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Santagata Marco - L' amore in sé | In un'aula dell'università di Ginevra echeggiano i versi d'amore di Petrarca: davanti ai suoi studenti, un italianista legge e commenta, interpreta, e mentre la poesia risuona tra le pareti, nella memoria del professore a poco a poco riaffiora una lontana storia d'amore, che va a intrecciarsi in modo inaspettato e imprevedibile con la sua vita presente. Ancora adolescente, nella pianura emiliana in cui è nato, si era innamorato di una ragazza della borghesia locale, ricca, bellissima, e naturalmente irraggiungibile come le donne delle poesie. Era stato un amore forte, intenso, pieno di passione e di ideali, ma anche un amore infelice, senza speranza, un incanto che forse solo i versi del poeta possono risvegliare.
| La recensione de L'Indice |
 Leggendo i primi capitoli del romanzo ci si sente attratti da un'ipotesi rischiosa: sovrapporre tout court il protagonista all'autore. Almeno un elemento per= induce alla cautela: non la tenue strategia di dissimulazione (Cantoni insegna alla Sapienza di Roma Santagata a Pisa) ma un confronto tra passi paralleli. Cantoni ha vantato quasi in apertura rapidità ed eccellenza della sua carriera e dei suoi studi; quando perci= definisce "paccottiglia filologica" e "luoghi comuni insaporiti da una spruzzatina di psicologia" le osservazioni sulla "rivoluzione di Petrarca" e sull'"eclissi dell'io ridotto al rango di semplice pronome" viene da pensare che alluda agli scritti dei "dilettanti presuntuosi" che abitualmente liquida. Tuttavia l'autore della "paccottiglia" non è altri che lo stesso Santagata: "In gran parte della lirica amorosa l'Io è poco pi· di una funzione grammaticale un pronome privo di un vero potere referenziale" (L'io lirico relazione al convegno "Petrarca l'Umanesimo e la civiltà europea" dicembre 2004). Se come credo l'autocitazione non è solo una trovata a uso di critici e colleghi è opportuno impostare il confronto tra ci= che Santagata scrive e ci= che Cantoni pensa non per mettere in luce una contraddizione ma una dialettica. Nella staticità della situazione narrativa û quasi tutto il romanzo si svolge nel chiuso dell'aula seminariale û il protagonista compie a suo modo un itinerario mentale certo ma anche etico. Dalla severità alla comprensione e parallelamente dalla forma al contenuto (verrebbe da dire dal testo alla vita). Tutto a partire da una sollecitazione esterna che costringe Cantoni a contemplare ci= che è fuori dall'"io": Bubi; la moglie e il figlio handicappato; l'allievo prediletto Serafino (dal nome autenticamente angelico ben pi· di quello dell'ambigua fanciulla) che spende sino alla fine la propria bravura insegnando in una scuola di provincia e scontando su di sé i peccati della Realpolitik universitaria. Forse ci= che l'autore conosce e che il protagonista a poco a poco scopre è proprio il valore di quella "paccottiglia" necessaria per comprendere se stessi attraverso la poesia e per farsi comprendere. Coerente con quest'idea sembra anche la volontà di mantenere entro i limiti di una domestica chiarezza lessico e stile. Le "parole escono da sole" pensa pi· di una volta Cantoni quasi citando pi· o meno consapevolmente quel rocker di Zocca a cui il conterraneo Santagata ha dedicato una laudatio allo Iulm (maggio 2005). Del resto la musica leggera ha un ruolo non secondario nella vita sentimentale del protagonista da giovane quasi come i versi di Petrarca nella coscienza del protagonista maturo. Non so se lo storico della letteratura Santagata pensi che Petrarca possa trarre vantaggio da una prospettiva coinvolgente e attuale (probabilmente s8 almeno in termini di fortuna presso la posterità: "modernità di un poeta medievale" è il sottotitolo di un saggio su aegritudo e depressione pubblicato dall'autore nel 2004). Certo è che il narratore Santagata ben rappresentando l'evoluzione di un personaggio intimamente combattuto riesce a esprimere un'idea fondamentale e in senso lato petrarchesca: lo studio di sé e quello della letteratura si implicano a vicenda nella ricerca di una qualche forma di felicità. Niccol= Scaffai
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8 recensioni presenti. Media Voto: 4 / 5Benedetta benedetta.colella@tiscali.it (02-11-2006) In questo intenso romanzo, che è anche un saggio sulla poesia petrarchesca, un professore universitario, commentando il sonetto Quanto più mi avvicino al giorno estremo, riflette sull’amore e sulla vita. I tecnicismi sono molti e il fantasma di Petrarca aleggia in ogni pagina, rendendo forse ostica la lettura a chi non sia addentro ai misteri della critica letteraria e delle questioni filologiche.
Gli studenti universitari e gli studiosi in genere potranno invece trarre grande diletto da questo romanzo originale e brillante, tutto ambientato nelle tre ore di lezione, in un viaggio senza tempo nel passato del professore.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
ant lomell@libero.it (06-10-2006) La trama è avvincente, il parallelismo tra la poesia del Petrarca ed il vissuto del prof.Cantoni è intelligente, manca; secondo me quel quid, per farlo diventare un libro sopra la media, comunque ho trascorso piacevoli momenti in compagnia di questo testo(in quest'ottobre pavese così piovoso, un testo sulla nostalgia e sui ricordi è calzante!) Voto: 3 / 5 |  |  |  |
junior 86 (19-09-2006) Che delusioneeeee!!!!!!!!!! Specie il finale. Piuttosto deprimente, dalla prima pagina all'ultima. Buoni comunque i riferimenti culturali. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Serena (04-09-2006) L'amore in sè....un libro che quasi impercettibilmente ci avvicina alla poesia, ai bellissimi versi del Petrarca.
E mi ritrovo a riscoprirla dopo tanti anni, quella poesia, che avevo abbandonato sui banchi di scuola.
Fabio Cantoni parla e si muove ancora trasportato dal ricordo del suo vecchio amore, quell'amore che pur stroncato d'improvviso ci si porta sempre dentro e vive con il ricordo.
Romantico! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
maria (12-07-2006) Ho amato tanto questo libro
è un libro colto, ci spiega i versi di dante , di petrarca, ci dice che l'amore non passa con il tempo, ne sa qualcosa il professor Fabio Cantoni
forse, dico forse passa l'amore per una data persona, ma non l'amore per l'amore, l'amore in sé
non passa la nostalgia dell'amore, dell'innamoramento
è bello, tenero, emozionante, un libro di gran classe Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Sara (10-03-2006)
Grande Professore!
Io l'ho letto perchè sono stata una sua alunna e ho comprato il libro più per curiosità, ma alla fine mi è piaciuto molto.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
chiara (04-02-2006) Perchè ho comprato questo libro tra le migliaia di titoli possibili? Mi aveva colpito la recensione di Repubblica, dove veniva citato il lapsus del professore durante la lezione: "Bubi è il nome che Petrarca dà al desiderio".
Questa sovrapposizione inconscia (Bubi anzichè Laura)fa realizzare al protagonista qualcosa che non sospettava: il ricordo del primo amore, dell'amore puro e incondizionato, era ancora lì dopo tutti quegli anni, incredibilmente intatto. Semplicemente, i ritmi cattivi della vita l'avevano sepolto. Il linguaggio, si sa, è traditore: spesso fa riemergere melodie semidimenticate, porta alla luce una coscienza fantasma che neppure immaginavamo esistesse, una coscienza che eppure, sotterraneamente, ci condizionava. Questa è la sua potenza e la sua magia. E questo è ciò che rende interessante il libro. Della disperazione di quell'amore giovanile resta ormai soltanto "l'amore in sè: un amore che del suo oggetto ha perduto perfino il ricordo". Ma che non per questo è meno importante e prezioso. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Andrea (29-01-2006) Il libro è scritto da un VERO uomo di cultura: anche se tratta un argomento che ormai pochi conoscono (la poesia) come l'autore ha ben dimostrato di padroneggiare,il suo libro non ricade mai in considerazioni intellettualistiche originate dalla consapevolezza della propria competenza in materia. Ciò è molto apprezzabile. Buona anche l' idea di alternare sequenze presenti a sequenze passate e di memoria; anche se sarebbe stato ancora più riuscito, ma forse impossibile, l' espediente di creare legami NON SOLO concettuali tra il presente (una lezione su Petrarca che fa riferimento al fuggire della vita e, indirettamente, all' irraggiungibilità delle donne stilnovistiche) e il passato (una storia d' amore di un ragazzino innamorato dell' amore più che della sua ragazza, tanto che si accorge, a posteriori, di non averla mai avuta veramente); dunque, l'ideale sarebbe stato di instaurare rapporti ANCHE più spiccioli e diretti, semplici, tra le diverse sequenze che si alternano: ad esempio, far dire a Bubi, la ragazza, "come vanno le cose?", rimandando così allo splendido inizio del commento che riflette sulla parola "vita". cose di questo genere, insomma. A parte questo, credo che il libro sia perfetto, anche perché mette in luce la stupenda, e non banale, capacità della mente umana di pensare più cose contemporaneamente: Fabio Cantoni fa lezione ma pensa a un suo amore passato; sta veramente pensando ad altro mentre fa lezione? no, sta pensando entrambe le cose (ma solo una la dice) e ciò che più si apprezza del libro è vedere come le parole della lezione abbiano una loro VELOCITA': quella che hanno mentre noi stessi, lettori, le leggiamo; intanto si crea una sfaldatura temporale, perché i pensieri hanno una velocità del tutto differente: noi li leggiamo ma loro scorrono molto più rapidamente di quanto noi potremo mai leggerli; e l' abilità dello scrittore è proprio quella di effettuare questa conversione di tempo, dal tempo del pensiero al tempo della lettura. Gran libro, da non perdere. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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