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Titolo | Scuola di follia |
Prezzo Sconto 15%
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€ 20,40 
(Prezzo di copertina € 24,00 Risparmio € 3,60)
|  | | Dati | 2005, 288 p. | | Curatore | Lodolo D'Oria V. |
| Editore | Armando Editore
(collana Scaffale aperto/Psicologia) |
Nella promozione Armando fino al 11 giugno |
 Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni | | 
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Media Voto: 5 / 5Anna Di Gennaro adige@fastwebnet.it (13-04-2006) La Direzione generale per il personale della scuola del MIUR ha ufficialmente espresso apprezzamento per l'attività di prevenzione/formazione svolta dall'autore.
"Sull’autorevole rivista scientifica de La Medicina del Lavoro (N. 5/2004), è stato di recente pubblicato il primo studio che riconosce agli insegnanti il maggior rischio professionale di sviluppare vere e proprie malattie psichiatriche. Ma cosa succede quando la follia sale in cattedra e il docente stremato dà i numeri? A raccontarlo è proprio il medico autore del succitato studio scientifico – Lodolo D’Oria – che, con l’intento di dare voce ad una scuola sofferente, ha raccolto storie di disagio mentale nel volume Scuola di Follia. Tutte le vicende narrate presentano inquietanti analogie: l’ambiente scolastico diviene invivibile; i piccoli alunni appaiono terrorizzati; gli studenti si ribellano; i genitori cambiano scuola ai figli; i docenti confliggono tra loro; gli spaesati dirigenti scolastici dapprima ricorrono alle sanzioni disciplinari, poi s’improvvisano psichiatri, infine scaricano il malcapitato ad un ignaro collega-dirigente di altro istituto, dove il disagio si manifesterà ovviamente ingigantito, fino a rendere talvolta necessario l’intervento della Forza Pubblica.
Il medico milanese documenta lo scottante fenomeno del disagio mentale dei docenti – esploso soprattutto dopo la riforma delle baby pensioni del ’92 – ricorrendo ai trenta casi clinici osservati in Commissione Medica per l’Inabilità al Lavoro. Una questione che – sottolinea l’autore – è ostinatamente rigettata da un’opinione pubblica imbevuta di nefasti stereotipi sugli insegnanti, è per lo più sconosciuta agli stessi operatori scolastici, infine viene completamente ignorata dal mondo medico-scientifico che, non studiandola, non sa come trattarla e prevenirla.
Il libro-dossier propone soluzioni e affronta anche l’atteggiamento schivo e talvolta sorprendente di istituzioni e sindacati che, nell’attuale fase di riforma scolastica e previdenziale, sembrano ignorare il fenomeno." Voto: 5 / 5 |  |  |  |
anna di gennaro melchiori adige@fastwebnet.it (01-09-2005) Dal IV di copertina:
"Solo e reietto è l'insegnante stremato, arroccato in un immagine donchisciottesca. Ostile il collega che ignora il disagio di cui egli stesso è vittima. Spaesato il dirigente scolastico, ora gendarme ora psichiatra. Inadeguato l'ispettore-detective chiamato a dirimere controversie di natura medica. Atterriti i bimbi alle prese per la rpima volta con la follia. Aggressivi i genitori che minacciano il ritiro dei figli dalla scuola. Impotenti i membri del Collegio Medico per l'Inabilità al Lavoro, costretti a scegliere tra la tutela del singolo e la salvaguardia dell'ambiente scolastico.
Una lotta estenuante, senza esclusione di colpi, che rifugge da processi dei diagnosi, cura e recupero: allontana ogni prospettiva di reintegrazione lavorativa del malcapitato; ne decreta l'inidoneità a insegnare; sancisce la definitiva emarginazione sociale.
Un libro-dossier - frutto di una paziente e scrupolosa raccolta di storie vere, testimonianze, contributi professionali, studi scientifici e documenti istituzionali - che suggerisce proposte d'intervento a tutti gli attori coinvolti, richiamandoli all'impegno comune nel tentativo di contrastare l'inesorabile crescita del disagio mentale tra gli insegnanti. Un'opera rivolta a singoli docenti di ogni ordine e grado, dirigenti scolastici, studenti e genitori ma di sicuro interesse anche per medici, rappresentanti politici, istituzionali e sindacali."
Anna Di Gennaro
PS Da Radio anch'io del 1/II/2005
INSEGNARE: CHE STRESS!
Affaticamento mentale e fisico, disturbi relazionali, stress, senso di frustrazione: questo il quadro clinico a cui vanno incontro gli insegnanti, una professione che secondo i luoghi comuni è fra le meno faticose ma che in realtà conduce spesso a seri disturbi psichici, con una probabilità di ammalarsi di tumore che secondo uno studio della fondazione Iard sarebbe doppia rispetto a qualunque altro lavoro della pubblica amministrazione. Quali le cause di questo rapporto difficile il mondo scolastico quali i possibili rimedi? Voto: 5 / 5 |  |  |  |
anna di gennaro melchiori adige@fastwebnet.it (29-07-2005) Segnalo la recensione del giornalista Rino Cammilleri, già pubblicata sul sett. Tempi.
SCUOLA
Come molti di quelli che mi leggono sanno, il Sessantotto si è abbattuto soprattutto sulla scuola, che da allora è una bagnarola talmente rattoppata dalle continue «riforme» da rendere preferibile (a mio avviso) abolirla. Sì, sono convinto che la scuola-di-stato (di giacobina memoria) ormai sia una mangia-risorse che se fosse solo inutile sarebbe già tanto. Invece, temo sia diventata anche dannosa, dal momento che gli insegnanti per disperazione sono arrivati a okkupare insieme agli studenti e a farsi fotografare in pigiama pur di mostrarsi di ampie vedute. Io sono per la scuola libera: chi vuole intraprendere in tal senso faccia pure, a suo rischio e profitto; lo Stato intervenga solo in caso penale. Io, per esempio, mi recherei da un preside con le mie pubblicazioni sotto il braccio e gli direi: se mi assume come docente, le garantisco un incremento delle iscrizioni, però voglio tot di stipendio; libero lei di licenziarmi in tronco quando la mia presenza le iscrizioni le facesse calare. Sì, perché insegnare mi piaceva. Prima che mi facessero venire l’esaurimento nervoso. Prima del Sessantotto, quando sui banchi c’ero io, l’alleanza preside-professori-genitori era ferrea contro gli educandi. Ma l’esaurimento non solo non mi è mai venuto, bensì lo facevo venire io agli altri. Dopo il Sessantotto, si sono rovesciate le alleanze e la vittima è diventata l’insegnante, che si è trovato contro anche stampa, magistratura, libertari, sindacati e politici. Oltre al carovita, s’intende. Così, la categoria è balzata al primo posto del malessere psichico, per la gioia degli psichiatri (ammesso che i tapini siano così fortunati da trovare pompieri anziché incendiari). Se ne è fortunatamente accorto lo specialista Vittorio Lodolo D’Oria, che ha curato un libro dal titolo significativo: Scuola di follia (Armando Editore). Lo raccomando a tutti gli insegnanti. Con tutta la mia compassione.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
anna di gennaro adige@fastwebnet.it (13-06-2005) Il dossier costituisce una vera e propria novità in campo internazionale: è infatti contenuta la ricerca medico scientifica del dr. Lodolo D'Oria recentemente apparsa sull'autorevole rivista La Medicina del Lavoro n° 5/2004. Dallo studio, significativamente intitolato Golgota, si evince con dati statistici inequivocabili, che la categoria degli insegnanti è maggiormente a rischio - rispetto alle altre - di ammalare non solo di psicopatologia ma anche di neoplasie legate alla problematica della depressione e dello stress.
Nel testo sono altresì presenti 30 storie di docenti, comprensive di lettura clinica di ciascuno di essi, veri e propri casi psichiatrici passati a visita dalla commissione stessa. Essi dimostrano quanto sia pericoloso trascurare lo stress lavorativo prima e il burnout/disagio psicofisico in seconda battuta. Il termine "burnout" (letteralmente bruciato, flambè) indica una condizione transitoria, tipica delle professioni di aiuto, che se non riconosciuta può degenerare nel giro di pochi anni, fino a giungere ad aggravarsi a tal punto da precipitare nella vera e propria malattia mentale: essa comporta la perdita della capacità di critica e giudizio e il self control conseguente, come dimostrano le tragiche vicende dei numerosi docenti tratte da documenti depositati presso la suddetta Commissione Medica. Sono altresì presenti tre storie professionali di atrettante insegnanti, che invece autonomamente hanno donato la loro esperienza di sofferenza al fine di testimoniare l'urgenza di una efficace prevenzione/formazione che diffonda la consapevolezza del rischio professionale e solleciti istituzioni e sindacati ad intervenire adeguatamente!
Sono presenti capitoli davvero significativi che avviano ad un approccio della problematica a 360°e soprattutto tentano di evidenziare quale ricaduta abbia tutto ciò sull'utenza indifesa a contatto con la tragica realtà della follia.
Non mancano spunti di soluzione suggeriti dagli autori, medici e psicologi che già da anni operano nel campo della formazione. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
anna di gennaro melchiori adige@fastwebnet.it (08-06-2005) Ho letto il dossier alla cui stesura ho in parte contribuito: il mio nome
compare tra gli autori in controcopertina, assieme agli psichiatri
Guglielmo Campione e Augusto Iossa Fasano, nonchè dello psicologo del lavoro
Vittorio Tripeni. Sono altresì citati due pseudonimi di amiche/colleghe
tuttora in servizio, le quali hanno volentieri donato la loro storia professionale. Le nostre tre storie hanno lo scopo di testimoniare che la condizione di burnout* potrà e dovrà essere riconosciuta attraverso un'accurata autoanalisi di musattiana memoria, senza vergogna e soprattutto evidando la solitudine che inevitabilmente ne consegue.
La condivisione del disagio psicofisico è requisito essenziale per evitare
il precipitare della situazione in vera e propria patologia psichiatrica
conclamata: la cima della piramide descritta nel testo stesso e visibile
on line in www.fondazioneiard.org di cui il dr.Vittorio Lodolo D'Oria è referente
dell'Area Scuola e Sanità.
Affermo, senza ombra di dubbio, che il testo è attualmente l'unico strumento
davvero innovativo e indispensabile a tutti coloro che hanno a cuore la scuola
(operatori, docenti, genitori e nonni, ma anche studenti che viovono a specchio
il disagio) dalle materne all'università!
Particolarmente significativa la presentazione del luminare della neuropsichiatria
prof. Giovanni Bollea che parla di vero e proprio "delirio narcisistico"
di molti dei "casi" riportati nel testo stesso, facilmente riconoscibili
nella quotidiana realtà scolastica. Sono infatti tipologie umane molto simili
a quelle dantesche descritte nella "Commedia" del sommo poeta: veri paradigmi umani, dei quali spesso non sappiamo leggere i segnali di disagio emessi nel corso della malattia che lentamente "monta".
*situazione di disagio profondo non ancora presente tra le patologie nel
manuale diagnostico internazionale DSM IV e perciò sin'ora osservata prevalemtemente
dagli psicologi come giustamente segnala la presentazione del libro dell'illustre
ex ministro MIUR Tullio De Mauro Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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