. E’ la narrazione della vita di una famiglia indiana emigrata negli Stati Uniti: una storia semplice e malinconica sui rapporti tra genitori e figli, sulle loro esperienze, sui loro stati d’animo e sui loro conflitti. I genitori vivono, con sofferenza e sacrificio,la vita in paese così diverso dal loro continuando a sentirsi attaccati alle tradizioni della loro terra, al loro cibo, alle loro feste e alla loro religione e che cercano di tenere vivi contornandosi di amici bengalesi. I figli, invece, si sentono cittadini americani e si riconoscono con difficoltà nelle origini e tradizioni di un paese così lontano e diverso di dove sono cresciuti. Da non perdere. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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