|
|  |
Hornby Nick - Non buttiamoci giù | Su un altissimo grattacielo londinese, la notte di San Silvestro, mentre imperversano botti e festeggiamenti, un presentatore televisivo in crisi matrimoniale e professionale decide di suicidarsi buttandosi giù dall'ultimo piano. Ma al momento decisivo si accorge di non essere da solo su quel grattacielo: c'è vicino a lui una donna disperata, senza lavoro e senza marito, alle prese con un figlio autistico. Anche lei sta per buttarsi giù. Ma spuntano anche una ragazzina di 15 anni, sedotta e poi lasciata da un ragazzo, e un musicista americano fallito, ora cameriere in una pizzeria, pure lui abbandonato dalla ragazza. Anche loro vogliono suicidarsi. Forse sono un po' troppi...
| La recensione de L'Indice |
 Prendete quattro loser , quattro persone sconfitte dalla vita che, per un motivo o per l'altro, decidono di farla finita. Fateli incontrare casualmente la notte di capodanno sul tetto di un edificio famoso in tutta Londra dal promettente nome di "palazzo dei suicidi". Normalmente avreste una strage di gruppo e la fine della storia. Se invece siete in un romanzo di Nick Hornby la storia è appena cominciata e potete aspettarvi qualsiasi sviluppo, purché dall'alto tasso d'imprevedibilità e di "hornbiano" umorismo. Martin è una stella cadente del demie monde televisivo: coinvolto in uno scandalo a sfondo sessuale, abbandonato dalla moglie, braccato dai tabloid e ancora convinto che quella ragazzina avesse veramente diciott'anni. Maureen, lei ha tutte le caratteristiche del personaggio costruito per strappare la lacrima: sedotta e abbandonata da ragazza, si ritrova oggi con un figlio adulto su una sedia a rotelle, vegetale, e nient'altro. JJ è un americano che credeva di essere una rockstar, aveva una band e una ragazza: adesso fa le consegne a domicilio per un pizzaiolo russo. E Jess - maleducata e volgarissima figlia del viceministro dell'Educazione - è semplicemente fuori di testa. Non buttiamoci giù si apre con il loro incontro sul tetto dell'edificio, poco prima del fatale salto. La loro - e dello scrittore - scarsa fantasia sarà anche la loro salvezza: conoscendosi, parlandosi, scopriranno che, tutto sommato, avevano solo bisogno di qualcuno con cui scambiare quattro chiacchiere, di un gruppo che tendesse sotto di loro una rete di protezione. O che, quanto meno, tenesse la loro mente occupata, lontana da propositi suicidi: e, nel corso della narrazione, di cose di cui preoccuparsi ne avranno, parecchie. Ma l'intreccio e lo spunto iniziale sono solo pretesti per seguire i personaggi nei loro discorsi, tallonarli nei pensieri più tortuosi o balordi, farsi sommergere dalla loro logorrea euforica, vagamente isterica, sempre pronta - anche nei momenti più inopportuni: con le gambe penzoloni da un cornicione - a cercare la battuta, a strappare l'applauso. Ecco, il segreto dell'"hornbismo" è questa scrittura gesticolante, protesa verso il lettore nel tentativo di portarlo dalla propria parte: gli si rivolge continuamente, cerca di coinvolgerlo, di compiacerlo. La superficie brillante, il gusto felice per la battuta o il sarcasmo ben temperato, rivestono un fondo profondamente rassicurante che tende a confermare chi legge nelle sue certezze di saggio buonsenso, nei suoi presupposti più pigri e accomodanti. Questa strategia Hornby la attua facendo leva sull'autenticità: il suo lettore deve stringere un patto con il testo secondo cui tutto ciò che leggerà sarà interpretato come la registrazione sincera e senza filtri (tanto meno letterari) di una coscienza, la voce fedelmente riprodotta di un individuo alle prese con una quotidianità spesso grigia e frustrante. Fin quando ha potuto ricorrere all'esperienza vissuta, attingendo a un autobiografismo più o meno spinto, fin quando Hornby doveva fare Hornby, insomma, tale condotta ha funzionato bene: Alta fedeltà (Guanda, 1996) e, soprattutto, Febbre a 90° (Guanda, 1997), oltre a essere romanzi molto divertenti e ben riusciti, sono anche fedeli carotaggi di un'epoca e di un paese - l'Inghilterra post-thatcheriana - visti con gli occhi della classe medio-bassa presa in mezzo al social change di quegli anni). Manca il bersaglio nel momento in cui cerca di allargare lo sguardo generalizzando i temi e i personaggi: l'autenticità si trasforma in un'estenuata retorica dell'autenticismo la cui preoccupazione principale è quella di dire "Sono vera! Sono una voce autentica!". Il romanzo è costruito dallo stretto alternarsi dei flussi di coscienza dei quattro protagonisti. Ma il tutto tende a ridursi a un mormorio ininterrotto, il brusio di una scrittura-pensiero senza silenzi: dietro alle quattro maschere c'è sempre la stessa faccia ghignante di Hornby, i suoi vezzi e le sue idiosincrasie. La caratterizzazione stilistica tende a sfumare, e le quattro voci a mescolarsi e confondersi nell'unico idioletto hornbiano. Le differenze psicologiche sono ridotte quasi a zero e i personaggi vengono identificati in base ai loro consumi piuttosto che a un'autentica umanità di cui sono palesemente privi. Non buttiamoci giù: in ogni cosa c'è sempre il lato positivo. Ecco, vedetela così: il prossimo romanzo di Nick Hornby non potrà che essere migliore di questo. Francesco Guglieri |
Recensioni 1 - 20 di 192 recensioni presenti. Media Voto: 3.05 / 5Luigi (15-01-2012) Nel suo genere è un libro bellissimo, MOLTO divertente e con personaggi disegnati bene. Unica nota stonata il viaggio alle Canarie, che mi è parso un po' forzato. Per il resto lo consiglio assolutamente. 10 e lode alla traduzione italiana Voto: 4 / 5 |  |  |  |
MICHELA (16-09-2011) STUPENDO..un libro che ha saputo regalarmi una grande forza in un momento molto difficile della mia vita.... ci ricorda l'importanza della vita...dell'apprezzare quello che ci sta attorno..e che nulla è perduto..io ve lo stra consiglio... a me è rimasto nel cuore. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
claudia (04-06-2011) Amo Nick Hornby, c'è poco da fare.
Adoro il suo umorismo, il suo modo di sdrammatizzare anche le situazioni più assurde e drammatiche.
La storia è grottesca e reale allo stesso tempo.
Lo stile con cui è raccontata è eccezionale.
Uno dei miei libri preferiti.
Il mio autore preferito.
Connubbio perfetto. Consigliato a chi sa ridere, sempre e comunque.
ESILARANTE!!!!!!!!!!!! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
maria teresa (02-06-2011) Linguaggio molto diretto, a tratti esageratamente crudo, storia a tratti divertente, in altri noiosa.
Non mi è piaciuto particolarmente. Peccato. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
OskarSchell (06-05-2009) Idea estremamente originale! Bravo Hornby. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
selina (19-04-2009) Un libro bellissimo,che fa capire quali sono i problemi della vita e per il quale ci si trova a volte a voler..fare un salto.crudo e reale,ma divertente e intrigante.leggetelo :D Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Riccardo (25-02-2009) A me questo romanzo è piaciuto moltissimo per le situazioni e i personaggi assurdi. Ci sono spesso errori grammaticali, a volte dovuti al linguaggio dei personaggi, altre volte forse ad errori di traduzione.
Ho comprato subito Alta Fedeltà per leggere ancora di questo scrittore (sotto consiglio di alcuni utenti di IBS), spero di non rimanere deluso :-) Voto: 5 / 5 |  |  |  |
nickcarraway (08-01-2009) La storia a volte si perde in lungaggini ampiamente evitabili, qualche personaggio comunica un disagio sincero (Maureen), qualche altro è un po’ troppo macchietta (Jess). Le pagine valide non mancano, ad esempio le considerazioni sugli scrittori suicidi. Indubbiamente non è un capolavoro, ma può far riflettere. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Lorerock lorerock@tin.it (31-07-2008) Non ci sono parole per esprimere la grandezza di Nick, letto in pochissimo tempo "Non Buttiamoci Giù" è un libro stupendo, ogni personaggio ha una storia a se ma è incredibilmente incredibile come alla fine si assomiglino in tutto e per tutto!
E' un ottimo libro che narra con semplicità l'increbibile malessere che attualmente tra giovani, adoloscenti, e adulti alberghi e a tratti devasti, fino a condurli al pensiero del suicidio.
Stra-Consigliato!
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Alex Ziro (08-07-2008) Un libro stupendo, il mio preferito, ironico, pungente, reale e crudo, ottima caratterizzazione dei personaggi e ottimo filo narrativo, anche se devo dire che poteva essere un pò più lungo. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Federico (21-05-2008) Bel romanzo, finalmente qualcosa di diverso dalle solite cose.
E' stato il mio esordio con Hornby, e mi ha fatto appassionare all'autore. È obiettivamente meno coinvolgente di Alta Fedeltà (capolavoro), da 4/5, ma l'originalità di svolgimento della narrazione gli fa meritare un 5/5.
Sinceramente ritengo, senza offesa, limitati tutti quei lettori che lo criticano per mancanza di trama. È qui l'originalità, è un semplice spaccato di vita (per poco!) vissuta in una situazione tragicomica, che fa incontrare persone che mai e poi mai si sarebbero incontrate in situazioni normali.
La bellezza del libro, e la sua genialità, sta nel caratterizzare ogni personaggio con un modo di parlare proprio, così come è nella vita vera. Vedere descritte le stesse situazioni dalle parole di più personaggi è sublime.
Il libro porta una ventata di novità, pur non sconfinando in esperimenti poco comprensibili Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Ric60 riccared@libero.it (06-05-2008) E' stato il mio primo Hornby, e il risultato è che ora mi sono subito comprato Alta Fedeltà! Insomma mi è piaciuto moltissimo, divertito e fatto riflettere, e mi ci sono pure riconosciuto in alcuni passaggi della vita dei personaggi. E non capisco come si possa aver equivocato sul livello della traduzione... l'apparente sgrammaticità è assolutamente e palesemente VOLUTA, anzi rende come meglio non si potrebbe lo stile, la cultura, il modo di essere e di pensare di questa generazione. Complimenti ad autore e traduttore! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Maurino (27-03-2008) Assolutamente insulso.
Consiglio a tutti "Piccoli sucidi tra amici" di Arto Paasilina (l'idea originale plagiata da Nick Hornby) surreale e divertente. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Pietro (11-02-2008) Fiacco e scritto male.
Questo il commento sintetico ad un romanzo che, pur avendo ottimo spunti ed alcuni passaggi anche profondi (specialmente le riflessioni di Maureen sul figlio disabile), non decolla e conquista solo a tratti, risultando ripetitivo e noioso.
Peccato. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Pippo (01-11-2007) Bella idea dei quattro personaggi che si vogliono buttare giù dal Palazzo dei suicidi;
ma troppo lento questo romanzo!!!
E poi non mi è piaciuto il finale non porta a nulla è come dire troncato.
A mio parere decisamente più bello Come diventare buoni e ovviamente il mitico Alta fedeltà. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
serena (01-08-2007) mi è piaciuto tanto..la novità delle varie "voci" ha contribuito tantissimo..poco impegnativo,ma è davvero uno di quei libri che ti restano..nel cuore e nella mente!
Lo CONSIGLIO a tutti.. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
alex (28-03-2007) Sono un po' combattuta, per questo mi tengo sul 3, a metà strada fra l'infamia e la lode. Hornby mi aveva esaltata con "Come diventare buoni".. bellisimo! Rispetto a quello "Non buttiamoci giù" è deludente: la trama ha poco intreccio e alcune delle situazioni descritte sono davvero poco realistiche. Però avendo avuto il dispiacere di leggere subito dopo "Sbadatamente ho fatto l'amore" di Camilla Baresani ho rivalutato parecchio "Non buttiamoci giù" che in fondo guadagna punti almeno per l'originalità della storia. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Andrea (20-02-2007) A coloro che affermano che la traduzione è di basso livello: LA TRADUZIONE E' APPOSITAMENTE COSI'! Il libro è scritto in inglese colloquiale e il traduttore italiano lo traduce in un italiano altrettanto colloquiale, quello che si usa parlando informalmente con gli amici o quello un po' sgrammaticato alla "cioè fratello..." che viene appunto usato per il personaggio di Jess. La traduzione in una lingua deve rispecchiare non le regole grammaticali ma rispecchiare lo spirito e il colore espressi nella lingua originaria,è la regola basilare della traduzione letteraria e dovrebbe essere chiara a tutti. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
tupet (16-02-2007) Il libro decolla in seconda pagina, cosa rarissima. I personaggi sono talmente ben definiti che mi pare di conoscerli, posso continuare ad immaginarli.
Pur senza l'indicazione del loro nome a inizio capitolo, chiunque entri davvero nella storia potrebbe riconoscerli.
Questo anche grazie alla traduzione di Massimo Bocchiola, eccezionale. Si nota che lui stesso si è divertito a leggere l'intreccio.
Il finale è semplice solo in apparenza. E' la conclusione più riuscita che abbia mai incontrato nelle mie letture: definisce la non scontata evoluzione che i quattro compagni rincorrono per tutto il libro. E il salto tra inizio e fine è tessuto con una delicatezza che fuoriesce con forza inaudita negli ultimi paragrafi. Voto: 5 / 5 |  |  |  | Recensioni 1 - 20 Recensioni 21 - 40 Recensioni 41 - 60 Recensioni 61 - 80 Recensioni 81 - 100 Recensioni 101 - 120 Recensioni 121 - 140 Recensioni 141 - 160 Recensioni 161 - 180 Recensioni 181 - 192
|
 | I più venduti di Hornby Nick |
| Chi sceglie questo libro legge anche |
|
|