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Montanari Raul - Che cosa hai fatto | In una Milano vagamente futuristica, insediata di militari, poliziotti e grandi schermi televisivi sui quali un presidente pronuncia lunghissimi discorsi, il protagonista, un aitante quarantenne con alle spalle un fallimento come marito e come padre, inizia un suo esperimento sessuale, attraverso un percorso di perversione prestabilita. Il sesso, nel bene o nel male, in negativo o in positivo, in un universo che ha perso ogni ideologia e certezza di valori, sembra essere l'unica merce di scambio possibile.
| La recensione de L'Indice |

Una domanda senza punto interrogativo è un'asserzione mancata e contemporaneamente un'esclamazione rassegnata, pronunciata con la voce rotta. In ogni caso, un punto di domanda che manca non chiede risposta, invita a prendere atto soltanto della sua assenza. L'ultimo romanzo di Raul Montanari, Che cosa hai fatto, invita fin dal titolo alla constatazione di un dramma annunciato (ed enunciato) da quel segno di interpunzione rimasto nella penna del suo autore: è il "che cosa hai fatto" di chi arrivi a massacro ultimato, a capitolo chiuso. Quella che Montanari mette in scena è una deriva anonima, uno smottamento che ha come attante principale il protagonista anonimo di questo impietoso romanzo, un uomo iper (o de-) sensibilizzato che meticolosamente pianifica la propria discesa agli inferi. La biografia del protagonista è lunga trentasette anni più dieci giorni; trentasette anni per diventare un uomo e dieci giorni per rinunciare a esserlo. Di lui si sa poco: ha un nome che gli altri pronunciano ma che lui non rivela al lettore, e un'assenza con cui giocare l'ultima partita, un certificato di morte per una moglie e una figlia scomparse. A fare da comprimaria e da complice, nel deragliamento del protagonista, è Béatrice, una avvenente e misteriosa donna cui viene affidata la tragica mansione di esecutrice testamentaria. Dopo avere lasciato il lavoro l'uomo ha infatti affidato a lei tutti i suoi averi. Il compito di Béatrice è spietatamente chiaro: deve organizzare per lui una discesa negli inferi (o nei paradisi) del sesso, soddisfacendo ogni sua perversa richiesta. Lei, semplicemente, esegue, tenendo per sé la disperazione alla vista della disperazione di lui, piegandosi alla richiesta dell'ultima sigaretta del condannato ben conscia però che si tratta anche della prima coltellata. Ma l'apocalisse non è soltanto un fatto privato. Lo scenario, tutt'intorno, è di quelli da armageddon, in una Milano da terzo millennio inoltrato, con camionette della polizia a ogni angolo e militari che smanganellano con violenza sulla folla. Tutt'intorno, poi, maxischermi che rigettano l'immagine invadente e violenta di un presidente mediatico, e l'impressione che il terzo millennio è lungo mille anni ma comincia nel 2000. Che cosa hai fatto è un romanzo importante per la scena letteraria italiana di questi anni. È la cronaca diretta di una caduta libera, un conto aperto con il dolore con cui la letteratura deve fare e sta facendo i conti. Alcune intense pagine ricordano il Michel Houellebecq più impietoso, quello che ha fatto gridare allo scandalo l'occidente perché si è permesso di sostenere che a spingere il primo sassolino giù dalla pietraia siamo stati noi cittadini dell'Ovest. Le macerie adesso sono di dominio comune, dobbiamo contarle, se ancora ci riusciamo. Il protagonista del bel romanzo di Montanari conta soltanto i giorni e i soldi che gli restano per l'uscita dalla scena e l'ingresso chissà dove. Un count down che, per una volta, tralascia l'ironia. E che forse proprio per questo coglie nel segno. |
Recensioni 1 - 20 di 22 recensioni presenti. Media Voto: 4.40 / 5Andrea72 whitewhizard@tiscali.it (01-04-2006) CCHF è un libro doloroso, crudo, che lascia poco spazio ad un mondo ideale e si imprime nell'anima di chi lo legge con una durezza difficilmente dimenticabile.La prima persona narrante che viene usata è diversa dagli altri romanzi di Montanari, dove il suo stile aveva un respiro ampio, descrittivo e introspettivo, qua è talmente aderente ai pensieri del protagonista da rendere assolutamente reale la sua vita, come se fosse il personaggio stesso a raccontarsi, lo scrittore non invade la storia ma assiste spettatore all'evolversi degli eventi. Nel romanzo la prima persona non è una prima persona narrante, ma una prima persona vivente.Frasi molto brevi, molti pensieri, riflessioni, descrizioni limitate alla possibile visione dell'uomo senza nome, le parole non si alzano in cielo a raccontare qualcosa che il protagonista non può vedere ma si fermano alla sua introspezione personale, avanzano con lui e permeano di umanità ogni singola frase.Che cosa hai fatto io non l'ho letto come un libro in cui si parla di autodistruzione dell'uomo, ma della destrutturazione dell'anima di una persona e della sua ricostruzione, la speranza è davvero l'ultima a morire nell'inconscio umano, e questa non è una frase fatta ma una verità, e lo spiraglio che Raul lascia alla fine del romanzo è un doveroso sospiro dopo una lettura fatta in totale apnea. CCHF è un romanzo disturbante, verissimo, ma io lo consiglio comunque come lettura, non si deve leggere soffermandosi sui fatti narrati, è un romanzo che chiede la passione e il dolore di entrare dentro di lui con il cuore in mano, racconta emozioni con onestà, che non ha paura del giudizio e che entra dentro al lettore con una forza impetuosa. P.S: Pag.225, 30 maggio – lunedi. E' un capitolo di una dolcezza e di una tenerezza sublime, perchè anche chi non lo dovesse vedere, in questo libro c'è tanto amore celato dietro la sofferenza, basta leggerlo con gli occhi aperti. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Greta gretel68@virgilio.it (28-09-2005) Questo libro l'ho divorato e l'ho capito poco. Anzi, mi è piaciuto poco. Ho appena sbirciato i commenti su ibs: media voto 4.58/5.
Dunque: il protagonista (senza nome) decide con l'aiuto di una sua amica Beatrice di passare dieci giorni facendo sesso, provando tutto quello che c'è da provare.
L'ambientazione è una Milano surreale, piena di carri armati e militari e di immagini dittatoriali del presidente (mi ricorda un pò qualcuno).
Il nostro uomo vende l'appartamento dove abita, si licenzia, prende in affitto una Maserati e da tutti i soldi a Beatrice perchè organizzi tutti e dieci i giorni, riempiendoli con le proprie perversioni e i sogni segreti.
Comincia un libro crudo, scene sensuali danno il cambio a scene raccapriccianti, a volte veramente orribili.
La prosa è diretta, semplice, forse colpisce anche per questo.
C'è un messaggio in tutto questo, specialmente nel finale che non posso descrivere per non rovinare la lettura, c'è la presa di coscenza di un uomo che varca il limite e che non ha niente da perdere, o forse non gli importa più di tanto.
C'è un'emozione da ricercare. C'è un piano da seguire e il nostro uomo ha dei motivi per seguirlo.
Ci sono molte cose da trovare in questo libro. Io l'ho trovato troppo semplicistico soprattutto nel finale e nonostante apprezzi come Montanari scrive, ho chiuso con un senso d'insoddisfazione.
Forse la crudeltà della trama stessa mi ha un pò spiazzata, non so...vorrei avere anche qualche parere vostro.
Anzi, mettiamola così: Non sono preparata a questo tipo di sentimento.
Forte e chiaro ho captato il malessere di vivere del protagonista, impossibile restare indifferenti, forse è questo disagio che trasmette che non mi è piaciuto.
Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Romano De Marco romdema@tin.it (29-08-2005) Più che un libro, un’esperienza.
E’ stato detto che è un libro con un punto di vista molto maschile. Si, lo è sicuramente… del resto colui che l’ha scritto è un maschio, che altro punto di vista avrebbe dovuto avere o fingere di avere? Ecco il nocciolo della questione… Questo è un libro nel quale non c’è finzione (o quasi). E’ una finestra spalancata sulla realtà delle pulsioni e del desiderio. Uno squarcio sul confine che divide il bene e il male profondamente radicati nell’animo umano, che cerca di far luce su verità inaccettabili ma assolutamente certe. Un viaggio coraggioso e onesto non privo, secondo me, di alcuni piccoli spazi concessi alla “licenza artistica” e alla fruibilità da parte di un pubblico più generico.
Mi spiego meglio. Secondo me il background drammatico del protagonista senza volto è una forzatura. Quell’uomo doveva rimanere non solo senza volto, ma anche senza storia, perché quell’uomo altri non è se non il lettore stesso. L’autore si spinge fino a raffigurare quest’uomo nella sua più intima, nuda e cruda, vera umanità calcando la mano su un aspetto che permea completamente la nostra essenza e i nostri pensieri, dalla mattina alla sera sogni compresi. L’aspetto dell’istinto sessuale legato alla volontà di potere.
Fuorviante sottolineare la crudezza delle descrizioni delle pratiche sessuali, sadomasochistiche o delle torture descritte nel libro: non è certo quello l’aspetto che deve provocare “scandalo” (laddove scandalo è inteso come positiva destabilizzazione di schemi precostituiti). Il finale del libro lo ritengo molto coraggioso oltre che l’unico possibile. Perché rispecchia un altro aspetto della "verità" al quale l’autore ha voluto coraggiosamente dare corpo, cioè l’impossibilità della compiutezza in un percorso così “totale”. L’essere destinati alla rinuncia e al “ritorno”. Un finale perfetto e completamente in linea con tutto il tono dell’opera che andrebbe letta più nelle sue “pieghe” che nelle sue immagini più eclatanti e disturbanti. Una grandissima opera. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Rigmo borbo@inwind.it (26-07-2005) Grande romanzo! Un cammino verso la morte e la resurrezione, compiuto attraverso una serie di tappe incalzanti ed estremamente eccitanti. Uno sguardo spietato che dice la verità sul mondo. Una visione politica radicale. Una scrittura precisa e delirante, maniacale, in cui trovano spazio odori e sapori, visioni e suoni, contatti e sensazioni. Fin troppo per un libro solo. Ce ne fossero, però! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
cosa (30-12-2004) Sarebbe stato un notevole romanzo se non fosse mai stato scritto Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Jo (30-05-2003) A me è successo poche volte, ultimamente, di leggere un libro così potente. Capisco che per una donna possa essere dura, perché il rapporto che il protagonista ha con i personaggi femminili fa un po' pensare ad Arancia Meccanica (tranne però quello con Beatrice, bellissima e irraggiungibile figura di donna ideale)... ma anche Arancia Meccanica è un capolavoro! In ogni caso questo ipermaschilismo del protagonista è una concessione che si può fare, ed è una donna a dirlo. Straordinario in tutto, personaggi, la Milano allucinante in cui è ambientato, le sorprese della storia, le descrizioni sessuali. A me piace molto, molto, molto anche il finale, che mi sembra una presa in giro del lieto fine classico. Slob, che cosa hai letto? :-) Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Franz Krauspenhaar f.krauspenhaar@libero.it (17-04-2003) Montanari, con questo suo libro, sa rendere cristallino e lucido il torpore, il torbido, l'umorale; sa dosare i colpi di scena come un Maestro di Lubriche Cerimonie e ha la capacità sbalorditiva di mettere nero su bianco le faccende del sesso, anche le più "sporche", con puro realismo e, al contempo, con una sensibilità psicologica che va al di là della pura e semplice lucidità d'intendere e di giudicare. Più forte del vizio senza senso, della banalità e di una società nemmeno più mascherata da "democrazia" c'è il vizio CON il senso, il toccare il fondo delle esperienze per poi risalire: Bèatrice accompagna il Senza Nome fino al fondo del guado ma è forse l'unico essere umano che davvero lo ama.Lo ha in un certo senso "truffato" per liberarlo e, forse, liberare anche se stessa. Un libro molto raccomandabile, un libro italiano che non ha nulla da invidiare, anzi, semmai il contrario, a certi campioni esteri magnificati dalle mode e dalle classificche. Chapeau, Raul! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Slob (15-04-2003) Rispetto il punto di vista dei lettori che mi hanno preceduto, ma mi tocca proprio dire che la lettura di questo libro ha suscitato in me una sola, scontata domanda: "Raul,che cosa hai fatto?" Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Stefano (12-03-2003) bel libro. prime 20 pagine in cui si cerca ilmotvo dell'acquisto, si viene ripagati man mano che si va avanti... purtroppo il finale non lo trovo all'altezza.
Scene forti, un po' di suspence, abbastanza attuale, bella copertina 8)
In definitiva da leggere. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
paola (31-10-2002) Leggere "Che cosa hai fatto" è come sporgersi da una costa scoscesa: forte emozione e senso di vertigine.
Nulla è mai rigidamente definito o definibile, ma tutto ha un doppio aspetto: disperazione ed esaltazione, tenerezza e violenza, Eros e morte.
Ed è raccontato con una prosa snella, diretta e tagliente, che sorprende continuamente e coinvolge nel profondo. Molto nel profondo.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
anna gegra@tin.it (19-05-2002) Mi è piaciuto molto!Ansia,disperazione,ricordi,dolore,paure,disillusione.Un piano di vita per la morte.Droga e sesso usati come mezzo per ritrovare se stesso,per cercare di riprovare emozioni,per conoscersi fino in fondo,per varcare il limite e oltrepassarlo con la consapevolezza di vivere una vita senza più valore nè valori.Un viaggio catartico.Situazioni forti,perversione,violenza,sesso estremo ma sempre in secondo piano rispetto ai veri motivi che spingono il protagonista nel suo piano.Da leggere. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
federica ligeia78@katamail.com (21-04-2002) La scelta di consumarsi nel piacere e nel dolore, la sensazione di vivere una propria follia mentre fuori imperversa una follia differente e pericolosa, il sesso che diventa catarsi e rabbia. Un romanzo straordinario, toccante (e di preoccupante attualità: a buon intenditor poche parole...) che fa star male e contestualmente ti cattura. Sublime. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Alex79 (02-04-2002) Ben scritto, mi ha fatto riflettere...un libro molto particolare.
Complimenti all'autore Montanari. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Ade Zeno adezeno@hotmail.com (17-11-2001)
"Che cosa hai fatto", Montanari. Non di libro trattasi; piuttosto minotaurica tetraggine est. Lucida e allucinogena. Ma molto meglio delle droghe sintetiche. Disarmante. Coraggioso. Finalmente delle pagine che uccidono come si deve. E che tirano pugni alla grande. Necessitavate di defibrillazioni ? Eccole. Servite su un elegante piatto d'argento. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Tarcisio Muratore t.muratore@ilportacultura.it (17-11-2001) Dieci giorni, una vita: danza macabra e inno alla gioia; in principio c'è il nulla, la fine non è scontata. Un alter ego non è l'immagine allo specchio; tra i carri armati non ho cercato Jan Palach: ho visto altri roghi. Le colonne sonore sono quelle della mia generazione. A sfollare per prima è stata la speranza. Finiti i bombardamenti, ma non lo strazio dell'umanità, è ritornata nel sepolcro. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Linda Ronzoni rossso@tin.it (16-11-2001) Anche se la fine è dietro l'angolo e i ricordi non sono altro che lunghe ombre spettrali si può davvero rinunciare a se stessi?
Con questo libro Raul Montanari riesce in una botta sola a entrare nella testa e nel cuore. E forse anche altrove. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
redondo (15-11-2001) L'atmosfera è cupa, crepuscolare. La fine è imminente, ma è impossibile rinunciare alla ricerca di un senso. Il protagonista di questo libro lucido e vibrante lo trova nel sesso, nell'erotismo inteso nel senso più alto: quello di "entusiasmo creaturale", ritorno alle origini di noi stessi, alla terra, al corpo, alla carne. Un messaggio su cui meditare. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Lorenzo Moretto lori.moretto@libero.it (14-11-2001) "Che cosa hai fatto" è il risultato di una nuova fotosintesi: se noi respiriamo l'ossigeno deviato che nasce dalle pagine del libro, Montanari è il Sole-Motore di questa catena. Lunga vita al Profeta!
Ci sono libri che spostano le montagne. Questo è uno di quelli. In altre parole, ci sono 267 motivi per leggere questo libro: il primo è pagina 1, l'ultimo è pagina 267.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
riccardo ferrazzi lisum99@genie.it (12-11-2001) Sade, Dostoevsky, Orwell, riveduti e assemblati da Montanari per mettere in scena lo straniamento morale dell'uomo contemporaneo. La vita ha perso ideali e illusioni, non resta che la mera pulsione a esistere. Meditate, gente, meditate ! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
valentina (12-11-2001) E' un libro bellissimo. Maschile. Duro, addirittura, nella sua sincerità.
Io ho esultato a pagina 120 quando picchia una donna (sì, ma lei se lo merita, però!) e quella è solo la parte più buona. Voto: 5 / 5 |  |  |  | Recensioni 1 - 20 Recensioni 21 - 22
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