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Krauss Nicole - La storia dell'amore | Leo Gursky fa del suo meglio per sopravvivere; vive alla giornata, emarginato in una città enorme come New York, legge i libri del figlio, che è un famoso scrittore ma che non lo conosce, e ogni sera batte alcuni colpi sui tubi della caldaia di casa, per fare sapere al suo vicino che è ancora vivo. Ma la sua vita non è sempre stata così. Quando ancora era giovane, ebreo nella Polonia degli anni Trenta in cui era nato, Leo Gursky si era follemente innamorato di Alma e aveva scritto un libro in yiddish, "La storia dell'amore", racconto di quel suo impossibile sentimento. E Leo non sa che, nonostante le fughe e le persecuzioni subite dai suoi protagonisti, quel libro esiste ancora...
6 recensioni presenti. Media Voto: 3.33 / 5valentina (12-06-2010) è vero che ricorda un po' foer, ma è comunque un libro che arricchisce. è davvero la storia dell'amore, di tanti amori: dell'amore-amicizia, dell'amore mamma-figli, dell'amore tra bambini e tra grandi, dell'amore che sembra sparire ma sempre resta. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Antonio (17-12-2009) Un libro che ha per tema centrale la storia di un altro libro è abbastanza insolito e l'argomento è sicuramente intrigante. Anche i sentimenti dei personaggi sono sinceri e spesso si raggiungono momenti di commozione....eppure c'è qualcosa che non mi ha convinto del tutto. Forse sarà che l'argomento della Shoa, sicuramente tragico e importantissimo, è stato ormai dibattuto in tutte le salse e molti episodi mi sembrano dei deja vu, forse sarà che la ragazzina del romanzo, Alma, è straordinariamente simile al ragazzino di "Molto forte, incredibilmente vicino" di J. S. Foer, forse sarà perchè sto diventando sempre più esigente, ma non me la sento di dare a questo romanzo il voto pieno. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
luca (09-06-2009) Libro sulle uniche cose che contano: la vita, la morte, l’amore. Temi a cui non a caso è già stata dedicata metà della letteratura esistente. Ma anche libro che parla di un altro libro, di solitudine, di destino, cioè, più o meno gli argomenti trattati dall’altra metà della letteratura.
Ne è protagonista un vecchio, emblema della dignità umana, versione perdente di Barney e versione Yiddish di Cyrano che alla fine dice: “Almeno ho vissuto. Che tipo di vita? Una vita. Ho vissuto. Non è stato facile. Comunque. Ho imparato che ci sono poche cose davvero insopportabili”. Per esempio il peso della memoria della Shoah sottoforma di elefante, geniale metafora.
Un voto in meno a Nicole per essersi ispirata un po’ troppo (al limite del plagio) ai libri di Jonathan Safran Foer, l’unico che, in qualità di marito, probabilmente non la denuncerà.
Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Miriam Serranò (03-09-2007) Questo libro mi ha commosso. Non credo affatto sia artificioso. Certo, probabilmente l'intreccio è costruito a tavolino, ma per una storia dove si incrociano tre generazioni diverse mi sembra più che normale! L'ho trovato poetico, toccante, dolcissimo.
Un libro che non banalizza il cuore, non da ricette facili e soprattutto ti fa capire quanto sia possibile ai sentimenti umani. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
lilli-bù (29-08-2007) forse non al livello di quelli del marito, ma libro comunque interessante. Condivido con chi sostiene che le ultime pagine siano epiche. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Pia emmepi49@hotmail.com (17-12-2006) Ne avevo sentito parlare bene da più parti -avevo letto commenti molto positivi su questo stesso sito -, ma sinceramente non mi ha entusiasmato e, nemmeno, granché interessato. E’ vero che ne ho diluito troppo la lettura - addirittura un mese e mezzo circa a causa senz’altro di un mio periodo di scarsa concentrazione verso la lettura – ma forse anche perché è un libro che non è riuscito a “catturare” la mia attenzione.
Mi è sembrata una trama artificiosamente arzigogolata, più costruita a tavolino - nella speranza di offrire . . . . . . effetti speciali -, che realmente intrigante e accattivante.
Confesso che arrivare all’ultima pagina mi ha procurato un leggero brivido di piacere!
Voto: 2 / 5 |  |  |  |
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