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Morandini Claudio - Le larve |
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Titolo | Le larve |
| Autore | Morandini Claudio | Prezzo Sconto 15%
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€ 11,90
(Prezzo di copertina € 14,00 Risparmio € 2,10)
|  | | Dati | 2008, 228 p., brossura |
| Editore | Pendragon
(collana Linferno) |
Normalmente disponibile per la spedizione entro 3 giorni lavorativi | | 
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| Strisciano e sgattaiolano i personaggi di questo romanzo, si muovono furtivi, si accoppiano in anfratti bui, tramano nei corridoi di un palazzo tetro, i cui sotterranei inesplorati sprofondano come radici nella terra nera, tra miriadi di larve. Intorno, campagne desolate e boschi sepolti nelle nebbie, fiumi fangosi, gore e paludi. Su tutto si stende l'ombra minacciosa di un uomo potente e ferino che con crudeltà ha dominato la famiglia, i contadini e gli operai alle sue dipendenze, e che da un grande ritratto continua a esercitare un influsso maligno. Una storia intrisa di atmosfere gotiche, oscillante tra l'osservazione ossessiva della realtà e l'indeterminatezza del sogno; una saga familiare che è anche racconto di formazione. Un libro che ammicca alla narrativa d'appendice e al poliziesco, tingendosi perfino di commedia: una prosa vivissima, che si fa materia pulsante tra le mani del lettore.
Media Voto: 4.5 / 5alessia niccolucci (28-05-2010) Atmosfere decadenti e oniriche che ricordano il miglior Hoffmann de "Gli elisir del diavolo" in questo romanzo di Claudio Morandini il quale, con un accanimento tutto razionale scopre, indaga e smaschera i turbamenti della carne e dell'animo umani. Una prosa colta e ricercata lo impreziosisce rendendolo ancor più misterioso nei toni e nelle immagini. Il prodotto di un autore delle nebbie e dei nord italiani legati però, alla terra e agli ambienti che gli sono familiari. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
paola baratto (20-01-2010) Finalmente un romanzo che restituisce il piacere della lettura. Lo stesso piacere che regalano i grandi autori che hanno usato le tinte del noir e del gotico (Poe, James, Lewis, Landolfi per fare un esempio), ma per scandagliare l’animo umano e farne affiorare angosce e pulsioni inconfessabili. Quello che è assolutamente attuale è l’ironia sottile che innerva le considerazioni dell’io narrante e che fa sì che questo sia un romanzo più cerebrale che “di pancia”. Un noir che non sfocia in banale poliziesco e non utilizza l’ormai diffuso fraseggio d’importazione. E’, anzi, una prosa estremamente curata e colta quella di Morandini, ma allo stesso tempo scorrevole, convincente nei dialoghi, e tiene alta la tensione fino alla fine, nonostante i numerosi scarti temporali del racconto (cosa non facile). E ‘ un libro che avvince ed inquieta con la sua atmosfera peculiare, evocata attraverso la descrizione del palazzo tentacolare (infestato da ricordi ossessivi e ingombranti), della campagna dai recessi oscuri e soprattutto dei protagonisti (primo fra tutti il patriarca dispotico), che risultano ferini e al contempo cinicamente raziocinanti, quindi squisitamente ambigui. E poi quelle larve che attendono nel sottosuolo... immagine disturbante che si presta a metaforiche interpretazioni. Davvero una bella scoperta. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Alessio Elia (16-10-2008) Inconfondibile uso della lingua italiana.
Ci sono altri scrittori in Italia che se ne servono in modo così pregevole, raffinato e ricercato ma allo stesso tempo senza alcun sentore di affettazione?
Il ritmo cadenzato della parola di un linguaggio parlato colto, una lingua cesellata fin nel dettaglio che mai tradisce però il certo lavorìo che v'è sotto.
Di un' "immediatezza meditata" che coglie il presente nel suo rendersi incarnazione di un ricordo passato o presagio o anticipazione di un evento futuro.
Nella stesura della trama è soppresso il nesso "domanda-risposta".
Fatta eccezione per il caso delle mignatte e della dislocazione delle ossa del Figlio del Padre, in cui il lettore può solamente sospettare della colpevolezza di Saverio, il resto è tutto scoperto.
Viene sapientamente evitata anche la costruzione di un caso da giallo: l'omicidio è preannunciato, non esiste interrogativo da solvere, nè colpevoli da rintracciare, se non la caccia a colpevoli che colpevoli non sono.
In questa abolizione di nessi tra aspettative, supposizioni e risoluzioni, vere o presunte che siano, il romanzo diviene una descrizione di una realtà immodificabile, ingiustificabile, indiagnosticabile.
E' una realtà oggettiva, ossia una realtà "lanciata contro" (nel senso etimologico del termine), in cui poco importa se è l'io-narrante nella veste di Saverio, o Saverio nella veste dell'io-narrante ad essere colpevole.
In qualche modo sono "analoghi" l'uno dell'altro, e dunque perchè no, la stessa persona.
E davvero è di poco conto che questa coesione tra i due uomini sia avvenuta nella mente di una donna malata di mente.
In virtù di essa Saverio è colpevole, mentre il vero colpevole è innocente, non potendo essere nuovamente se stesso, dal momento che non è data la possibilità di un triplo (e la figura del doppio è già incarnata da Saverio).
A questa necessità oggettiva Saverio si arrende, e la cosa comica è che è proprio lui, che perde la sua identità di soggetto, a diventare veramente soggetto (subiectum, sottomesso).Ottimo Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Vittorio Caffè (21-07-2008) Bravo. Un bel gotico italiano, ben scritto, ben congegnato. Atmosfere sufficientemente cupe e opprimenti. C'è ancora qualcuno che ha idee e forza di metterle in pratica, in Italia. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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