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Jelinek Elfriede - Jackie |
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Titolo | Jackie |
| Autore | Jelinek Elfriede | Prezzo Sconto 15%
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€ 7,22
(Prezzo di copertina € 8,50 Risparmio € 1,28)
|  | | Dati | 2010, 80 p., brossura | | Curatore | Reitani L. |
| Editore | Forum Edizioni
(collana Oltre) |
 Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni | | 
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| In un monologo virtuoso e incalzante, gli episodi più celebri della vita di Jacqueline Kennedy scorrono sulla scena come le stazioni di un dramma personale che a poco a poco si rivela essere la grandiosa costruzione di un mito dei nostri giorni. Jackie è figura di pura rappresentanza, in cui persino i sentimenti sono asserviti alle esigenze della ragion di stato. Per questo la fisicità della donna scompare dietro agli abiti, anzi la sua stessa figura si riduce ai capi indossati, alla maschera esibita. Contrapposta a Jackie è Marylin Monroe, espressione di corporeità e di luce, vittima predestinata e sacrificale. Graffiante e amara indagine del rapporto tra potere e femminilità, 'Jackie' rivela tutta la potenza espressiva del teatro di Elfriede Jelinek.
| La recensione de L'Indice |
 Non confessione, ma urlo dai tratti espressionisti il lungo monologo di Jacqueline Kennedy proposto dal Premio Nobel Elfriede Jelinek come quarta parte della pentalogia intitolata Der Tod und das Mädchen I-V, che, nelle intenzioni dell'autrice, rappresenta la "morte della fanciulla" in un mondo dominato dagli uomini. La Jackie che parla non è però la donna realmente esistita, quanto piuttosto una voce ritagliata dall'immaginario collettivo; è il "mito" inteso nel senso barthesiano di sistema di comunicazione, messaggio, forma, modo di significare, parola (e d'altra parte lo stesso Barthes viene ironicamente indicato, nella didascalia di apertura, come "collaboratore" dell'opera). Attraverso lo stream of consciousness, gli episodi principali della vita della donna scorrono sulla scena restituendone una figura priva di qualunque contestualizzazione storica, una figura che è puro involucro, "forma" appunto, e, pertanto, destinata alla vita eterna, destinata a diventare simbolo nella memoria di tutti. Jacqueline può sopravvivere all'imbruttimento della società grazie al fatto di essere solo "abito", come lei stessa afferma: "Anch'io sono inafferrabile, non sono di carne, sono il suo fodero, sono l'abito!". Nell'interpretare questa dichiarazione, però, non si dimentichi che "abito" non è solo ciò che indossiamo, ma anche il processo continuo di semiosi in cui confluiscono aspettative, percezioni, pratiche ecc. "Abito" è sia il risultato, sia la condizione della produzione sociale del nostro significato, della nostra essenza (cfr. Teresa De Lauretis, 1999). Elfriede Jelinek sembra suggerirci, insomma, che, per questa donna, "l'involucro è il messaggio". I matrimoni, la droga, gli aborti, la morte del marito, la rivalità con Marilyn Monroe diventano tasselli di un dramma non più personale, ma collettivo. Ed è proprio nel confronto con Marilyn che Jackie dichiara, inaspettata, la propria superiorità, perché sa di poter diventare exemplum per le generazioni femminili del dopoguerra, al contrario dell'attrice, che è destinata, invece, a essere vittima della sua stessa luce e carnalità. Federica Turco |
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