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Treccagnoli Pietro - Non lo chiamano veleno | Prostitute africane, piccoli spacciatori, arabi clandestini, commissari dediti a piaceri singolari, boss più ridicoli che spietati, mafiosi omosessuali e trafficanti di rifiuti tossici: un universo che cade a pezzi dove il sesso, comprato, estorto o regalato, è l'unica lingua che tutti sanno parlare e che tutti capiscono. Un noir ambientato a nord di Napoli, tra il mare e la campagna.
| La recensione de L'Indice |
 Non lo chiamano veleno è il primo titolo del responsabile delle pagine culturali del "Mattino" di Napoli, Pietro Treccagnoli, un noir ambientato nella provincia casertana e napoletana figlia delle lobby camorristiche che con le ecomafie realizzano introiti notevoli avvelenando le terre e le falde acquifere. Una holding affaristica internazionale capeggiata da un uomo di colore, François, si appoggia alla struttura dei Casalesi, che garantiscono uomini e spazi per inumare la monnezza gli scarti dell'anima causati dal consumismo senza futuro in cave dismesse ma ancora fruttifere. Il tutto inizia con un omicidio di due prostitute gabonesi e poi da quella che potrebbe sembrare una storia di protettori si giunge a delineare l'affaire internazionale. Treccagnoli disegna bene i personaggi Luciano, Belmondò, Rachid, il commissario Ascione ma soprattutto emergono François e l'ispettrice Daniela Tropea. Da un punto di vista dei contenuti riemerge quella Napoli che non amiamo il neronapoletano che ha origini sanfediste ma che ora si è postmodernamente aggiornato ma che esiste, ed è giusto che se ne parli. Da un punto di vista linguistico Treccagnoli tenta una quadratura del cerchio letterario che tiene insieme una buona struttura narrativa e ritmica con l'inserzione di un napoletano colto e nero, pastiche linguistico sdoganato da Andrea Camilleri, con il suo siciliano fantasiosamente accattivante. Comprendiamo le intenzioni che sono alla base di questo tentativo da notare che Treccagnoli è un tecnico del dialetto: la sua prima pubblicazione che abbiamo avuto modo di vedere concerneva degli studi sul dialetto della sua zona d'origine ma solo il pubblico ci dirà se questo cesellamento dialettale etimologicamente corretto e saporito appassionerà. Infine resta una considerazione sociopolitica, che è come dire economica. Che cosa ha portato questa terra dove le cose avevano un nome e una sostanza a diventare terra di tutti e quindi di nessuno, da avvelenare? Perché questo veleno fortifica i forti e uccide i deboli? Se volete capirlo potete leggere l'ultimo libro di Isaia Sales e Marcello Ravveduto, Le strade della violenza. Malviventi e bande di camorra a Napoli (pp. 310, 16,50, l'ancora del mediterraneo, Napoli 2006), da poco il libreria. Volere poi essere informati sulla camorra odierna? Leggete il bel reportage narrativo di Roberto Saviano, Gomorra (pp. 331, 15,50, Mondadori, Milano 2006), e il cerchio si chiuderà. Vincenzo Aiello |
Media Voto: 5 / 5Roberto S. (19-12-2006) Bellissimo una scrittura espressionistica e una lettura di una terra d'inferno. Un romanzo da leggere con i denti e le papille. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Carlotta (30-08-2006) Stupendo! Storia accattivante e ottimo connubio fra napoletano e italiano. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Giulia (27-07-2006) Si legge tutto di un fiato. Magari rilassati sotto un ombrellone. Si è immersi nel gorgo di una storia sporca. Come "sporchi" sono i personaggi, che parlano, parlano, come maschere telluriche di una tragedia greca dei nostri tempi. Su di essi è come se ci accendesse, per la prima volta, il riflettore di un teatro di periferia, illuminati per raccontare il loro animo lacerato, sullo sfondo di un territorio continuamente sventrato. Il linguaggio veicola forti emozioni, soprattutto per chi conosce bene la parlata napoletana. E' per l'autore la lingua dell'infanzia, una lingua salvata, alla Canetti, anche attraverso un abile lavoro di ripensamento del mezzo espressivo. Non è una lingua verista, né alla Camilleri, ma uno strumento comunicativo necessario a raccontare la devastazione che una parte dell'Italia ha subito e continua a subire. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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