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Mangano Raffaele - Andiamo a bere la pioggia |
Gabriele e Giuseppe fanno parte della banda degli otto, che "agisce" nel cortile di un palazzo di edilizia popolare in un paese alle porte di una grande città. A dispetto delle dimensioni, lo spazio si rivela un mondo pulsante dove fioriscono i comportamenti tipici di ogni consesso umano: l'amicizia, le liti, le alleanze, le tensioni, la solidarietà e i disaccordi. Gabriele e Giuseppe si perdono di vista alle soglie dell'adolescenza. Si rincontrano, adulti, dopo percorsi di vita molto diversi. Nello scenario della grande città distratta e frettolosa, hanno a disposizione un solo giorno per recuperare frammenti del loro passato, ma soprattutto per chiarire un episodio tragico che li aveva visti protagonisti da ragazzi.
17 recensioni presenti. Media Voto: 4.88 / 5Alessandro Maiucchi (01-02-2007) Ho terminato pochi minuti fa il quarto romanzo di Raffaele Mangano, Andiamo a bere la pioggia. Ancora una volta, le parole del titolo sono lo splendido finale di un romanzo che è molto differente dagli altri suoi lavori eppure perfettamente in tema. Non importa che Mangano scelga un registro serio, fantascientifico, comico o nostalgico, è sempre qualcosa che colpisce al cuore. In Andiamo a bere la pioggia troviamo la Banda degli Otto, gruppo di ragazzini della periferia milanese, a cavallo tra i '50 e i '60. Storie semplici e complicate, che quando le vivi ti fanno invidiare i protagonisti... Grande Raffaele, ancora una volta!
Voto: 5 / 5 |
francesca zaneboni (02-04-2006) “Andiamo a bere la pioggia” mi ha risvegliato la sensazione dolce-amara della nostalgia per ciò che c’era e che adesso, forse, non c’è più. Con il susseguirsi delle pagine sono riemersi episodi raccontati dai miei genitori e altri fatti personali della mia infanzia. Il pregio del libro è che ti fa riscoprire in modo poetico il valore del passato, l’importanza dell’esperienza e il rimpianto delle occasioni perdute. Il tutto diventa filosofia degli anni che passano e che, malgrado tutto, ancora insegnano. Arrivi alla fine che sei triste, eppure sorridi…
Francesca Zaneboni ( Cremona)
Voto: 5 / 5 |
Marina Vivanti (23-02-2006) Un libro denso di ricordi, sapori e profumi. Dopo averlo letto sono tornata alla casa di ringhiera dove ho abitato e della quale ho sbiaditi e paurosi ricordi. Quelle scale così grigie che mi facevano tanta paura. Come pure il bagno fuori che sembrava volermi inghiottire ogni volta che 'dovevo' entrarci. A tre anni compiuti mi sono trasferita in provincia e lì ho passato la mia infanzia combinandone di cotte e di crude insieme al mio clan di scalmanati. E questo è il motivo per cui ho sentito questo libro molto vicino ed è stato necessario leggerlo due volte per poterlo gustare appieno; pagina dopo pagina, riga dopo riga.
Marina Vivanti ( Milano)
Voto: 5 / 5 |
ant lomell@libero.it (08-02-2006) Un bel modo di ritornare su certi episodi vissuti nell'infanzia e di rinverdire quella meravigliosa stagione della vita di cortile. A me questo testo è scivolato addosso senza lasciare troppe tracce, a parte l'episodio del "crapùn" e del bere la pioggia, non trovo ci siano spunti tanto interessanti. Voto: 3 / 5 |
sara (26-01-2006) E' un libro senza volti questo, bambini, uomini,vecchi...non li vedi in faccia quando li immagini,ma senti le loro risate, le loro grida, i loro pianti. In questo libro sono le anime che emergono, perchè in realtà ognuno di noi potrebbe essere uno della Banda degli otto, ognuno di noi ha giocato in un cortile, è cresciuto, ha vissuto.
Un libro per essere un bel libro, a mio avviso, deve commuovere, e la commozione mi ha accompagnato fino all'ultima pagina.
Voto: 5 / 5 |
Artemio Mulazzani (22-12-2005) Amore e morte. Voto: 5 / 5 |
Taticchi Fiorella (16-12-2005) Un libro può essere tante cose: un compagno scanzonato, un intreccio di emozioni e sentimenti, un viavai di pensieri e riflessioni, una finestra sul passato, una chiave che apre ricordi. "Andiamo a bere la pioggia" sa essere tutto questo e sa farlo raccontando "semplicemente" piccole cose, quelle che poi fanno la vita. Emozionante e delicato, intenso e divertente è il quadro attento e minuzioso di un'epoca, non troppo lontana, di veloci e profonde trasformazioni sociali e culturali che in molti abbiamo vissuto o di cui abbiamo avuto il racconto ed è piacevolissima la sensazione di sentirsene accomunati nel ricordo. Ed il filo dei ricordi, con continui salti nel tempo, ci porta dal presente al passato, dal mondo dell'età adulta a quello della fanciullezza, del cortile; dai drammi e dubbi del presente, difficili da risolvere, a volte insuperabili, a quel mondo a sè, spensierato e leggero, incosciente e autentico, fatto di amicizia e complicità, gioco e rischio, conquiste e delusioni e tutto attorno la vita di ogni giorno, con le sue consuetudini e la sua normalità. Questo colpisce, la normalità della vita diventa romanzo del quale ci sentiamo oltremodo partecipi. Si chiude il libro e ci si sente bene.
Fiorella Taticchi (Perugia) Voto: 5 / 5 |
Luigi Dell' Acqua (14-12-2005) Ho letto in pochi giorni "Andiamo a bere la pioggia" e ne sono stato affascinato sia per il modo di narrare che per la vicenda. La parte riguardante la vita dei ragazzi nei cortili assomiglia molto alla mia fanciullezza e mi ha fatto rivivere le esperienze e le bravate di quel periodo.
Avrei fatto volentieri parte della "banda degli otto" descritta nel libro; a patto di non subire le prove di affiliazione!
Luigi Dell'acqua. OSSONA(No) Voto: 5 / 5 |
Rosalba Sgroia sgrosal@fastwebnet.it (12-12-2005) Andiamo a bere la pioggia è un libro che se si inizia a leggere non si può interrompere.
Mi ha catturato dalla prima all'ultima pagina . In alcuni passi, che raccontano la vita scanzonata e ribelle di un banda di otto ragazzini ho riscoperto momenti di un tempo ormai lontano, quando i bambini vivevano nei cortili, o meglio quando erano i cortili a vivere, con un atteggiamento di magica scoperta e di sfida.
L'autore, raccontando alcuni episodi di vita familiare dei ragazzini, mi ha fatto sorridere e talvolta strappato qualche sonora risata, ma mi ha commosso quando ha messo a nudo la fragilità di alcuni personaggi che, nella loro relazione si sono scoperti "adulti" all'improvviso, catapultati inconsapevolmente in una realtà diversa e, per molti versi, a loro estranea, finta. Mi ha colpito particolarmente il rapporto che il piccolo Gabriele aveva con il nonno, un uomo semplice con una saggezza antica ma sempre attuale, ancora da scoprire nella nostra società.
Rosalba Sgroia ( Roma)
Voto: 5 / 5 |
Luciano Apponi (05-12-2005) Leggere il bellissimo libro di Raffaele Mangano “Andiamo a bere la pioggia”, è stato come ripercorrere la mia infanzia mai perduta, in quanto fondamenta della mia vita successiva. Ma quello che mi ha fatto più pensare è, rendermi conto come il suo racconto descriva la mia infanzia romana in maniera precisa, narrando la storia di un gruppo di ragazzi cresciuti però nel milanese...Ma allora, il luogo dove si cresce è davvero marginale? E poi, come facevamo a giocare gli stessi identici giochi pur vivendo a 600 km di distanza, senza contatto alcuno? Io non sapevo nemmeno dove fosse Milano a quel tempo! E poi il legame intimo di amicizia, rinsaldato da un progetto comune, appunto il gioco, nell'intesa percepita più che concordata che ha unito tra loro i ragazzi fino a farli sentire un tutt'uno...E poi perdersi di vista, allontanandosi dai luoghi e dalle persone di allora, senza mai però rinunciare all'emozione del ricordo di quei tempi. E’ un libro che mi ha dato calore dentro e una sensazione di gioia, nonostante quegli anni '50 non fossero facili da vivere. Ma quali lo sono? Voto: 5 / 5 |
Paolo Alfonsini (29-11-2005) E’ un libro ricco di sogni e di poesia. La periferia descritta è quella di Milano, ma potrebbe appartenere a qualsiasi altra grande città. In qualche modo ho ritrovato situazioni comuni anche alla mia di infanzia, essendo cresciuto in quei sobborghi sottoproletari ben descritti da Pierpaolo Pasolini, in Ragazzi di Vita. E’ avvincente il libro, fino alla commozione: le biglie, le figurine, i giornaletti e le cerbottane, e quella Gianna che tutti abbiamo incontrato, se pur in epoche diverse. Lei, la ragazza che d’un tratto cancella l’infanzia e ci consegna ai pruriti dell’età adulta.
PAOLO ALFONSINI -ROMA- Voto: 5 / 5 |
Silvia Bardusco (28-11-2005) E' raro oggi giorno commuoversi per un libro, ma è ciò che è avvenuto quando ho chiuso l' ultima pagina di questo romanzo. Ho rivisto il mio cortile, speculare e nello stesso tempo così diverso da quello della banda degli otto, affacciato su un'epoca che più di ogni altro periodo dello scorso secolo ha vissuto uno sviluppo forsennato e imprevedibile.
Il cortile descritto nel libro era fratellanza e unità; era un luogo che dava sicurezza e che ti faceva sentire qualcuno. Fuori dal cortile ci si è persi per il mondo.
Questo libro ha la capacità di aprire la scatola dei ricordi. E alla fine viene la voglia di tornare nel cortile dove siamo cresciuti; là dove tutto aveva una legge, un senso, un suo perchè.
Silvia Bardusco ( Milano) Voto: 5 / 5 |
Stefania Carro stefania_carro@hotmail.it (26-11-2005) Incredibile come Mangano riesca a catturare gli occhi, la mente e il cuore dei lettori, e con pochissime righe. Andando avanti poi si sprofonda sempre di piu' in una lettura leggera, ma ad alto peso specifico. Il segreto di questo scrittore sta proprio nel saper celare con mano sapiente, grandi verita', ma decostentualizzandole e riproponendocele in versione faceta. Naturalmente, come ogni grande della penna, e' un maestro nell'affrontare il tema amore/morte, con lo stesso spiritello allegro di un piccolo Shakespeare. Lo cosiglio vivamente, come consiglio tutti gli altri suoi testi. Voto: 5 / 5 |
Rita Clivio (24-11-2005) E' un romanzo che ti prende e non ti lascia sino a che non l' hai finito. Si entra in un mondo, lo si vede cambiare e lo si accompagna nel suo divenire. Mi è piaciuta molto la storia della banda degli " otto più uno", raccontata con delicatezza, ironia e complicità. Un libro che ti vien voglia di passare agli amici.
Rita Clivio Voto: 5 / 5 |
Orietta (24-11-2005) Un libro che si legge in un fiato.Stupendo.Ho ritrovato la mia infanzia, le giornate passate in cortile o nelle cascine ... E le tonsille, la colonia, i giochi infantili. Mi sono veramente emozionata e cercherò di passare il brivido a quanti, come me, hanno vissuto quegli anni fantastici.
Orietta (Vimercate - Milano) Voto: 5 / 5 |
sergio bertelli (18-11-2005) Si legge d' un fiato in un pomeriggio, tanto è leggero e scorrevole. Forse perchè partecipe di quegli anni e quei luoghi, non sono riuscito a scaccare un attimo. Il montaggio in parallelo fra presente e passato ti prende fino alla fine, in attesa della scoperta del " colpevole " o di un bilancio di percorsi di vita. Assolti tutti, si brinda con le goccie di pioggia. Voto: 5 / 5 |
fabienne agliardi fabienne.agliardi@tin.it (05-11-2005) Ho amato profondamente il libro che mi ha fatto fare un dolcissimo salto nel tempo. Ho riassaporato i racconti di mio padre sui giochi poveri: le biglie, le cartoline nei raggi, le figurine. Emozioni infantili dimenticate e rievocate in queste pagine che non mi stancavo di leggere e rileggere.
Perle di semplicità ed entusiasmo. Il libro mi ha fatto tornare bambina a ogni sfogliare di pagina, descrivendo "solo" punizioni e premi, corse e capriole, simpatie e antipatie, amori e pudori, tentazioni e paure, vittorie e sconfitte di otto ragazzini in un cortile. Il romanzo mi ha fatto anche vivere un cambiamento sociale che non ho conosciuto, ma solo sentito raccontare.
Il finale mi ha terremotato il cuore. Condensando in poche parole: poetico, delicato, puro, evocativo.
Fabienne Agliardi ( Milano) Voto: 5 / 5 |
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