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Shalev Meir - Per amore di una donna | Nevicò quel giorno, il 6 febbraio 1950, nella fertile valle di Iezreel, e Moshe Rabinovich si scagliò furiosamente con l'ascia contro un eucalipto secolare, un simbolo per tutti gli abitanti del villaggio, ma per lui soprattutto un mezzo attraverso cui si sarebbe attuato un tragico destino. Da questo episodio epocale per la memoria della piccola comunità, si diparte il lungo racconto di Zayde, il protagonista - ragazzino e poi uomo - che accompagna il lettore in un suggestivo viaggio sul filo dei ricordi. Al centro della storia è Yehudit, madre di Zayde, una donna forte e indipendente, custode di una sofferenza viscerale e di un lacerante segreto. Tre figure maschili si alternano sulla scena: sono gli uomini, diversissimi tra loro, che si contendono l'amore di Yehudit e la paternità di Zayde, occupandosene generosamente a modo proprio e secondo i propri mezzi. Mescolando voci ed episodi, passato e presente, Zayde ricrea una fitta trama di rapporti personali, di fatti che si intersecano per arrivare a ricostruire un mosaico esistenziale collettivo al cui centro campeggia il mistero di Yehudit, sfuggente e inarrivabile. Dominata dall'idea di un destino ineluttabile che grava su tutti "smisurato e indifferente", la narrazione procede secondo un ritmo pacato, scandito dai suoni, dai profumi - indimenticabili quelli delle prelibate cene che Yaakov, uno dei padri, prepara a Zayde - e dagli eventi di un microcosmo rurale che assurge a emblema universale.
Media Voto: 4.66 / 5Massimo F. (24-08-2011) Un racconto da sorseggiare come un liquore invecchiato e di altissima qualità; un titolo che sembra banale, ma di straordinaria intensità. La figura centrale femminile, mai descritta fisicamente, è il perno su cui ruota in realtà una profonda esplorazione dell'animo maschile nelle sue diverse sfaccettature (amore, lavoro, famiglia, sentimenti, emozioni) e nei diversi modi di affrontare la vita. Scritto bene, con tante "chicche" (le cene, ad esempio) da assaporare lentamente. Ritmo narrativo molto, molto tranquillo e riflessivo, come è giusto che sia. Consigliato. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
annachiuda (22-10-2009) Splendido libro sulla vita, sull'amore, sulla famiglia. Delicato e allo stesso tempo toccante, scritto con maestria. Da leggere. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
francesca meneghetti menekekka@libero.it (31-08-2008) Se il corteggiamento dei "tre padri" di Zayde verso Yehudit sembra ricordare la "Locandiera", la donna, tanto amata dal forte Moshe, dall'evanescente e poetico Yaakob e dall'avido commerciante Grossman, pur negandosi come oggetto, al pari di Mirandolina, a differenza di questa rifugge, se non in extremis, dalle tecniche di seduzione femminile e rimane figura dolente e tragica.
Il racconto di questa vicenda paradossale si svolge in forma retrospettiva, attraverso flashback privi di linearità: viene a riproporsi il gioco tortuoso della memoria che caratterizza anche “Fontanella”, così da svelare solo alla fine l’episodio cruciale della vicenda.
La storia è ambientata nel primo novecento in un villaggio contadino della valle di Jezreel, tra pionieri venuti dall'est Europa, che l’autore ricrea attraverso descrizioni accurate e sapienti relative alle diverse attività agricole, alle piante, agli animali (bellissime le annotazioni sulle mucche e sulle diverse personalità degli uccelli): del resto l’autore voleva studiare zoologia.
Mentre gli scenari di Oz, Yehoshua, Grossman sono urbani, borghesi, intellettuali, tanto sono ancorati alla terra, secondo i canoni di un'agricoltura pre-capitalistica, quelli di Shalev, che per certi aspetti, in questo libro, ricorda Tolstoj, riuscendo a poeticizzarre anche odori e gli aspetti meno poetici della materia.
Tuttavia non si tratta di un romanzo realistico: la fantasia, al limite della realtà, e la bizzarria che si cela nei casi della vita trascinano i personaggi, ed il lettore, al di fuori di una dimensione prosaica, in uno spazio pervaso da colori vivaci e soffusi, in modo da lasciare spazio all’ indeterminazione, al non detto, all’immaginabile: il terreno forse più idoneo per parlare di amore.
Non mancano infine esempi di umorismo ebraico, specie nelle battute.
”Allora perché non parti una buona volta per l’America?” “Mi ci manca solo questo”, rispose Oded, “realizzare i sogni”.
Bellissimo libro. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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