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Rilke Rainer M. - Serpenti d'argento. Racconti giovanili |
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Titolo | Serpenti d'argento. Racconti giovanili |
| Autore | Rilke Rainer M. | Prezzo Sconto 15%
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€ 14,02
(Prezzo di copertina € 16,50 Risparmio € 2,48)
|  | | Dati | 2008, 234 p., brossura | | Curatore | Stahl A. | | Traduttore | Dacrema N. |
| Editore | Guanda
(collana Narratori della Fenice) |
 Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni | | 
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| Cosa sono i serpenti d'argento che si snodano per il bosco immerso nella solitaria notte di mezza estate? Motivo ornamentale che prefigura il simbolismo o elemento concreto della poetica di stampo naturalista? L'opera narrativa del giovane Rilke vive delle multiformi sfaccettature che caratterizzano la temperie culturale alla fine del XIX secolo. Nel 1896, appena ventenne, colui che è oggi considerato il maggior poeta moderno di lingua tedesca annunciò un "libro di racconti", che però non venne mai pubblicato. Con il tempo, infatti, l'autore prese le distanze dalle sue prime opere narrative, giudicandole acerbe rispetto allo stile che andava maturando. Eppure questi racconti sono già profondamente rilkiani nei motivi e nei temi, espressione di quell'unica istanza che percorrerà l'opera dello scrittore fino alla camera parigina di Malte e alle "vie della città-tormento" nella decima elegia duinese: la sensibilità per la miseria e la solitudine, rispecchiate qui in interni malsani e bui, nel vuoto chiacchiericcio dei saloni borghesi o nello squallore del proletariato urbano.
| La recensione de L'Indice |
 L'officina epistolografica crociana continua a riservare sorprese. Questa volta è l'importante carteggio con Francesco Flora a vedere la luce. Lo scambio di lettere copre oltre un trentennio, dal 1920, quando Flora, allora ventinovenne, invia un suo saggio a Croce, che lo incoraggia a proseguire negli studi, fino all'autunno del 1952, poche settimane prima della scomparsa del filosofo napoletano. La corrispondenza si svolge sotto il segno di un comune interesse: l'amore per la letteratura nelle sue varie forme (poesia, prosa, critica, estetica). È certo un rapporto tra discepolo e maestro, ma, con il passar del tempo, sul piano del lavoro la collaborazione è del tutto paritaria. E questo non solo perché il rispettoso "caro Maestro" o "caro Senatore", viene ricambiato con il cordiale "mio caro Flora", ma per una consonanza che trapela tra una notazione bibliografica e un'osservazione erudita. D'altronde, Flora si dimostra discepolo esemplare anche per la grande mole di lavoro che compie (libri, direzione di riviste, edizioni di testi, supervisione di collane editoriali). I problemi politici sono sullo sfondo. Tuttavia, durante il fascismo c'è la comune volontà di svolgere, attraverso il lavoro culturale, un'opera di educazione civile e indirettamente politica. Una comunità d'intenti piena, tant'è che in quel periodo è Flora ad assumere la gerenza responsabile della "Critica", perché Croce, come senatore del regno, non poteva farlo a causa di una legge fascista. Nel dopoguerra, poi, le divergenti valutazioni politiche non scalfiscono il sodalizio intellettuale. Il carteggio si chiude però con un piccolo enigma. Nell'ultima lettera Flora, reduce dall'Urss, vanta le conquiste civili e culturali del regime sovietico. Chissà se Croce non rispose perché stanco o non replicò perché dispiaciuto dell'ingenuo giudizio del fedele discepolo. Maurizio Griffo |
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