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Lindgren Astrid; Lindenbaum Pija - Mirabell |
Britta non è mai stata tanto felice come il giorno in cui, nell'orto di casa sua, ha visto spuntare una bellissima bambola. Britta decide di chiamarla Margareta, ma lei subito esclama: - Come ti è saltato in testa? Il mio nome è Mirabell. Età di lettura: da 6 anni.
| La recensione de L'Indice |
 Astrid Lindgren, di cui quest'anno è stato ricordato il centenario dalla nascita, se ha scritto Mirabell deve aver saputo bene quanto fosse importante avere pazienza. Lei, che nacque in una sana e felice famiglia contadina di Vimmerby in Svezia, se lo sarà sentito ripetere mille volte il "devi portare pazienza". Glielo avrà detto, probabilmente, una mamma pragmatica come doveva essere in un mondo contadino, di lavoro speso tra la terra da dissodare e gli animali da governare. I libri che Lindgren ha pubblicato, dal 1944 in poi, sono più di cinquanta, senza contare i racconti. Il più noto, Pippi Calzelunghe (1945), fu tradotto in cinquantaquattro lingue, perfino in zulù. In Mirabell, come in Pippi e in molti altri racconti, la protagonista è una bambina forte che sa, inconsciamente, di valere. Del resto, la stessa Lindgren amava ricordare, a conferma dei contenuti dei suoi libri: "Sono cresciuta in un ambiente dove le donne non erano piccole e deboli appendici degli uomini, ma erano pari a loro, pienamente, e forti ed energiche". Mirabell, che in Italia è arrivata solo quest'anno grazie all'editrice Motta per i cent'anni della sua autrice, è uno straordinario disegno tracciato a parole e dipinto ad acquerelli per insegnare che la capacità di attendere, fidandosi degli altri, fa spuntare i desideri, trasformandoli in realtà. Mirabell, però, non è proprio una bambina, nella gran parte della sua vita è una bambola, che a volte si anima, ma solo per la sua "padroncina", e fa tutto quello che fanno le bambine, capricci e dispetti inclusi. L'attrice del racconto è Britta, lei sì è una bambina in carne e ossa, e ha un enorme desiderio: possedere una bambola. Le ristrettezze della sua famiglia contadina (i conti con la realtà Lindgren li fa sempre) frustrano però la sua speranza, ma solo fino a un giorno speciale, in cui Britta scopre la bontà in un omino sconosciuto che le fa un regalo insolito: un semino giallo. Coltivandolo giorno per giorno, con pazienza, il seme mantiene la promessa, ripaga la fatica e dà il suo frutto: una bambola bionda con gli occhi azzurri. Nella storia di Britta e Mirabell ce n'è abbastanza per un trattato di pedagogia in cui i disegni di Pija Lindenbaum, premio per gli illustratori anche alla Fiera del libro per ragazzi di Bologna, animano la narrazione, accrescendo l'intensità dei chiaroscuri. Le tinte ora buie, ora accese sono funzionali alla resa di eventi contrastanti che vestono la complessità dei sentimenti. Astrid Lindgren racconta con la consueta leggerezza, mandando al confino la retorica e l'enfasi. Il vantaggio è tutto per chi legge, ascoltando una narrazione in cui ciò che accade sembra la normale conseguenza del fatto precedente, compresa la magia di veder spuntare una pianta di bambola. Attenzione però, anche quando la bambola sembrerà matura non la si potrà cogliere! Sarà concessa solo una carezza al frutto, un gesto d'amore in seguito al quale l'amata, cioè Mirabell, ricambierà liberandosi finalmente dalle radici che la trattengono alla terra per raggiungere Britta. Carla Colmegna |
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