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Gentilini Fernando - Infiniti Balcani. Viaggio sentimentale da Pristina a Bruxelles

Infiniti Balcani. Viaggio sentimentale da Pristina a Bruxelles TitoloInfiniti Balcani. Viaggio sentimentale da Pristina a Bruxelles
AutoreGentilini Fernando
Prezzo
Sconto 15%
€ 11,90
(Prezzo di copertina € 14,00 Risparmio € 2,10)
Dati2007, 160 p., brossura
EditorePendragon  (collana Contemporanea)

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Descrizione
Il sogno kosovaro dell'indipendenza, il riscatto della Serbia del dopo-Milosevic, la resurrezione di Sarajevo, un Montenegro nuovamente sovrano, le meraviglie dell'Albania e il bisogno di identità dei macedoni: i Balcani restano terra da leggenda, capaci di scompaginare vite e confini. Cercano disperatamente di ricongiungersi all'Europa, ma sono ancora illuminati dalla luce riflessa dell'Oriente. L'Europa è l'altra protagonista di questo saggio-racconto. Perché la storia recente dei Balcani ne evoca i momenti più tragici. E perché sarà proprio il destino del progetto europeo a dirci se le disgregazioni della ex Jugoslavia vadano considerate un residuo del nostro passato continentale o l'annuncio del futuro. Pagine in bilico tra incanto balcanico e sogno europeo. Appassionate, che sconfessano ogni cliché. Scritte con la consapevolezza che nulla può dirsi acquisito per sempre dalla storia e che da un giorno all'altro potremmo risvegliarci tutti in un'Europa diversa da quella in cui abbiamo avuto la fortuna di crescere.

http://giotto.ibs.it/cop/copj170.asp?f=9788883425295 Infiniti Balcani. Viaggio sentimentale da Pristina a Bruxelles Il sogno kosovaro dell'indipendenza, il riscatto della Serbia del dopo-Milosevic, la resurrezione di Sarajevo, un Montenegro nuovamente sovrano, le meraviglie dell'Albania e il bisogno di identità dei macedoni: i Balcani restano terra da leggenda, capaci di scompaginare vite e confini. Cercano disperatamente di ricongiungersi all'Europa, ma sono ancora illuminati dalla luce riflessa dell'Oriente. L'Europa è l'altra protagonista di questo saggio-racconto. Perché la storia recente dei Balcani ne evoca i momenti più tragici. E perché sarà proprio il destino del progetto europeo a dirci se le disgregazioni della ex Jugoslavia vadano considerate un residuo del nostro passato continentale o l'annuncio del futuro. Pagine in bilico tra incanto balcanico e sogno europeo. Appassionate, che sconfessano ogni cliché. Scritte con la consapevolezza che nulla può dirsi acquisito per sempre dalla storia e che da un giorno all'altro potremmo risvegliarci tutti in un'Europa diversa da quella in cui abbiamo avuto la fortuna di crescere. 11,90 new EUR in_stock
La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice
Un saggio e allo stesso tempo un racconto, sempre oltre ogni cliché. Scrivere e parlare di temi balcanici senza ripetere più o meno inconsciamente la vulgata degli ultimi anni è difficile. E lo è ancora di più se si ricopre una carica ufficiale. Fernando Gentilini ci riesce però in questo libro, in cui va oltre il suo ruolo di diplomatico e, con lo sguardo rivolto al futuro dell'Europa, sconfessa quanto è già stato scritto e detto.
"Nei Balcani è necessario astenersi dai giudizi affrettati. Qui, più che altrove, bisogna diffidare delle spiegazioni troppo semplici, che spesso nascondono menzogne". L'occhio laico dell'autore è riassunto tutto in questa frase; pagina dopo pagina, spoglia "il buco nero balcanico" lungo un percorso atemporale che si snoda dal Kosovo alla Macedonia, passando per la Serbia, il Montenegro e la Bosnia-Erzegovina. Un Viaggio sentimentale da Pristina a Bruxelles, come recita il sottotitolo, frutto di oltre sei anni di lavoro al fianco del capo della diplomazia europea Javier Solana. Un viaggio cadenzato continuamente dai rapporti, quantomeno problematici, tra le istituzioni europee e quest'angolo d'Europa troppo spesso dimenticato. "Bruxelles pensa che nei Balcani la storia si sia fermata, oppure sia tornata indietro. Che la regione sia una sorta di riserva indiana, un 'come eravamo noi' sessanta anni fa, prima che il processo di integrazione europea pacificasse la parte occidentale del continente. A me pare invece sia la filosofa e scrittrice 'jugoslava' Rada Iveković a cogliere nel segno quando afferma che i Balcani, più che il passato, rappresentano 'il rimosso, l'inconscio, l'interiorità e quindi la verità dell'Europa'".
Questo invito all'introspezione continentale scandaglia poi il rapporto tra Europa e Balcani, "che poggia in realtà su un equivoco di fondo, su un doppio bluff: quello dell'Europa che continua a promettere integrazione senza concederla; e quello dei paesi balcanici che continuano a promettere riforme senza farle". Ma prima di superare tutte le reciproche diffidenze, i Balcani devono chiudere i conti con quel passato che non passa mai, lasciandosi alle spalle "il dolore dal quale cercano disperatamente di affrancarsi dopo che le guerre nella ex Jugoslavia lo hanno riportato ancora una volta in superficie". Quel dolore che Gentilini rivede soprattutto in Kosovo, dove "di fronte alle piane sterili o ai bambini 'pieni di occhi' che rovistano i rifiuti insieme ai cani randagi, la mente torna al ghigno sofferente dell'impalato de Il ponte sulla Drina di Ivo Andrić: il palo che penetra inesorabilmente quel corpo straziato, senza ledere gravemente gli organi vitali in modo da prolungare il più possibile l'agonia, è una rievocazione letteraria della crocifissione di Cristo nella Bosnia del XV secolo occupata dai turchi. La vittima è serba, i carnefici sono turchi, il boia è uno zingaro. Per Andrić, bosniaco di nascita e serbo d'elezione, quel palo è simbolo di un dolore che supera lo spazio e il tempo, destinato a continuare nei secoli e a segnare le nuove generazioni".
Letteratura, arte, ma soprattutto tanta vita e molti pensieri della gente: Gentilini dà più spazio alle voci della strada e alle chiacchiere dei caffè che alle teorie di certi libri di storia o di geopolitica. E la forza del libro sta in gran parte qui. E così, andando oltre gli itinerari canonici, viene alla luce che "a Pristina la tragedia più grande è che non ci sono quasi più serbi (ce n'erano alcune decine di migliaia prima del 1999). I trecento che hanno scelto di rimanere vivono nascosti, blindati, ancora pieni di paura (…) Ci hanno assicurato che avrebbero protetto le minoranze non albanesi e gli abbiamo creduto. E intanto, a pochi metri dagli uffici dell'Onu, della Nato e dell'Unione Europea sono continuate vendette, rivalse e intimidazioni. Se il ritmo degli abusi è via via diminuito è solo perché Pristina è diventata etnicamente pura, mentre noi invitavamo alla tolleranza".
Malgrado tutto, però, il testo non si abbandona mai al tipico fatalismo balcanico. Anzi. C'è sempre una fiducia assoluta nell'avvenire e, riga dopo riga, suoni e immagini rilanciano con forza orizzonti di pace. Una prospettiva che è già realtà nella sinestesia del symandron del monastero serbo ortodosso di Decani, "un'oasi di pace dove la vita scorre da sei secoli al ritmo del martelletto di legno i cui colpi annunciano l'inizio delle funzioni religiose. Lo stesso che servì a Noè per chiamare a raccolta gli animali nell'Arca e salvarli. Qui ogni cosa è sublime". Gentilini, quindi, non fa mistero della sua incrollabile fede nel futuro europeo dei Balcani. "Credo che la storia sia ormai scritta – spiega. – I Balcani alla fine si ricongiungeranno con la famiglia europea, perché è nell'interesse dell'Europa completare quest'ultima fase del processo di allargamento". E Bruxelles lo deve fare pensando soprattutto "alla decadenza dei ragazzi della parte occidentale del continente, viziati, stanchi, demotivati" che, "in confronto ai giovani" degli Infiniti Balcani, "non sembrano reggere il passo".
  Igor Fiatti

I vostri commenti
Andrea Albertazzi (24-11-2010)
Mi e' stato regalato questo libro da una amica che conosce la mia passione per i Balcani. L'ho letto in pochi giorni, non certo per l'entusiasmo che trasmette, quanto piuttosto per la sua brevita'. Il libro pare in effetti un collage di pezzi di "diario" scritti qua e la' e incollati gli uni agli altri alla rinfusa, senza un filo logico. E' chiaro che e' un libro che non ha l'ambizione di essere un mattone che spiega tutte le minime vicende dei Balcani, ma ha piuttosto l'obiettivo di raccogliere le impressioni di un individuo che ha vissuto in quei paesi. Nonostante cio' il libro e' molto deludente perche' cerca di coniugare in pochissime pagine analisi geopolitiche e storiche con le situazioni di vita quotidiana "da bar". Emerge sicuramente la volonta' del diplomatico, probabilmente non comune, di avvicinarsi alla vita reale dei paesi nei quali si trova ad operare. Detto questo, l'analisi della geopolitica dei Balcani e del ruolo della comunita' internazionale (specialmente di quella europea) risponde ai soliti canoni piu' o meno politically correct del funzionario statale e/o europeo che si e' trovato a misurarsi con i Balcani. I peana a Solana e a Prodi, i giudizi unilaterali sulla positivita' "a prescindere" della costruzione europea o della "costituzione" lo dimostrano. Di fatto e' un libro che non ha alcun valore aggiunto ne' per il lettore "navigato" ed esperto di Balcani, ne' per il lettore occasionale.
Voto: 1 / 5

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