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Borgese Giuseppe A. - Una Sicilia senza aranci |
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Titolo | Una Sicilia senza aranci |
| Autore | Borgese Giuseppe A. | Prezzo Sconto 10%
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€ 14,40
(Prezzo di copertina € 16,00 Risparmio € 1,60)
|  | | Dati | 2005, 384 p., brossura | | Curatore | Pupo I. |
| Editore | Avagliano
(collana Segnature) |
Normalmente disponibile per la spedizione entro 2 giorni lavorativi | | 
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| Avvalendosi di materiale di archivio inedito (tra cui si distingue, particolarmente prezioso, un nutrito manipolo di lettere) e riproponendo articoli e saggi mai più ristampati dopo la loro prima apparizione, il curatore ha inteso mettere a fuoco la riflessione di Giuseppe Antonio Borgese sull'identità siciliana, la controversa questione della sicilianità della stessa opera di Borgese, la fitta trama di relazioni umane ed intellettuali che lo scrittore di Polizzi Generosa ha intessuto con i figli dell'isola, da Verga a Brancati, da Cesareo a Pirandello, volendo fare solo alcuni nomi.
| La recensione de L'Indice |
 "Uno dei fatti più enigmatici della storia della cultura italiana della prima metà del Novecento è l'apparizione improvvisa e folgorante dell'astro Borgese e la sua altrettanto rapida eclissi, agli inizi degli anni trenta, in coincidenza con la partenza dello scrittore per l'esilio americano". Così Massimo Onofri esordiva in un saggio, intitolato Il caso Borgese , significativamente posto in apertura di un suo volume recente ( La modernità infelice. Saggi sulla letteratura siciliana del Novecento , Avagliano, 2003). Quello compiuto ai danni del critico e scrittore siciliano è stato un vero e proprio attacco; dapprincipio sferrato da Benedetto Croce, suo primo risentito maestro, e proseguito - nei toni spesso aspri e malevoli del dileggio - da critici di primissimo piano, su tutti Renato Serra e Luigi Russo; l'inesorabile tempo, poi, ha fatto il resto, fin quasi alla rimozione completa. Non fosse stato per Leonardo Sciascia, che strenuamente ha cercato di riparare al maltolto: e negli interventi critici e nei suggerimenti editoriali alla casa editrice Sellerio (oltre che in un riferimento letterario - uno dei suoi - incastonato in A ciascuno il suo , dove il protagonista "si è messo in testa che Borgese sia stato sottovalutato, che bisogna rendergli giustizia"). E sulla sua scia Onofri, che tanti spunti critici di Sciascia ha saputo cogliere, questo non ultimo, allo scrittore di Racalmuto tra i più cari. I testi ora raccolti in volume da Avagliano - dedicati alla Sicilia e agli scrittori conterranei; parte inediti, parte mai più ristampati dopo la prima pubblicazione - costituiscono un contributo importante alla valorizzazione di una delle figure più importanti della prima metà del Novecento italiano. Il libro, che si avvale di una prefazione dello stesso Onofri - autorevole malleveria al volume -, è stato curato con scrupolo certosino e competenza da Ivan Pupo, autore di una corposa introduzione (quasi ottanta pagine - ma non sarà troppo?) e di un apparato di note in coda a ogni testo, ricchissimo di informazioni e di possibili nuovi spunti: un vero libro nel libro, tale da farne un volume di preferenza rivolto a un pubblico di lettori specialisti. Lo specifico della letteratura siciliana quale emerge da questi scritti - si segnala, in particolare, un Discorso sulla Sicilia , prezioso ritrovamento del curatore, seguito da un testo di Vitaliano Brancati, in forma di resoconto a quel medesimo Discorso - è secondo Borgese la sua fedeltà a un ideale costruttivo: il suo spirito di grandezza, di architettura, tale da gareggiare con i grandi templi della civiltà greca. La Sicilia è intesa come roccaforte dei valori tradizionali, resa più salda da una provvida marginalità (in altri casi principio d'ogni sventura): ad esempio quando le consente di scansare decadentismo e frammentismo, per Borgese bersaglio polemico, negli anni venti, del suo auspicato Tempo di edificare . Non si avverte, negli scritti qui raccolti di Borgese, angusto localismo, men che meno il critico indulge al facile colore di maniera, al folklore, come il titolo, Una Sicilia senza aranci - riprendendo una felice formula di Giulio Caprin, a lui dedicata, del 1958 - bene riassume e mette in luce. Marcello D'Alessandra |
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