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Tyler Anne - La figlia perfetta | Due famiglie all'aeroporto di Baltimora, in una notte di agosto; due bambine appena adottate in arrivo dalla Corea. Una delle due famiglie è perfettamente americana, socialmente impegnata e politicamente corretta; l'altra è un nucleo familiare iraniano, che ha superato non da molto tempo le difficoltà dell'inserimento nel tessuto sociale degli Stati Uniti. Mentre la prima farà di tutto perché la bimba adottata mantenga i contatti con la sua cultura di origine, la seconda cercherà in ogni modo di assimilarla immediatamente alla realtà di Baltimora. Le storie delle due famiglie, che mantengono i contatti dopo il primo incontro, si incrociano per molti anni, e ogni anno diventa l'occasione per un nuovo confronto, per misurare avvicinamenti e distanze, per osservare i bimbi che crescono e il mondo che cambia.
9 recensioni presenti. Media Voto: 3.88 / 5silvia (10-10-2010) più che un libro lento è un "elogio della lentezza", l'arte di trovare piacere nelle piccole cose, di opporsi al caos e alla negatività, apprezzando le pause e la riflessività. Ci ho messo un po' a leggerlo, non è certo uno di quei romanzi mozzafiato che ti tengono sveglia la notte per vedere come andrà a finire, va oltre il concetto di trama, si tratta più di una disciplina zen, meditativa, una sorta di training che ti aiuta a vedere ciò che ci circonda in un modo diverso. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
claudia (17-11-2009) lento, noioso, trama incosistente pur partendo da un'idea carina. Ho fatto davvero fatica a finirlo. Una delusione Voto: 2 / 5 |  |  |  |
mari (14-10-2009) Piacevolissimo da leggere, coinvolgente, ricco di spunti interessanti, sia su temi di attualità sia su questioni fondamentali dell'esistenza. E fate bene attenzione, vi prego, al finale: apparentemente bizzarro, enigmatico, poi lo senti poetico, quasi magico, immagine che ti resta dentro come un quadro animato, un colpo di genio che conclude con autentica maestria letteraria quello che sarebbe stato comunque un bel romanzo, e così lo è ancora di più. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
M.T. (01-10-2009) Tipicamente americano ma tenero e commovente, questo romanzo ti "prende" e ti porta nella vicenda delle due famiglie facendoti diventare un parente acquisito che assiste alle varie scene. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Flavia flaviaboero@hotmail.com (03-11-2008) All’aeroporto di Baltimora, un Ferragosto, si trovano due famiglie per lo stesso motivo, cioè l’arrivo dalla Corea di due bambine molto piccole destinate ad essere adottate. Gli Yazdan sono di origine iraniana, qualcuno nato in Iran e trapiantato in USA a seguito di eventi anche traumatici, (come Maryam, la vera protagonista del libro), altri nati in USA; i Donaldson sono in tutto e per tutto all-american, un po’ new age e molto politically correct.
Le due famiglie fanno amicizia e i contatti proseguono negli anni a venire; i Donaldson organizzano spesso sontuose feste per le occasioni più incredibili, gli Yazdan, soprattutto Ziba, hanno una sorta di reverenza nei loro confronti e li assecondano, li considerano un po’ come loro modelli di “americanità”.
La bambina Yazdan diventa subito Susan e viene allevata facendo del proprio meglio da una famiglia che ha conservato alcuni tratti iraniani, ma che in realtà in USA si trova bene economicamente e socialmente; la bambina Jin-Ho resta Jin-Ho e viene cresciuta come coreana, o meglio, secondo l’idea di Corea da cartolina che hanno in testa i Donalson. Risultato: due bambine entrambe perfettamente americane.
Il tema principale del libro, a mio parere, sono le difficoltà dell’integrazione degli immigrati, soprattutto di fronte alle persone di ottima volontà e di sentimenti delicati che, con l’esercizio della loro cautele e della correttezza politica a tutti i costi, rischiano di ricacciarli indietro continuamente in un ghetto da cui queste persone, come qui gli Yazdan, sono usciti volentieri e da tempo, o magari non ci sono mai entrati perché nati negli USA.
Il libro risulta spesso divertente, molte volte ironico, mai noioso (neanche nelle interminabili riunioni di famiglia), e pieno di momenti veramente toccanti e sinceri: la scena all’aeroporto, che si richiama strettamente a una vera nascita in ospedale; tutti i monologhi interiori di Maryam, forse il personaggio più bello e compiutamente sviluppato; tutti e due i brani sulle difficoltà di avere figli. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Massimo F. (10-01-2008) Pienamente d’accordo con il giudizio riportato sul risvolto di copertina: la Tyler non è brava, ma bravissima. Praticamente una “principessa del nulla”… Riuscire a tirar fuori da una storia tutto sommato piuttosto sbiadita e noiosetta un libro godibile, garbato e che si fa leggere con piacere, è segno di gran talento stilistico e di una sensibilità fuori dal comune. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Laura (26-11-2007) Bel libro, scritto molto bene, scorrevole e a tratti anche divertente. Fuorviante il riassunto sui risvolti di copertina. Più che una storia di adozioni e di diversa filosofia nell'affrontarla, è una storia sull'integrazione, sulla difficoltà ad inserirsi e sul sentirsi estranei sia nel paese d'origine, da cui ormai si è distanti in tutto, che nel paese ospite, in cui si è comunque visti come diversi, come "esotici", con usi, costumi e tradizioni da richiamare costantemente. Comunque da leggere per il ritratto della comunità iraniana in America e dei tic e delle manie degli americani stessi. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Zoe (27-08-2007) E' un bel libro anche se non uno dei migliori della Tyler. Questa autrice ha il grandissimo pregio di rendere interessante il semplice quotidiano, perché in questo libro davvero accade molto poco, se non alla fine.. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
nini11 (23-07-2007) Mitica Anne Tyler! Nessuno come lei sa scrivere,magistralmente, storie vere con personaggi autentici. Lunga vita a questa autrice che ci mostra con stile ed eleganza un'America che sta al di là della facciata che ci viene propinata giornalmente da pubblicità e media. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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